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sabato 1 luglio 2017

In un eccesso di foga.

L'anno a cavallo tra il nuovo e il vecchio millennio, effettivamente, non fu come tutti gli altri.
Avevo un buon posto di lavoro (alla Mondadori di via Tuscolana) e, soprattutto, avevo ripreso a scrivere dopo quasi 5 anni.
Mi stavo occupando di un cupo horror ambientato tra morti viventi (ancora non tornati in voga grazie a The walking dead) in un cupo futuro distopico che avevo immaginato mesi prima, uscendo da un disgraziatissimo disastro finanziario.
Avevo accumulato così tanto risentimento, ero stato così lontano da una tastiera che quando, finalmente, cominciai a stendere il romanzo, le parole mi uscirono di getto, come un fiume in piena; sotto Natale facevo turni lunghissimi, anche di 12 ore in libreria, ma al minimo stacco, a ogni possibilità, correvo a casa per battere sui tasti, quasi disperatamente.
Scrissi con tanta di quella foga che, un giorno, verso la fine del racconto, i tasti della mia vecchia tastiera cominciarono a saltare in aria come fossero state minate! La "Q", la "R", il tasto di ritorno. Finirono in aria e poi sul pavimento, tintinnanti.
Io ero come in trance. Non potevo proprio smettere di scrivere. Vidi mia madre con la coda dell'occhio che si avviava verso l'ingresso; le chiesi se aveva intenzione di uscire, magari per fare la spesa. Ricevuta risposta positiva infilai le mani nelle tasche dei jeans senza neppure guardarla, ero come un cane idrofobo: le misi in mano una manciata di banconote, allora guadagnavo abbastanza bene, e chiesi che mi riportasse una tastiera. Di qualunque tipo, a qualunque prezzo.
Seppure non capisse un accidente di informatica e di folli scrittori, andò. Dopo una mezz'ora tornò con la tastiera più brutta e bizzarra che avessi mai visto: era viola, spessa e tozza, con gruppi di tasti di un colore (fucsia, gialli o blu!) e luci a incorniciare il blocco numerico, l'accensione e altre funzioni.
Staccai la vecchia e attaccai la nuova, ricominciando a battere furiosamente. Non mi era mai capitato prima, non mi capitò in futuro. A fine scrittura, pochi giorni dopo, distrussi anche quella.
All'alba del 2000, esattamente come raccontato nel libro, il mio romanzo "Carne umana", divenne disponibile per i miei amici. Era come se mi fossi tolto un grosso peso.
"Carne umana" è stato in vendita fino a pochi mesi fa.