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giovedì 23 marzo 2017

Quando si intravede il capolinea.

Carissimi amici,
in un mondo contemporaneo che tira fuori il peggio di sé (avrò azzeccato l'accento?) ogni giorno che passa (inutile ricordare il dramma londinese di ieri o il cupo abisso in cui finiscono migliaia di lavoratori italiani di ogni categoria), l'argomento che tratterò in questo post risulterà frivolo, se non addirittura ridicolo.
Ma tant'è. Facciamolo e basta.
Qualcuno, tra di voi, ricorderà alcuni step che mi sono imposto dal maggio dell'anno scorso, riguardanti la fine di ogni rapporto editoriale (o quel che era, insomma) che mi vedeva legato a pagine web, riviste, forum etc.
Dissi anche che la cosa era in "progressione", stavo cioè evolvendo ulteriormente (se in bene o in male, come sempre, non starà a me dirlo) perché stanco di alcuni rapporti che si tiravano fiacchi e sfilacciati da diverso tempo.
Ecco, colgo l'occasione del mio ultimo articolo scritto per gli amici della rivista "Scls Magazine", uscito durante lo scorso Lucca dedicato al collezionismo, e le pessime esperienze con alcune case editrici, che mi hanno proposto contratti privi di qualsiasi accenno a soldi, royalty, diritti d'autore, mance o carità, facendosi forti sul fatto che uno come me, alla fine, accetta qualunque cosa per vedersi pubblicato.
Beh, sarà sorprendente ma non è così. Chi scrive, nel corso della propria vita (vado per i 44 anni), ha dovuto rinunciare a un sacco di cose, forzatamente o meno, perché così è la strada che intraprendiamo venendo al mondo. Per ognuno di noi è, più o meno, la stessa cosa. Ho dovuto rinunciare, dicevo, a un mucchio di cose, a esclusione della dignità.
Quella per fortuna, per tigna o per grazia di Dio, ognuno usi la parola che maggiormente lo aggrada, non l'ho mai smarrita. Quel contratto in bianco, insomma, non l'ho voluto firmare.
Ciò, però, mi ha portato ad affrontare alcune riflessioni, che un autore indipendente (e un pò fesso) come me, non può eludere troppo a lungo.
Valeva la pena continuare? Ne vale la pena? Ho affrontato il mare magnum della realtà editoriale del nostro paese (con la "p" minuscola, signora maestra) per mettermi alla prova, e devo dire che, alla fine, se sfuggi alle mascelle implacabili degli squali tigre che popolano quelle acque, qualcosina finisci per impararla. Che poi ciò che impari ti piaccia oppure no è un'altra storia; ma che stavo dicendo, che ho perso il filo? Ah, sì! Dovevo cogliere l'occasione di dire qualcosa.
Eccola: da questo momento sono sospese tutte le vendite dei miei libri che stavano sugli scaffali virtuali presso i soliti canali (Lulu, il blog, la mia pagina Facebook, direttamente da me etc.) e gli esatti motivi di questa scelta sono intuibili da questo post. O forse no, pazienza! Sarebbe troppo lungo da spiegare qui, adesso. Resteranno in vendita quei titoli che non passano direttamente da me, con prezzi di copertina soventemente folli: Amazon, qualche libreria che li ha in catalogo e via dicendo: vi sconsiglio caldamente di reperirli, così, però; i prezzi che propongono questi signori non sono minimamente paragonabili al valore intrinseco delle opere stesse.
Non è niente di definitivo, beninteso; dei 44 anni cui facevo accenno sopra, oltre 30 li ho dedicati alla scrittura, al fumetto, all'illustrazione. Non è una cosa che puoi spegnere e mettere da parte come un vecchio pc che non va più! Perché creare personaggi e immaginare trame e mondi non è quello che faccio, ma irrimediabilmente tutto ciò che sono.
Quando e se deciderò di tornare sul mercato (che parolona, eh? Chissà se me la faranno passare!), i miei titoli saranno decisamente migliorati nella grafica, nei contenuti, nell'aspetto generale.
Ma non ora.
Ringrazio gli amici, i lettori fedeli, tutti quelli che hanno creduto, e continuano a farlo, in me, sconclusionato cantastorie che non sa neppure cosa accidente sia una "D eufonica"!
Grazie a tutti.
Ritornerò.

Nota a margine, come sempre, per Ironsword: lui continuerà ad apparire nella sua saga a fumetti, che mi ostinerò a portare avanti con la passione, la tenacia e il cuore di sempre. Su con la vita, dunque, se siete sostenitori della Grande Morte Bianca, e continuate a tenere d'occhio la vostra casella mail! PDF in costante arrivo.
Più o meno.

2 commenti:

  1. Se hai bisogno di tempo per te, prenditelo. Io sono stato fermo per anni, incapace di tirar fuori fumetti decenti. Nel tuo caso non si parla di fumetti, ma permettimi di fare il paragone. Nel periodo fra il 2007 e l'ottobre del 2010 io non ho fatto praticamente niente, fumettisticamente parlando. Disegnavo cover, immagini, pin up. Pensavo, immaginavo, ma non raccontavo. I fumetti che avevo realizzato prima del 2007 erano terribili. O almeno così li vedevo e li vedo tutt'ora. Lo vivevo come un blocco creativo, ma adesso so che invece era un tempo che dovevo concedermi. Per migliorare, per crescere, per pensare, per lavorare su me stesso. Ancora, ancora e ancora.
    Poi sono riemerso, a ottobre del 2010. E ho iniziato "Venere Rosso Sangue". Ma era solo un lampo. Non ero ancora pronto. Dopo poche settimane misi tutto in un cassetto (una decina di tavole) e pensai che non avrei più fatto fumetti.
    Un anno dopo, quando mia madre era in ospedale e stava per lasciarci, ripresi quelle dieci tavole. E successe qualcosa.
    Venere Rosso Sangue non è un capolavoro: è pieno di difetti, è discontinuo, è traballante dal punto di vista della trama, è pieno di errori grafici, non è lineare, è confuso. Eppure è stato il segno del cambiamento. Dopo sono arrivati "La cosa che striscia dall'inferno" e poi "Bitchwitch" e non posso negare a me stesso che la strada che ho fatto è stata tanta.
    Quel che voglio dirti è che quando misi via quelle tavole, quando le misi in un cassetto, ero demoralizzato. Pensavo: "non lo so fare. Non so fare fumetti. Peccato, mi sarebbe piaciuto."
    Non fu una scelta facile.
    Riprenderle fu qualcosa di improvviso.
    Lo so, lo ripeto: nel tuo caso non si parla di fumetti. Ma ti cito il mio esempio perché è il solo che potrei citare. Come diceva Pierangelo Bertoli, "della vita, se non la vivi in prima persona, ne sai sempre poco". Io non vivo la tua vita in prima persona e quindi ne so poco. Posso solo raccontarti la mia esperienza. Io misi via tutto perché ero fermamente convinto di non potercela fare. Le tue parole mi fanno capire che è il contrario: tu lo stai facendo sapendo di tornare. Io, all'epoca, non lo sapevo.
    Quindi ti auguro di cuore di non dover affrontare un momento brutto per risvegliarti (so che non ne avrai bisogno, perché le nostre situazioni sono diverse, ma lasciami passare queste parole) e di tornare presto a raccontare. Nel modo che vorrai ma, ne sono certo, cresciuto e più consapevole di quel che fai.

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    1. Ti ringrazio per il bel post.
      Di momenti terribili, nel settore, ne ho passati molti, e anche ora che scrivo non sono affatto contento. Potrei scrivere ore e ore di questa situazione, ma non voglio. sarebbe, come si suol dire in questi casi, la classica zappa sui piedi.
      I miei.
      Diciamo solo che ho parlato, poco fa, con uno sceneggiatore che conosco e che lavora per una GROSSA casa editrice (beh, sfogo è forse la parola migliore che dovrei usare!) e mi sento un pò più sollevato.Sollevato. Uhm. Magari è solo perché qualcuno mi prende ancora per il culo! :)

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