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venerdì 24 marzo 2017

Arrivederci Tomas, core de Roma.

Tomas Milian era un mostro di bravura.
Direi che posso facilmente chiudere qui il post sulla scomparsa dell'attore cubano/romano.
Recita infatti un vecchio adagio del ponentino: “Romano nun è chi a Roma nasce, ma chi da romano se comporta".
Ecco.
E non me ne frega niente della sua "maschera" creata per Nico Giraldi, dei pettegolezzi sul suo carattere, della carriera divisa in due etc.
Tutte fregnacce.
La verità è una sola: Milian recitava da dio. Di attori in grado di interpretare centinaia di personaggi diversissimi tra di loro, modificando il modo di muoversi, di osservare, di camminare e di mutare carattere solamente alzando un sopracciglio inclinando leggermente la testa, ne sono esistiti quattro o cinque in tutto.
Milian ha interpretato almeno quattro dei "villain" più indimenticabili della storia del cinema: Vincenzo Moretto, il gobbo di "Roma a mano armata" (Umberto Lenzi, 1976), Giulio Sacchi, da "Milano odia, la polizia non può sparare" (sempre Lenzi, 1974), Chaco, in "I 4 dell'apocalisse" (Lucio Fulci, 1975), il "cinese" Luigi Maietto interpretato ne "Il cinico, l'infame, il violento" (ancora Lenzi, 1977). Apparentemente, per i radical chic, questi quattro personaggi sono tutti uguali, ma provate a ripensarci o a rimettere su i DvD. Resterete stregati.
Questi quattro, a modo loro, rappresentato distillati del Male puro, e si configurano in pellicole, talvolta, che avevano canovacci simili, seppur godibilissimi. Ecco che l'entrata in scena di Tomas aveva il potere di scalare la marcia, di innalzare il già notevole prodotto a un'arte sublime: il Gobbo, il Cinese, Sacchi e Chaco camminano ognuno a modo suo; guardano gli altri comprimari in maniera diversa, parlano e si muovono come se ogni volta ci fosse un attore straordinario, ma diverso, a interpretarli. Invece è sempre lui. L'allucinato, drogatissimo Sacchi, il magnetico e marmoreo Chaco, la maschera di follia sanguinaria del Gobbo, la glaciale determinazione di Maietto detto "Er Cinese".
Sono solo alcuni dei quattro capolavori che Milian riesce a creare. Esattamente come il fuoriclasse che fa carburare una squadra di calcio, elevandola a livello internazionale, le comparsate dell'attore, anche quando "minori", riescono sempre a tracciare un segno deciso nella memoria dello spettatore.
Milian si trasfigura, riesce a mettere un pezzetto della sua anima tormentata in personaggi che hanno bisogno di quel qualcosa in più, ma che necessitano di una certa sofferenza per essere indossati: allora vediamo personaggi spacconi, cinici, teneri, burberi, esplosivi, borgatari, aristocratici, pazzi da legare.
Prima e dopo è in grado di cambiare set e per Bolognini o altri grandi del cinema italiano considerato "alto" riesce a tratteggiare figure talvolta più simili al "vero" Tomas Milian, nel trucco e nella recitazione, incarnando uomini più umani, semplici, discreti. A Hollywood? Altri successi, altra approvazione da parte di registi che non hanno bisogno di presentazioni. Perché non è mai banale, come attore. Si sottopone a metamorfosi attoriali talvolta dolorose e per questo, probabilmente, pretende molto dagli altri attori, dalla troupe stessa.
Avrei dovuto incontrarlo presso una nota libreria romana, nel 2015 (mi pare), ma stetti molto male, quel giorno. Malissimo. Così non se ne fece niente.
E' uno di quei rimorsi, seppur da non imputarsi alla mia volontà, che mi porterò dietro per sempre.
Tomas Milian è stato amato dappertutto, e maggiore si conoscerà l'entità reale della sua bravura con gli anni a venire. Ma Tomas, mi si permetta, amato come a Roma non sarà mai. Alberto Sordi, certo, Verdone o Manfredi. E' giusto. Accanto a questi mostri sacri, però, permettetemi, vi sarà sempre un posto per lui, che non era nato a Roma ma questa città l'ha capita meglio di tanti altri pezzenti dell'animo che la stanno devastando. Perché, l'ho scritto da principio, si è romani se il romano lo fai, non basta una carta d'identità.
E allora daje, a Tomasse, che sei stato er più gajardo de tutti!
De annà a morì in una città de vecchi, palestrati e abbronzati perenni imbottiti de mijardi, er fato popo nun te lo doveva fà!

Ci risentiremo, prima o poi, da qualche parte.
Chissà che metamorfosi avrai preparato, per allora.

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