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sabato 18 febbraio 2017

Una persona solitamente normale.

Una persona mediamente normale non si occupa di fumetti tutto il giorno senza che essa sia la sua principale fonte di sostentamento. Anzi, diciamola tutta: senza minimamente che essa abbia neppure una piccola entrata, che permetta almeno di recuperare qualcosa di quello che si è speso per i materiali.
Già questo, capirete, allontana inesorabilmente dal concetto di "persona normale", qualunque cosa questo significhi.
C'é di più. Molto di più.
La percezione di un raro esemplare di questo tipo d'uomo è diversa dalle altre. Vive in modo differente. Ha un'altra sensibilità, non so se mi spiego. La realtà è piegata al suo bisogno.
Prendiamo uno a caso.
Me.
Io scrivo, disegno e realizzo le storie a fumetti di un personaggio, "Ironsword", ormai da 28 anni.
I miei fumetti sono sempre stati gratis.
Faccio tutto da me: scrivo una sceneggiatura, la disegno, la ripasso al computer, la riguardo, la correggo, la mando in stampa, la faccio leggere.
3/4 albi l'anno, tutti gli anni. Sempre.
Per farlo, naturalmente, devo avere un blocco di storie già pronte da disegnare, altrimenti sono guai. Puoi avere un ripensamento, un periodo di malattia, un impedimento tecnico, un periodo di blocco creativo; qualunque cosa che ti faccia scartare la storia da realizzare a discapito di un'altra deve prevederne una di riserva. Suona male ma è molto semplice.
Già prima di mandare in stampa un numero 1 di tot serie, per capirci, alle spalle il suo autore avrà pianificato almeno, e dico almeno, un anno di storie: soggetti, sceneggiature, progetto di serie etc.
Anche per un piccolo fumetto come "Ironsword".
In mezzo a tanta attività, si presume, vi siano boccate d'ossigeno, oasi di pace in cui andare a giocare a tennis, al cinema e al teatro, a far l'amore con la propria donna (o uomo, quel che vi pare).
Ogni attività lo prevede, persino se siete presidenti degli Stati Uniti.
E invece no.
L'autore di fumetti seriali vive la propria condizione come una simpatica e affascinante tortura.
Ogni parola udita, ogni musica e ogni stimolo verrà processato e immagazzinato in un angolo appositamente stimolato del vostro cervello, atto a tornare utile quando ne avrete bisogno.
Sempre, in ogni occasione. Tutto sarà processato e metabolizzato per la vostra creatività.
Guardarete un film ed esclamerete, sul finale: “Io avrei fatto diversamente! Non sarebbe finito così o così!" ecco: inconsciamente avete già buttato giù il soggetto di una storia.
Fatelo internamente o verrete tacciati di pazzia. Chissà perché.
Un nome esotico ve lo appunterete per usarlo in periodi di crisi, così come un dialogo carpito in un bar o in spiaggia, persino l'insegna di un'osteria potrebbe tornare utile.
Tutto farà brodo.
Io giro con un'agenda Moleskine nella borsa, ci segno e traccio pensieri, linee apparentemente insignificanti, concetti, idee, brevissimi appunti. Ne ho un'altra, sul comodino accanto al letto, perché anche di notte, magari dopo un sogno, può capitare di averne bisogno. E' piena di segni e di bozzetti.
Sempre.
Sono diventato una specie di spugna che ingloba tutto ciò che trova interessante vivendo.
L'altra sera, sul divano, stavo guardando un'orrenda commedia francese con protagonista Christopher Lee: avevo l'espressione sbilenca di un poveraccio seduto nella sala d'aspetto di un dentista, avete presente?
Poi, d'improvviso, la folgorazione! Ecco sbucare un'attrice dal volto interessantissimo, il taglio di capelli fantastico e un sorriso folgorante. Ho preso immediatamente l'iPad e ho fotografato lo schermo.
L'attrice è finita immediatamente nel mio archivio personale, immagazzinato nella memoria del tablet: là dentro ho circa 3000 immagini.
Case, alberi, panorami, persone, animali, armi, vestiari, oggetti, posizioni, ritratti.
Neppure vivendo 3 vite riuscirei a "utilizzarle" tutte, ma divenendo fumettisti seriali, voi avrete bisogno di quell'archivio. Voi non potrete più fare a meno di quell'archivio.
Per la vita vera, altro concetto su cui possiamo discutere finché volete, c'è sempre tempo.
Tra un'ispirazione e l'altra, magari. Forse.


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