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lunedì 20 febbraio 2017

Scls Magazine n°13

Amici, nell'ultimo numero della rivista "Scls Magazine Gold", presentato lo scorso sabato a Lucca (se non erro), c'è anche un mio lungo articolo che prende in esame, speriamo senza troppi errori, l'ultima trasferta zagoriana, avvenuta qualche anno or sono.
Vi lascio le info per richiederne l'acquisto.
Scrivete pure alla mail qui sotto o alla loro pagina ufficiale.
sclsmagazine@gmail.com
Grazie e perdonate la pubblicità.

"Zagor" è un personaggio della Sergio Bonelli Editore.

sabato 18 febbraio 2017

Una persona solitamente normale.

Una persona mediamente normale non si occupa di fumetti tutto il giorno senza che essa sia la sua principale fonte di sostentamento. Anzi, diciamola tutta: senza minimamente che essa abbia neppure una piccola entrata, che permetta almeno di recuperare qualcosa di quello che si è speso per i materiali.
Già questo, capirete, allontana inesorabilmente dal concetto di "persona normale", qualunque cosa questo significhi.
C'é di più. Molto di più.
La percezione di un raro esemplare di questo tipo d'uomo è diversa dalle altre. Vive in modo differente. Ha un'altra sensibilità, non so se mi spiego. La realtà è piegata al suo bisogno.
Prendiamo uno a caso.
Me.
Io scrivo, disegno e realizzo le storie a fumetti di un personaggio, "Ironsword", ormai da 28 anni.
I miei fumetti sono sempre stati gratis.
Faccio tutto da me: scrivo una sceneggiatura, la disegno, la ripasso al computer, la riguardo, la correggo, la mando in stampa, la faccio leggere.
3/4 albi l'anno, tutti gli anni. Sempre.
Per farlo, naturalmente, devo avere un blocco di storie già pronte da disegnare, altrimenti sono guai. Puoi avere un ripensamento, un periodo di malattia, un impedimento tecnico, un periodo di blocco creativo; qualunque cosa che ti faccia scartare la storia da realizzare a discapito di un'altra deve prevederne una di riserva. Suona male ma è molto semplice.
Già prima di mandare in stampa un numero 1 di tot serie, per capirci, alle spalle il suo autore avrà pianificato almeno, e dico almeno, un anno di storie: soggetti, sceneggiature, progetto di serie etc.
Anche per un piccolo fumetto come "Ironsword".
In mezzo a tanta attività, si presume, vi siano boccate d'ossigeno, oasi di pace in cui andare a giocare a tennis, al cinema e al teatro, a far l'amore con la propria donna (o uomo, quel che vi pare).
Ogni attività lo prevede, persino se siete presidenti degli Stati Uniti.
E invece no.
L'autore di fumetti seriali vive la propria condizione come una simpatica e affascinante tortura.
Ogni parola udita, ogni musica e ogni stimolo verrà processato e immagazzinato in un angolo appositamente stimolato del vostro cervello, atto a tornare utile quando ne avrete bisogno.
Sempre, in ogni occasione. Tutto sarà processato e metabolizzato per la vostra creatività.
Guardarete un film ed esclamerete, sul finale: “Io avrei fatto diversamente! Non sarebbe finito così o così!" ecco: inconsciamente avete già buttato giù il soggetto di una storia.
Fatelo internamente o verrete tacciati di pazzia. Chissà perché.
Un nome esotico ve lo appunterete per usarlo in periodi di crisi, così come un dialogo carpito in un bar o in spiaggia, persino l'insegna di un'osteria potrebbe tornare utile.
Tutto farà brodo.
Io giro con un'agenda Moleskine nella borsa, ci segno e traccio pensieri, linee apparentemente insignificanti, concetti, idee, brevissimi appunti. Ne ho un'altra, sul comodino accanto al letto, perché anche di notte, magari dopo un sogno, può capitare di averne bisogno. E' piena di segni e di bozzetti.
Sempre.
Sono diventato una specie di spugna che ingloba tutto ciò che trova interessante vivendo.
L'altra sera, sul divano, stavo guardando un'orrenda commedia francese con protagonista Christopher Lee: avevo l'espressione sbilenca di un poveraccio seduto nella sala d'aspetto di un dentista, avete presente?
Poi, d'improvviso, la folgorazione! Ecco sbucare un'attrice dal volto interessantissimo, il taglio di capelli fantastico e un sorriso folgorante. Ho preso immediatamente l'iPad e ho fotografato lo schermo.
L'attrice è finita immediatamente nel mio archivio personale, immagazzinato nella memoria del tablet: là dentro ho circa 3000 immagini.
Case, alberi, panorami, persone, animali, armi, vestiari, oggetti, posizioni, ritratti.
Neppure vivendo 3 vite riuscirei a "utilizzarle" tutte, ma divenendo fumettisti seriali, voi avrete bisogno di quell'archivio. Voi non potrete più fare a meno di quell'archivio.
Per la vita vera, altro concetto su cui possiamo discutere finché volete, c'è sempre tempo.
Tra un'ispirazione e l'altra, magari. Forse.


mercoledì 15 febbraio 2017

Umberto Lenzi al "Godot" di Avellino.

Umberto Lenzi, uno dei migliori registi italiani (autore di alcune pellicole, per esempio, che io amo molto: "Roma a mano armata", "Il cinico, l'infame, il violento", "Napoli violenta"), sarà ospite ad Avellino, in un evento organizzato dal mio amico Paolo Spagnuolo, già autore del bellissimo volume monografico proprio dedicato al capolavoro "Napoli violenta", di cui ho ampiamente parlato in questo blog, presso il Godot Art Bistrot, nel capoluogo dell'omonima provincia campana.
L'incontro ( di due giorni: 19 e 20 febbraio) vedrà la proiezione di alcuni film dell'autore toscano, la presentazione della biografia del regista, dal titolo "Una vita per il cinema, l'avventurosa storia di Umberto Lenzi regista" (La Bancarella editore) e, ovviamente, l'incontro con Lenzi stesso.
 Avendo già partecipato a eventi di questo tipo, posso dire che non rimarrete delusi: Paolo è un vero esperto del settore, e Lenzi rende sempre interessanti e divertenti gli incontri con il pubblico.
Fossi in voi, non mancherei!
Lascio il link all'evento condiviso su Facebook, dove troverete tutti i dettagli delle serate:
Per comodità d'uso, copio e incollo anche il comunicato stampa:

UMBERTO LENZI, DUE GIORNI AD AVELLINO NEL SEGNO DEL CINEMA CULT E DEL GIALLO LETTERARIO
Il regista toscano Umberto Lenzi (classe 1931), vero eroe del nostro cinema di genere degli anni 60 e 70, sarà protagonista di persona in una clamorosa due giorni ad Avellino dedicata al cinema e alla letteratura: domenica 19 e lunedì 20 febbraio  - ingresso libero - presso il Godot Art Bistrot in via Mazas, 13/15.
Riconosciuto come un Maestro da molti illustri colleghi contemporanei (incluso Quentin Tarantino e Joe Dante)  – con oltre 60 pellicole al suo attivo – Lenzi ha letteralmente gremito le sale cinematografiche di tutto il mondo per oltre tre decenni, spaziando tra tutti i generi cinematografici e diventando una vera leggenda vivente. Sul set ha diretto attori del calibro di Henry Fonda, John Huston, Carroll Baker (l’alternativa americana a Marilyn Monroe), Jean Louis Trintignant, Ornella Muti, Giuliano Gemma e John Saxon (solo per citarne alcuni).
È stato il fautore del rilancio della carriera di un attore icona come Tomas Milian.  Non tutti lo sanno ma il personaggio di ‘Er Monnezza’ è nato da una sua idea (assemblata insieme allo sceneggiatore Dardano Sacchetti). Re assoluto del poliziesco/poliziottesco all’italiana, il regista e sceneggiatore di Massa Marittima durante queste due serate ci racconterà - insieme al critico e studioso irpino Paolo Spagnuolo che ha organizzato l’incontro in collaborazione con il Godot - una parte importante di quel cinema che ha dato lustro e visibilità all’Italia nel mondo.
L’evento si svolgerà come segue: domenica 19 febbraio (ore 20), presentazione della biografia “Una vita per il cinema. L’avventurosa storia di Umberto Lenzi regista” (2016, Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni; La Bancarella editore); lunedì 20 febbraio (ore 20), presentazione del romanzo giallo “Si muore solo due volte” (2016, Umberto Lenzi; Golem Edizioni). In entrambe le serate, al termine delle presentazioni dei volumi, saranno proiettati dei filmati inerenti la carriera del regista.

Filmografia parziale consigliata: Le avventure di Mary Read (1961), Sandokan, la tigre di Mompracem (1963), La montagna di luce (1964), Orgasmo (1969), Paranoia (1970),  Milano odia: la polizia non può sparare (1974), Gatti rossi in un labirinto di vetro (1974), Roma a mano armata (1976), Napoli violenta (1976), Contro 4 bandiere (1979), Incubo sulla città contaminata (1980) e Cannibal Ferox (1981).

venerdì 3 febbraio 2017

Zagor: Odissea americana!

Da ieri, giovedì 2 febbraio, troverete in tutte le librerie e fumetterie, il nuovo cartonato prodotto direttamente dalla Sergio Bonelli Editore per "Zagor", intitolato "Odissea americana".
Si tratta, evidentemente, di una nuova ristampa del capolavoro di Nolitta (testi) e Ferri (disegni), uscito per la prima volta nella collana "Zenith" di Zagor nell'autunno del 1972.

La vicenda ivi narrata, credo, è assai nota: Zagor e Cico si imbarcano sull'Athena, spinti da "Homerus" Bannington, eccentrico poeta che, spinto dalla voglia di raccontare in versi una nuova "Odissea", intende spingersi verso un territorio ancora inesplorato dell'America; quello che troveranno, lo dice anche la quarta di copertina del tomo in vendita da ieri, si spingerà oltre la loro più ardita immaginazione.
Stiamo parlando, inevitabilmente, di uno dei capolavori a fumetti usciti dalle edicole italiane di sempre.
Direttamente dalla Golden Age zagoriana, il decennio dei '70 riuscì a far arrivare nelle mani dei tanti fortunati di allora un capolavoro dopo l'altro: come sia riuscito Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e i suoi disegnatori a creare un tal filotto di grandi storie senza usare sangue, iper violenza, sesso e volgarità è un mistero che appartiene solo ai grandi narratori.
In "Odissea americama", così come nell'altro volume recentemente ristampato "La marcia della disperazione", non c'è un personaggio che sia meno riuscito di altri, non c'è una scena, un dialogo che non sia calibratissimo e perfettamente in linea con ciò che si intendeva raccontare. Uno spettacolo indimenticabile: vedasi, a puro titolo di esempio, il rozzo, serratissimo duello tra Zagor e il "re" delle scimmie, o l'incontro drammatico con le terribili paludi finali, che generano tragiche visioni in grado di portare alla morte.
Si potrebbe, semmai, discutere sul fatto che tale storia sia stata più volte ristampata (in "Zagor scritta rossa", per esempio, o nel vecchio volume della Mondadori intitolato "I viaggi di Zagor", o nella "Serie Oro" di "Repubblica", per tacere della "TuttoZagor").



Bene, non sarò io a lamentarmene: alzi la mano chi non ha voglia di rituffarsi nella lettura di questa storia! Auspico, semmai, e in tempi brevi, che la casa editrice milanese si decida a portare in libreria, in queste bellissime edizioni, l'intera "Golden age" dello "Spirito con la Scure", affinché si possa godere nuovamente di magnifiche storie quali "Zagor contro Supermike", "Addio, fratello rosso!", "Vudù!", "Libertà o morte" etc. e un domani, perché no?, ampliare la scelta a storie antecedenti come "L'uomo lupo" o non nolittiane come la bellissima "Il ritorno del vampiro", di Alfredo Castelli.
Io ne sarei felice.
Permettetemi un'ultima considerazione, che con pezzi come questo non mi faccio mai sfuggire: andate a comprare questo librone e poi ditemi se ho ragione io o quelli che, non sono pochi, continuano a sostenere che "quello Zagor" ci piacesse solamente per un fatto puramente nostalgico.
Io so già cosa rispondere.
E voi?
P. S.
Lo scorso anno la casa editrice Ergo Ludo ha realizzato un bel gioco in scatola di "Zagor", proprio basato sull'avventura in oggetto! I disegni interni, molto belli, sono opera dei miei amici Walter Venturi e Michele Rubini! Dategli un'occhiata: merita!
Baci e abbracci.