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lunedì 16 gennaio 2017

Il cinema di Enzo G. Castellari

Ho cominciato a fare fumetti da bambino, verso la fine degli anni '70.
Naturalmente non avevo idea di cosa fare o della strada da intraprendere; disegnavo un buffo ometto con un ciuffo biondo e una "F" stilizzata sulla maglietta.
Naturale: all'epoca non avevo accesso ai film dell'orrore, ai fumetti per adulti, di cui potevo solo adocchiare, di sfuggita, le splendide cover esposte in edicola quando mio padre mi portava con lui a comprare il giornale; non amavo troppo il western di Tex Willer o di Sergio Leone. Insomma non avevo idea di cosa raccontare!
Poi, un pomeriggio, l'illuminazione: su una tv privata ("estera", la chiamava mia nonna!), ti vedo un tizio barbuto, i capelli lunghi, la colt che sembrava un fucile Winchester troncato di netto, vestito come un hippie che saltava, indicava i suoi nemici e strillava come un matto!
“Keoma".
Rimasi folgorato.
Compresi che non mi interessava tanto la storia che avrei raccontato, ma i personaggi che, al suo interno, ci avrebbero aiutato nel comprenderla. Poi un antieroe come quello, come poteva non fare colpo su di me? Creai subito un personaggio che un pò gli potesse assomigliare: Giò (scritto proprio così, non dimenticate che ero un bambino!) Randall. Senza Keoma, non lo avrei mai fatto.
Ancora oggi uso questa formuletta quando devo scrivere qualcosa: se non ho un buon protagonista, niente.

Pochissimi giorni dopo, sempre di pomeriggio, un'altra scena che mi sarebbe rimasta impressa per sempre: c'è una barca, bella, sportiva; a bordo alcuni giovani. Stanno sparando verso una pinna di pescecane che si vede sfrecciare fuori bordo. 
Una di loro, poi, una bella ragazza bionda, cade in acqua a causa della goffaggine di un compagno: il rallenty ci fa vedere la sventurata che, mentre tenta di risalire sulla barca, finisce nelle fauci del pesce.
Mi terrorizzò. Avevo già visto quel capolavoro che è "Lo squalo" di Spielberg, di sfuggita, m'era piaciuto tanto ma non mi aveva spaventato in maniera così viscerale come questo!
Ebbene, scoprii anni dopo che anche questa pellicola, "L'ultimo squalo", era opera del regista di "Keoma": Enzo G. Castellari!
A questo punto, chi mi conosce, sa l'importanza che può avere avuto questo regista nella mia vita!
Un pò più grandicello mi avvicinai sempre di più alle opere dell'autore romano, scoprendo un mucchio di cose interessanti e alcuni aspetti che avevamo in comune: la passione per l'arte pittorica, per esempio, essendo Castellari un eccellente disegnatore.
I tanti, tantissimi titoli che potete trovare sfogliando la sua filmografia mi piacquero molto, in special modo quelli avventurosi e polizieschi: il montaggio serrato, i rallenty, le grandi sparatorie in ambienti desolati, vuoti; lo girare in maniera così pulita e veloce che oggi, molti degli autori nuovi americani se lo sognano, il gusto per la caratterizzazione di protagonisti e comprimari.
Ho avuto in seguito la fortuna di conoscere Enzo personalmente, scoprendo una persona amabile, simpaticissima, molto disponibile coi suoi tanti appassionati. 
Dico sul serio, senza esagerare: conoscete voi qualche altro autore che vi manda l'indirizzo di casa per spedirgli una locandina da farsi autografare? Se sì, ditemi chi! 
E' capace di riconoscere i meriti dei suoi collaboratori, ama gli attori, conosce bene ogni aspetto di un film in produzione.
Dopo tutte le (sacrosante) sviolinate, ecco la news: da pochi mesi è uscita, per i tipi di Bloodbuster, la sua autobiografia (corposa e piena di fotografie personali) che potete trovare da loro http://www.bloodbuster.com/catalogo/libri/libricinema/dal-112016-bianco-spara-autobiografia/ 
o presso i vari eventi di presentazione sparsi in tutta Italia. 
In uno di questi, naturalmente, ero presente: la serata è stata come sempre eccezionale: ricordi, ora spassosi ora commoventi, notizie, “dietro le quinte“, novità. 


Vi lascio con la mia copia, ovviamente firmata con dedica dal regista!


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