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sabato 31 dicembre 2016

Un piccolo pezzo di pezza.




Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
Beh, ciao, come stai? Io bene. Quest'ennesimo San Silvestro lo passerò con la mia solita faccia, quella divisa a metà di chi ha voglia di piangere ma all'altro gli scappa da ridere.
Dopo 42 "ultimi dell'anno" passati insieme cosa potrei dire stanotte? Qualche frase fatta, molte banalità.
Che stupido, pensare che di alcuni di questi veglioni passati insieme mi sono pure lamentato.
Tu che farai?
Io? Nulla di che. Mi tappo in casa, ti rimpiangerò. Le solite cose, insomma.
Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
Li ricordi? Negli ultimi anni venivano spesso a farti visita.
Io non li ho mai visti, anche se me ne parlavi sempre. Pensa che fesso, a un certo punto ho creduto che non esistessero, che fossero frutto della tua immaginazione... anzi no, peggio! Della tua malattia.
Qualche volta mi sono persino arrabbiato, permettendomi di urlarti in faccia che bisognava smetterla, una buona volta, con questa storia!
Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
Tu li vedevi, non è vero? Certo che si. Eccome! E avevi quel sorriso dolcissimo, che sono tra i fortunati ad aver visto, fino all'ultimo.
Mi chiamavi a bassa voce, senza farti sentire, chissà da chi, chissà perché. Qualche volta mi sono arrabbiato, qualche volta venivo: mi indicavi un posto nascosto, nella stanza, nella quale vedevi questi buffi personaggi e sorridevi.
Perdonami, non riuscivo a vederli, non li ho visti mai.
Perdonami.
Quando in una delle ultime volte che ci siamo visti mi hai chiesto gentilmente di portarti un piccolo "pezzo di pezza" non ho capito e non ho potuto accontentarti.
Sono sempre stato un pasticcione, lo sai, con la testa tra le nuvole e il carattere un pò burbero, ma solo quando non serve.
Se me lo permetti, stavolta, vorrei portarti quel piccolo pezzo di pezza, all'indirizzo che vuoi tu. A qualsiasi ora. Salgo io, se vuoi, che ci vuole? Per favore, permettimi di farlo.
E' una cosa che serve più a me che a te, come quasi sempre tra di noi, del resto.

Ciao, ti auguro buon anno, a te e a tutti i tuoi amici:
Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
E chiedigli scusa, se potrai.
Non erano loro a non esistere, ero io a non esser mai stato capace di vederli.

Con profondo amore,
Francesco.

domenica 18 dicembre 2016

Ironsword, gazetteer 2017.

Ciao a tutti!
Questo primo appuntamento con il (o la? Boh!) gazetteer di Ironsword, che nelle intenzioni dovrebbe essere annuale in chiusura di anno, vuole qualche premessa.
Chi scrive, ormai lo sapete, non è un professionista: per cui ogni notizia, tutte le anteprime che scriverò qui, potrebbero subire variazioni o, addirittura, totali stravolgimenti a seconda del fiume della mia vita. Oddio, non che questo non possa valere anche per chi scrive o fa fumetti per mestiere, ma insomma... andiamo avanti!
Il 2016 ha già visto molte cose, vi pare? Una nuova testata per la Grande Morte Bianca che ha raggiunto, negli ultimi tempi, una pubblicazione quasi trimestrale! Mica male, no? Ecco allora qualche anticipazione sull'anno che ci aspetta:
Il prossimo numero, il 4, che vedete in alto nella cover d'anteprima, si intitolerà "Il cimitero degli assassini", seguito in estate dal 5, "Lettera da Mushroom Cape", avventura unica.
A seguire "Il duca di Mulligan", autunno, che sarà un'avventura ben più ampia, che proseguirà per qualche tempo ("Quale giustizia?" sarà il numero 7 e così via), che ci accompagnerà praticamente verso l'inizio del 2018.
Il 2018 vedrà giungere sulle pagine di Ironsword un vampiro MOLTO famoso, e poi un'oscura, drammatica caccia fatta all'interno di un tetro maniero. Di più non vi dico, non dovevamo parlare del 2017? E va bene, ancora un'anteprima... queste due storie, composte da più albi, ci porteranno nel cuore del 2019 che, per chi non lo sapesse, vedrà Ironsword "festeggiare" il suo 30° anno di vita!
Come festeggeremo? Serate, eventi, gadget? No, niente di tutto questo (l'avete avuto per il 25° anno, se ve lo siete perso o non ve n'è importato niente io non so che farci!)... i 30 anni del personaggio verranno celebrati (?) con una lunga, vibrante vicenda che ci racconterà per intero, senza esclusioni, il passato della Grande Morte Bianca!
Chi vivrà vedrà, che non si sa mai.

domenica 11 dicembre 2016

L'imbonitore.

Frequento le mostre / mercato del libro e del fumetto da qualche anno, come ho più volte scritto. Talvolta, fortunosamente, ho persino partecipato in qualità di autore.
Anche ieri pomeriggio ero a "Più Libri Più Liberi", la bella kermesse romana dedicata alla piccola e media editoria, tra cui (e non saprei dove collocarla) il fenomeno degli editori indipendenti. Ergo, con seguito di autori altrettanto tali.
Ebbene, qui come altrove c'é un fenomeno piuttosto in ascesa che, francamente, mi disgusta.
Quello dell'imbonitore.
L'imbonitore è un autore (o presunto tale), che si colloca fuori dallo stand (suo o della casa editrice che lo ospita) fermando i visitatori magnificando il valore del suo libro e dell'edizione, presentandosi invadente come uno scrittore e tentando, in definitiva, di appioppare il suo volume a quanta più gente possibile: avete presente quelli che danno i volantini, i buoni sconto per strada o che vi tirano per la giacca quando visitate il mercato di via Sannio per ammollarvi una giacca o un paio di anfibi militari?
Ecco, uguali. Solo che un libro non è una giacca, un vecchio orologio o un paio di scarpe rotte.
E un autore non dovrebbe essere un imbonitore, peggio che mai di se stesso.
Questo è quanto, la penso così.
Certo, la maggior parte delle volte riusciranno a vendere un numero significativo di copie: ma non lo faranno, badate bene, per la qualità delle stesse: chi può giudicare un libro da otto secondi in croce in cui viene magnificato da colui che l'ha scritto? Lo venderanno grazie all'incredibile faccia tosta e alla debolezza che hanno sovente le persone più timide, incapaci di dire no per non offendere chi sta di fronte.
E' un meccanismo quasi perverso, di certo poco dignitoso.
"Ciao, hai due secondi?" ti aspetti che reclamizzi una raccolta di firme contro questa o quell'altra legge, che tenti di venderti un iscrizione a qualche improbabile scuola d'arte o uno di quei droni che vanno tanto di moda oggigiorno: e invece no! E' uno scrittore e si aggira per la fiera in cerca di gente cui vendere la sua produzione. "Ti piace l'horror? Perché io sono uno scrittore che ha appena pubblicato" e bla bla bla.
Poi, cosa vuol dire? Magari l'horror mi piace ma solo quello fatto bene.
Un vero autore, sicuro di se stesso, non va in giro a cercare di carpire lettori come al mercato del pesce. Non è il suo lavoro, il suo ruolo, e non dovrebbe essere il suo primo fine.
Noi autori indipendenti (mi ci metto anche io, con tutti i miei difetti), lottiamo quotidianamente contro alcuni luoghi comuni (più o meno reali) e contro l'ostilità, sovente neppure tanto mascherata, degli addetti ai lavori. Ecco, quante volte avete letto battermi da queste righe contro la ghettizzazione e la generalizzazione cui siamo costretti?
Certi personaggi, ahimè, non fanno che gettare discredito sull'intera categoria delle pubblicazioni indipendenti.
Perché? E' semplice: il loro unico, vero scopo, è quello di vendere. Non gliene importa nulla di controllare, editare e verificare fino allo sfinimento ciò che hanno scritto. Devono vendere. Tante copie, a chiunque. Bambini compresi.
Quante di queste persone che hai forzato, in qualche maniera, a comprare un tuo titolo torneranno da te? Quanti apprezzano la tua invadenza, la tua sfacciataggine d'autore: "Ciao, sono Luigi e ho scritto un libro."
Io ritengo che siano davvero poche, una percentuale irrilevante.
Non è così che si può trovare un posto nell'editoria. Non è questo il modo di comportarsi, a mio modesto avviso.
Noi contiamo, quando va bene, su poche decine di lettori abituali, diciamo pure "fissi". Chi ne ha un paio di centinaia è autorizzato ad andare a mangiare ostriche e Champagne. Di questi, alcuni potrebbero avere piacere nel venirti a cercare (loro) in qualche fiera del fumetto o del libro in cui sei ospite (invitato o a pagamento). Questo è il servizio che puoi rendere loro.
Ti sistemi come meglio credi, tentando di creare un ottimo stand, con i tuoi lavori in bella vista, prezzo ed eventuali gadget compresi.
Questo dobbiamo fare. E' una specie di servizio che proponiamo a chi ama il nostro lavoro.
Ed è bellissimo quando qualcuno si avvicina, magari arrivando da molto lontano, chiedendoti se sei tu ad aver scritto questo o quel titolo, e che avrebbe tanto piacere a stringerti la mano.
Il resto è secondario. Persino la vendita.
Chi è in questo settore, dal primo degli editori all'ultimo dei commessi d'una libreria, ha un grande privilegio, ma anche un onere: vende e propaga cultura (non nel caso dei miei libri e dei miei fumetti), bisognerebbe comportarsi di conseguenza.
Noi indipendenti veniamo accusati di sciatteria, sciacallaggio, incapacità, cialtronaggine.
Ecco, comportandosi come imbonitori da elisir del vecchio West, diamo loro ragione.
Molti, una volta abbindolati dalle vostre maniere, potrebbero scoprire che il libro che avete scritto, magari, fa anche pena. Non torneranno più. Non solo: potrebbero sviluppare una sorta di pregiudizio per cui potrebbero non comprare e leggere più nulla che non provenga dallo scaffale di qualche grossa libreria di città.
Sarebbe un vero peccato.
Di autori bravi, che scrivono, dipingono o disegnano per il puro amore del farlo, ce ne sono ancora molti, in giro, io ne conosco svariati.
Nessuno di loro si aggira per le vie di Lucca o di Novegro tentando di spacciare per capolavori i propri lavori, con l'assurda idea di venderli tutti.
Tanto poi ci si sposta col proprio carrellino in un'altra città e il gioco ricomincia.
Molti di coloro lo fanno, e che magari mi stanno leggendo proprio ora, avranno scoperto che le copie da vendere non bastano mai, specie se i soldi li avete messi voi: per lo spazio che vi ospita, per il viaggio, per le spese, per le copie da esporre. Andare pari sarebbe già un grosso risultato.
Ebbene, qui non sono solo i soldi a essere in ballo.
Molto, troppo spesso, c'è la dignità di un autore, indipendente o meno.
E quella non ha prezzo. Almeno per ora.