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lunedì 11 aprile 2016

Go Nagai al Romics, é stato un piacere?

Buongiorno a tutti (o buone ore piccole, dato che sono le 4 del mattino).
Sarò onesto: le cattive avvisaglie c'erano state tutte.
Quando, ad esempio, al lavoro nel mio studio avevano passato in tv un servizio sul maestro giapponese Go Nagai quelli di Sky, riprendendolo mentre, in mezzo a un nugolo di guardie del corpo passava tra schiere di fans adoranti diviso e protetto da transenne e pannelli per non essere fotografato o toccato (figurarsi!), la scena mi era sembrata così surreale da avermi colpito molto, molto negativamente.
Scene che avevo già visto, naturalmente, ma al posto del mangaka giapponese solitamente c'erano Madonna, Al Pacino, Diego Armando Maradona o Paris Hilton. Un disegnatore giapponese che si fa proteggere dai suoi fans mi mancava ancora di vedere, francamente.
Ma andiamo con un minimo d'ordine: 
Avevo appuntamento per un incontro privato con lui domenica alle 14,00 e gli organizzatori si erano raccomandati di essere puntuale, sottolineando insistentemente una serie di regole che io e gli altri 73 fortunati avremmo dovuto osservare (a proposito: 73 che diamine di numero é, cosa rappresenta? Mistero assoluto): il maestro autograferà solo la card messa a disposizione del Romics; il maestro non concede fotografie; il maestro non gradisce questo e non gradisce quell'altro. A un certo punto ho chiesto a una delle ragazze dello staff: "Signorina, potrò respirare il sua presenza? Rispettosamente, s'intende!" molti hanno riso.
Si sarebbe riso davvero poco.
Alle 14,00 sono al padiglione indicato. Ci prendono un documento, controllano la mail di invito per incontrare Nagai, ci fanno entrare in uno stanzone senza sedie e con il divieto di aprire le finestre.
Dopo un'ora, poco prima delle 15.00, siamo ancora lì. Fa caldo, le persone sono stanche e molti di loro, che vengono da fuori Roma, hanno perso il treno o, addirittura, l'aereo.
Ma non sembra proprio una cosa che impensierisce l'organizzazione del Romics o l'entourage di Nagai.
Siamo lì come grottesche parodie di un ufficio di collocamento.
Siamo accaldati. Si suda.
Poi arriva una signorina: ci divide in gruppetti di 11 persone e ci rifila le solite raccomandazioni.
Sono stanco e annoiato.
 Tra le raccomandazioni più curiose c'è quella di non dire a nessuno dove stiamo andando e, ancor più importante, di non fare parola con nessuno di chi c'é dentro la stanza verso cui stiamo finalmente muovendoci.
Faccio ancora una paio di battute di spirito, più per inerzia che per voglia.
Poi camminiamo.
Fermandoci davanti un'anonima porta bianca, vedo che fuori da essa c'é un omone della security: si, quello che potete immaginare bene tutti: auricolare, modi da "duro", atteggiamento poco garbato.
Altre raccomandazioni: ci guardano indosso, rispondono alle nostre perplessità in maniera sbrigativa e indispettita.
Intanto si è fatta una certa ora e io non ho più tanta voglia di incontrare uno dei miei miti d'infanzia. Anz! Ho l'impressione di dover incontrare il papa o Barack Obama!
Ogni tanto la porta si apre e vedo dentro altri body guard che sciamano nervosi e agitati. Poi, dal corridoio dal quale siamo passati anche noi, un'immagine grottesca: un cameriere in divisa bianca con spalline dorate di ordinanza!
Strabuzzo gli occhi, la mente fa strani scherzi: all'inizio credo sia un cosplayer di un cameriere uscito da qualche serie tv che ignoro. Invece no, è il cameriere personale di Nagai incaricato di servirlo e sparecchiare dopo che Nagai San ha finito di pranzare.
Con molto comodo, eh. In fondo siamo dei nerd che possono aspettare senza sedie e senza aria.
Poi la luce! Verremo chiamati uno alla volta e il vate ci darà udienza: ma dobbiamo essere veloci, che diamine: il grande Go ha dei miracoli da compiere in altre parti del pianeta.
Ci chiamano per ordine alfabetico, e si potrà entrare uno alla volta; fate conto: "Mario Rossi, dentro!" e il body guard fa un cenno deciso con la testa, come quei film del Vietnam venuti male.
Intanto mi guardo attorno: i miei compagni di sventura sono un pò delusi, qualcuno arrabbiato. E' un'immagine brutta, che fa male. L'euforia, l'emozione di incontrare un autore che tanto ci ha dato con le sue idee e i suoi personaggi é svanita un pò, lasciando spazio alla noia e all'irritazione.
Se avessimo deciso di incontrare Fidel Castro sarebbe stato più facile e più veloce.
Arriva il mio turno, comunque, ed entro.
Nagai è seduto in fondo, all'inizio quasi non lo vedo; la stanza è piena zeppa di gente. Tutte persone che col fumetto o l'animazione non c'entrano nulla: decine di fotografi, addetti del Romics, guardie del corpo.
Nessun interprete.
Mi dicono bruscamente di sedermi. I fotografi mi chiamano, vogliono che io guardi verso di loro.
Nagai mi sorride e mi dice qualche frase in italiano. Ma io ho solo voglia di uscire di lì e di tornarmene alle mie cose. Poi il disegnatore prende un foglio A4 con una stampa dozzinale e vi appone la firma. Mi guardo intorno: ma come? Neppure il mio nome, una dedica? No. 
Go Nagai non fa dediche.
Già da domani (pardon! Da oggi!) vedrete in vendita queste stampe a prezzi tutt'altro che modici su eBay, statene pur certi. Avrei voluto dirgli alcune cose, anche a nome di amici che si erano raccomandati, ma non ne ho più voglia. Gli sorrido, gli stringo la mano e lo saluto. 
Poi vado via. Ho lasciato la mia borsa fuori dalla stanza, la recupero e mi lascio tutto alle spalle.

Vede, signor Nagai, io non so chi abbia organizzato questo incontro con i suoi fans: non so se queste ferree regole le abbia decise lei, le persone che lavorano abitualmente al suo fianco o qualcuno qui a Roma... non lo so, non mi interessa; e non é neppure il fatto che ci abbia trattati da stupidi che mi infastidisce, no. E' tutto l'atteggiamento da "rock star maledetta" ad avermi annoiato da morire e stizzito profondamente.
Mi perdoni, maestro: io ho 42 anni, sono stato capoposto nella Compagnia d'Onore, un corpo militare che non esiste più; ho fatto 181 guardie armate, due scorte con il colpo in canna nel mitragliatore e il giubbotto antiproiettile che mi stava un pò così; ero in servizio durante tanti arrivi o partenze di Giovanni Paolo Secondo, ero al mio posto durante l'atterraggio di Boris Eltsin, ad esempio, o per l'arrivo del primo ministro inglese o l'imperatore del Giappone a Fiumicino... raramente ho visto una simile spocchia, e mai, dico mai, nel mondo del fumetto da cui proviene.
Per meriti o per fortuna ho potuto stringere la mano a tante, tantissime personalità della Nona Arte, alcune delle quali mi onoro di chiamare amiche e alcune delle quali, mi perdoni, le danno una pista in termini di tecnica di disegno. E non sono state meno importanti per l'Italia o per l'Europa dei suoi straordinari personaggi:
Jim Lee, John Buscema, Carlos C. Gomez, Sergio Bonelli, Claudio Villa, Monkey Punch, Emanuele Taglietti, Eleuteri Serpieri... potrei continuare sino al mattino. Poi ci sono registi, musicisti, cantautori (Dario Argento, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Enzo Castellari... )
Ebbene da nessuno, da nessuno di costoro, ho mai visto un atteggiamento anche solo lontanamente simile a quello da lei tenuto in questi giorni di Romics, ignorando che eravamo lì per discutere di fumetto, di cose belle e, viva Dio, del tutto lievi.
Potrei postare foto e altre cose che ho raccolto in queste ore, ma non mi va. Non stanotte. Credo che tornerò a dormire un altro pò, con animo sereno.
Auguri e buon viaggio di ritorno.Vorrei ringraziarla ma non è il caso e non saprei di cosa.

Peccato, Nagai Sensei, poteva essere bello.







6 commenti:

  1. France', tra gli incontri con gli autori che hai avuto nel corso degli anni, questa con Nagai è stata la tua più grande delusione o ve ne sono state altre?

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    1. Ve ne sono state altre, ma senza dubbio questa é stata l'esperienza peggiore.

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  2. concordo con tutto quello che hai scritto io ero uno di quei fortunati diciamo cosi , che hanno avuto la possibilita' di farsi fotografare con lui, ma mi chiedevo almeno sta c..... de foto che fine a fatto ? l'avra' trattenuta la security per controllare se fossimo terroristi islamici ?

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    1. Ciao Mariano, sulle foto ho avuto il tuo stesso pensiero. Non credo le vedremo mai, francamente.

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