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martedì 1 marzo 2016

Quella volta in cui recitai nei panni dell'ispettore Walter Gano...


"Franco Buzzi, tossicomane da tre anni! E' lui, ne sono sicuro!"
Ora: aldilà del fatto di come fosse possibile, per un archivio della polizia, sapere il momento preciso in cui uno diventa tossicodipendente, é uno dei tanti misteri di una sceneggiatura scritta da un ragazzino di 15 anni.
E non è che io ricordi la battuta precisa per una forma di narcisismo, eh. Fu la procedura usata all'epoca per il nostro cortometraggio, "La bambola di cristallo", a lasciarmene traccia imperitura nella memoria. Di questa e di tutte le altre.
Vi ho incuriosito, nevvero?
E va bene, ve lo racconterò!
Anno di grazia 1988. A quell'età, io sono del 1973, gli ormoni impazziti schizzano solitamente dietro a ragazzi e ragazze, dipende dai punti di vista e dai gusti, come tanti salmoni impazziti.
Io, naturalmente, non ero da meno. Solo che, invece delle gonnelle, sfuggenti e irraggiungibili, correvo dietro a un sogno, un mito lontanissimo: girare un film!
No, non un cortometraggio, questa parola divenne di uso comune assai più tardi, io intendevo proprio girare un film: con il cast, la troupe e tutto il resto.
Molti di voi, tra i più giovani, staranno sorridendo: e che ci vuole, penseranno, pigli uno smartphone, un tablet, anche non di primissima fascia, e fai il tuo filmetto, magari in HD.
Eh no! No! Ma allora non avete capito niente? Nell'88 non c'erano tutte queste diavolerie. Girare anche un filmino di pochi minuti richiedeva soldi, tempo e attrezzature.
Ci avevano provato in tanti, in tantissimi, prima di noi: si narravano pioneristiche leggende sui nostri padri che, armati di telecamere in Super 8, si erano lanciati in improbabili vicende western o gialle, con tanto di spie fornite di impermeabili. Ed era vero. La maggior parte di questa roba finiva sepolta in antichi sotterranei per evitare di finire in mani sbagliate che avrebbero causato traumi, separazioni e richieste di riscatto per impedire di rendere nota la vicenda.
Solo che io, noi, non avevamo mai e poi mai sentito di qualcuno che un film, un film "vero", lo avesse anche finito.
Ecco: questa era la vera idea che avevo, lo scopo ultimo e somigliante a un miraggio. Volevo girare un filmino che avesse dei titoli di testa, uno svolgimento centrale, e anche i titoli di coda. Magari a scorrimento.
Facile detto così, vero? Ma le telecamere costavano un occhio della testa, trovare locations e abitazioni arduo, per non parlare delle persone cui chiedevo se fossero interessate all'idea:
"Ti va di girare un film thriller?"
Se mi andava di lusso mi guardavano come fossi un deficiente o uno psicotico,  altrimenti la risposta variava da:
"Eh?"
"Ma che sei scemo?"
"Vattene vai."
"Non potresti iniziare a drogarti di eroina come fanno tutti gli altri?"
Era avvilente, nessuno capiva e assecondava il mio genio.
Tranne mio cugino Nico, di un anno più giovane. Non solo a lui quell'idea entusiasmava, ma aveva addirittura una telecamera VHS a disposizione.
Beh, diciamo che bastava aggirare i suoi genitori e il gioco sarebbe stato fatto. Ce ne saremmo occupati in seguito.
Le telecamere, allora, erano pesantissime: separate in tre pezzi (la parte con l'obiettivo, quella a forma di valigietta con la cassetta da registrare e i comandi, infine la lampada). Manovrarle era impresa ardua, occorreva una persona che seguisse l'operatore e gli desse una mano durante le riprese.
C'era poi da trovare tutti gli attori e inventarsi di sana pianta il comparto effetti speciali.
Beh, intanto eravamo in due e forniti, per di più, di una bella e fiammante telecamera!
Come dite? Che state dicendo? Il copione? Beh, ma certo, quello c'era!
Da bambino, diciamo intorno al 1984, avevo scritto di getto una buffa vicenda thriller nella quale uno strampalato poliziotto, Walter Gano, aveva a che fare con maniaco (allora i serial killer li chiamavano così!) che uccideva i reietti, quelli che considerava i rifiuti della società, lasciando sui corpi ammazzati una bambola decapitata.
Ehm, non devo aver avuto un'infanzia felice, me ne rendo conto.
Comunque sia, cominciammo ad arruolare gli attori presso i nostri amici, i compagni di scuola, i cugini e le sorelle dei compagni etc.
Alla fine trovammo tutti i personaggi del film, eccezion fatta per il più importante: Walter Gano!
Nel piccolo trattamento sceneggiato che avevo in saccoccia, Gano somigliava a quello del racconto: biondo, dinoccolato, alto e magro.
Niente, non si trovava! Ad un certo punto, durante una delle tante riunioni segrete per discutere del progetto che cominciava ad emozionarci un pò tutti, i miei compari cominciarono a guardarmi in maniera strana.
Me ne chiesi il motivo.
Beh, secondo loro, Walter Gano ero io!
Uh, non ci pensavo per nulla! Io volevo fare il regista, altroché! Inoltre, timidissimo, l'idea di fare "l'attore" non mi attirava neanche un pò. Come avrei fatto, poi? Già tutta l'operazione si presentava assai ardua per dei ragazzini, figurarsi mettersi a fare l'attore / regista!
Alla fine, riluttante, accettai, più per disperazione che per altro. Nei titoli mi camuffai dietro un impossibile pseudonimo: "Nicholas Ade"! Chissà da dove m'era venuto in mente.
Comunque sia, iniziammo a girare intorno al giorno di Pasqua del 1988. Approfittavamo di pomeriggi, festività importanti, domeniche e viaggi fuori porta dei nostri parenti! Fare di nascosto qualcosa che ci appassionava era elettrizzante: avevamo il copione, la telecamera, i costumi (Walter Gano in pratica è vestito uguale per tutta la durata del film) e anche le locations, divise tra parchi nei pressi delle abitazioni, posti abbandonati e le case vuote che prendevamo d'assalto appena possibile.
Gli effetti speciali li realizzammo principalmente utilizzando della cera, che impastavamo con sciroppo e Ketchup, costruendo così gonfiori, ferite, accoltellamenti!
Tutto liscio, dunque? Neanche per idea! La lampada laser, costosissima, si ruppe al primo giorno di riprese, con gran felicità del papà di Nico, quando lo venne a sapere, inoltre tutta una serie di situazioni comuni per ragazzini di quell'età (piccole punizioni, contrattempi, presenze a eventi familiari) ci costringevano a girare solo quando si poteva, cioé raramente; ma la cosa proseguiva, cominciava ad avere un senso! Non mollavamo.
Il cast anche aveva il suo da fare! La ragazzina che doveva recitare la parte di fidanzata di Walter Gano, Monica, quando lesse il copione e, soprattutto, mi vide in faccia con l'assurda acconciatura che avevo allora, non ne volle sapere! Non ci fu verso di farle cambiare idea: così passò da ragazza di Gano a semplice amica! Sigh.
Ora arriviamo al punto lanciato in cima a questo post: perché ricordo ancora tutte le battute a memoria?
Semplice: perché le imparammo a memoria, una dopo l'altra, tutti assieme.
Come a teatro.
All'epoca non esisteva montaggio, specie per degli sprovveduti come noi, né digitale né analogico. Se sbagliavi una battuta, un'entrata in scena, un movimento, dovevi stoppare e tornare indietro col tasto "rewind" fino a ripeterla di nuovo. Le vecchie telecamere avevano però dei secondi di giro a vuoto, che rischiavano di rovinare o - peggio - cancellare, quello che avevi inciso prima, ed erano guai. Grossi, grossi guai.
Per ovviare a tutto ciò, quindi, si era deciso di provare e riprovare le scene senza telecamera, come a teatro: per qualche ora si provava e poi, quando ci si sentiva pronti e avevamo smesso di ridere come dei beoti, registravamo la scena!
Sbagliavamo ugualmente, inutile dirlo, ma con più classe! Qualcuno si dette una portata in pieno volto, io caddi dopo l'uscita di scena facendo ridere a crepapelle tutti quanti, un altro confondeva i nomi dei personaggi etc.
Il caffé era Coca Cola, le armi con il tappo rosso dipinte con rossetto nero, le situazioni e i personaggi improponibili, ma alla fine dell'estate lo avevamo finito completamente! Avevamo il nostro film!
Prima di darlo in pasto ad amici e parenti, però, proposi una visione collettiva da fare in gran segreto, solo noi che avevamo partecipato: la cosa si tenne un pomeriggio di domenica, a casa di Nico.
Il "film" trascorse nel buio, nel silenzio più assoluto.
Finito.
32 minuti circa.
Alla fine mi alzai e accesi una luce. Dei miei compagni nessuno parlava; avevamo girato una gran cacata!
"Signori!" dissi io con aria trionfante,  ignorando gli occhi cerulei degli altri, "abbiamo girato un gran bel film!"
Gli sguardi dei compari, però, dicevano l'esatto contrario.
Diedi un colpetto di tosse: "Vabbé, diciamo che avremmo potuto fare peggio!"
"Non vedo come." replicò amaro uno degli amici, mettendo fine al dibattito post proiezione.
Per fortuna, alla fine, il film ebbe un "successo" clamoroso: ci si affezionarono un pò tutti, venne proiettato anche ad una scuola media tra risate e applausi degli scolari.
Se ne tramandano gesta e leggende ancora oggi, nella mia famiglia o presso i miei amici.
In realtà, 28 anni dopo, del film non è rimasto granché: l'audio é incerto, la pellicola riversata da una vecchissima VHS (ne usammo una su cui stava registrato il concerto di Madonna che aveva mia sorella, poiché non avevamo i soldi per comprarne una nuova) è piena di luce e graffiata.
Però il ricordo, tenero e goffo di quegli anni, é rimasto tale,  assieme alle più grandi risate della mia vita, sul "set", e al ricordo di tutti coloro fecero l'impresa, alcuni amici miei ancora oggi!
Insomma, nei panni di Walter Gano o in quelli di acerbo regista, non risultai questa gran cosa ma, ve lo assicuro, accidenti se ne valse la pena! ;)

 Vi lascio con i "credits" del film! Anzi, del cortometraggio!

La bambola di Cristallo.
Nicholas Ade, Stefano Strippoli, Roberto Romano, Monica Romano, Emanuele Pangrazi, Massimo Trincia, Nazzareno Panella,  Roberto.

Soggetto e sceneggiatura: Francesco L. P. 88
Effetti speciali: Francesco L. P. 88 e Nico Condò.
Montaggio e aiuto regia: "Nico Condò".
Musiche: rubate a gruppi e cantanti!
Produzione: CHV Video.
Regia di Francesco L. P. 88

Un misterioso maniaco ha preso di mira i reietti della società: strangola, uccide, accoltella drogati, senzatetto, falliti. Sui corpi straziati, infine, lascia una bambola decapitata.
Delle indagini si occupano Walter Gano, reduce da una magra figura che gli ha portato una scarsissima fama presso i cittadini, e Baldi, un poliziotto che non brilla certo per acume.
Via via vengono sospettati diversi personaggi, tra cui uno strano individuo che colleziona musica e uno spacciatore di quartiere, ma la soluzione alla vicenda é più vicina al poliziotto di quanto lui stesso riesca a immaginare...








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