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sabato 31 dicembre 2016

Un piccolo pezzo di pezza.




Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
Beh, ciao, come stai? Io bene. Quest'ennesimo San Silvestro lo passerò con la mia solita faccia, quella divisa a metà di chi ha voglia di piangere ma all'altro gli scappa da ridere.
Dopo 42 "ultimi dell'anno" passati insieme cosa potrei dire stanotte? Qualche frase fatta, molte banalità.
Che stupido, pensare che di alcuni di questi veglioni passati insieme mi sono pure lamentato.
Tu che farai?
Io? Nulla di che. Mi tappo in casa, ti rimpiangerò. Le solite cose, insomma.
Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
Li ricordi? Negli ultimi anni venivano spesso a farti visita.
Io non li ho mai visti, anche se me ne parlavi sempre. Pensa che fesso, a un certo punto ho creduto che non esistessero, che fossero frutto della tua immaginazione... anzi no, peggio! Della tua malattia.
Qualche volta mi sono persino arrabbiato, permettendomi di urlarti in faccia che bisognava smetterla, una buona volta, con questa storia!
Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
Tu li vedevi, non è vero? Certo che si. Eccome! E avevi quel sorriso dolcissimo, che sono tra i fortunati ad aver visto, fino all'ultimo.
Mi chiamavi a bassa voce, senza farti sentire, chissà da chi, chissà perché. Qualche volta mi sono arrabbiato, qualche volta venivo: mi indicavi un posto nascosto, nella stanza, nella quale vedevi questi buffi personaggi e sorridevi.
Perdonami, non riuscivo a vederli, non li ho visti mai.
Perdonami.
Quando in una delle ultime volte che ci siamo visti mi hai chiesto gentilmente di portarti un piccolo "pezzo di pezza" non ho capito e non ho potuto accontentarti.
Sono sempre stato un pasticcione, lo sai, con la testa tra le nuvole e il carattere un pò burbero, ma solo quando non serve.
Se me lo permetti, stavolta, vorrei portarti quel piccolo pezzo di pezza, all'indirizzo che vuoi tu. A qualsiasi ora. Salgo io, se vuoi, che ci vuole? Per favore, permettimi di farlo.
E' una cosa che serve più a me che a te, come quasi sempre tra di noi, del resto.

Ciao, ti auguro buon anno, a te e a tutti i tuoi amici:
Un pappagallo blu, un dottore, una tartaruga, una suora, un bambino e una signora.
E chiedigli scusa, se potrai.
Non erano loro a non esistere, ero io a non esser mai stato capace di vederli.

Con profondo amore,
Francesco.

domenica 18 dicembre 2016

Ironsword, gazetteer 2017.

Ciao a tutti!
Questo primo appuntamento con il (o la? Boh!) gazetteer di Ironsword, che nelle intenzioni dovrebbe essere annuale in chiusura di anno, vuole qualche premessa.
Chi scrive, ormai lo sapete, non è un professionista: per cui ogni notizia, tutte le anteprime che scriverò qui, potrebbero subire variazioni o, addirittura, totali stravolgimenti a seconda del fiume della mia vita. Oddio, non che questo non possa valere anche per chi scrive o fa fumetti per mestiere, ma insomma... andiamo avanti!
Il 2016 ha già visto molte cose, vi pare? Una nuova testata per la Grande Morte Bianca che ha raggiunto, negli ultimi tempi, una pubblicazione quasi trimestrale! Mica male, no? Ecco allora qualche anticipazione sull'anno che ci aspetta:
Il prossimo numero, il 4, che vedete in alto nella cover d'anteprima, si intitolerà "Il cimitero degli assassini", seguito in estate dal 5, "Lettera da Mushroom Cape", avventura unica.
A seguire "Il duca di Mulligan", autunno, che sarà un'avventura ben più ampia, che proseguirà per qualche tempo ("Quale giustizia?" sarà il numero 7 e così via), che ci accompagnerà praticamente verso l'inizio del 2018.
Il 2018 vedrà giungere sulle pagine di Ironsword un vampiro MOLTO famoso, e poi un'oscura, drammatica caccia fatta all'interno di un tetro maniero. Di più non vi dico, non dovevamo parlare del 2017? E va bene, ancora un'anteprima... queste due storie, composte da più albi, ci porteranno nel cuore del 2019 che, per chi non lo sapesse, vedrà Ironsword "festeggiare" il suo 30° anno di vita!
Come festeggeremo? Serate, eventi, gadget? No, niente di tutto questo (l'avete avuto per il 25° anno, se ve lo siete perso o non ve n'è importato niente io non so che farci!)... i 30 anni del personaggio verranno celebrati (?) con una lunga, vibrante vicenda che ci racconterà per intero, senza esclusioni, il passato della Grande Morte Bianca!
Chi vivrà vedrà, che non si sa mai.

domenica 11 dicembre 2016

L'imbonitore.

Frequento le mostre / mercato del libro e del fumetto da qualche anno, come ho più volte scritto. Talvolta, fortunosamente, ho persino partecipato in qualità di autore.
Anche ieri pomeriggio ero a "Più Libri Più Liberi", la bella kermesse romana dedicata alla piccola e media editoria, tra cui (e non saprei dove collocarla) il fenomeno degli editori indipendenti. Ergo, con seguito di autori altrettanto tali.
Ebbene, qui come altrove c'é un fenomeno piuttosto in ascesa che, francamente, mi disgusta.
Quello dell'imbonitore.
L'imbonitore è un autore (o presunto tale), che si colloca fuori dallo stand (suo o della casa editrice che lo ospita) fermando i visitatori magnificando il valore del suo libro e dell'edizione, presentandosi invadente come uno scrittore e tentando, in definitiva, di appioppare il suo volume a quanta più gente possibile: avete presente quelli che danno i volantini, i buoni sconto per strada o che vi tirano per la giacca quando visitate il mercato di via Sannio per ammollarvi una giacca o un paio di anfibi militari?
Ecco, uguali. Solo che un libro non è una giacca, un vecchio orologio o un paio di scarpe rotte.
E un autore non dovrebbe essere un imbonitore, peggio che mai di se stesso.
Questo è quanto, la penso così.
Certo, la maggior parte delle volte riusciranno a vendere un numero significativo di copie: ma non lo faranno, badate bene, per la qualità delle stesse: chi può giudicare un libro da otto secondi in croce in cui viene magnificato da colui che l'ha scritto? Lo venderanno grazie all'incredibile faccia tosta e alla debolezza che hanno sovente le persone più timide, incapaci di dire no per non offendere chi sta di fronte.
E' un meccanismo quasi perverso, di certo poco dignitoso.
"Ciao, hai due secondi?" ti aspetti che reclamizzi una raccolta di firme contro questa o quell'altra legge, che tenti di venderti un iscrizione a qualche improbabile scuola d'arte o uno di quei droni che vanno tanto di moda oggigiorno: e invece no! E' uno scrittore e si aggira per la fiera in cerca di gente cui vendere la sua produzione. "Ti piace l'horror? Perché io sono uno scrittore che ha appena pubblicato" e bla bla bla.
Poi, cosa vuol dire? Magari l'horror mi piace ma solo quello fatto bene.
Un vero autore, sicuro di se stesso, non va in giro a cercare di carpire lettori come al mercato del pesce. Non è il suo lavoro, il suo ruolo, e non dovrebbe essere il suo primo fine.
Noi autori indipendenti (mi ci metto anche io, con tutti i miei difetti), lottiamo quotidianamente contro alcuni luoghi comuni (più o meno reali) e contro l'ostilità, sovente neppure tanto mascherata, degli addetti ai lavori. Ecco, quante volte avete letto battermi da queste righe contro la ghettizzazione e la generalizzazione cui siamo costretti?
Certi personaggi, ahimè, non fanno che gettare discredito sull'intera categoria delle pubblicazioni indipendenti.
Perché? E' semplice: il loro unico, vero scopo, è quello di vendere. Non gliene importa nulla di controllare, editare e verificare fino allo sfinimento ciò che hanno scritto. Devono vendere. Tante copie, a chiunque. Bambini compresi.
Quante di queste persone che hai forzato, in qualche maniera, a comprare un tuo titolo torneranno da te? Quanti apprezzano la tua invadenza, la tua sfacciataggine d'autore: "Ciao, sono Luigi e ho scritto un libro."
Io ritengo che siano davvero poche, una percentuale irrilevante.
Non è così che si può trovare un posto nell'editoria. Non è questo il modo di comportarsi, a mio modesto avviso.
Noi contiamo, quando va bene, su poche decine di lettori abituali, diciamo pure "fissi". Chi ne ha un paio di centinaia è autorizzato ad andare a mangiare ostriche e Champagne. Di questi, alcuni potrebbero avere piacere nel venirti a cercare (loro) in qualche fiera del fumetto o del libro in cui sei ospite (invitato o a pagamento). Questo è il servizio che puoi rendere loro.
Ti sistemi come meglio credi, tentando di creare un ottimo stand, con i tuoi lavori in bella vista, prezzo ed eventuali gadget compresi.
Questo dobbiamo fare. E' una specie di servizio che proponiamo a chi ama il nostro lavoro.
Ed è bellissimo quando qualcuno si avvicina, magari arrivando da molto lontano, chiedendoti se sei tu ad aver scritto questo o quel titolo, e che avrebbe tanto piacere a stringerti la mano.
Il resto è secondario. Persino la vendita.
Chi è in questo settore, dal primo degli editori all'ultimo dei commessi d'una libreria, ha un grande privilegio, ma anche un onere: vende e propaga cultura (non nel caso dei miei libri e dei miei fumetti), bisognerebbe comportarsi di conseguenza.
Noi indipendenti veniamo accusati di sciatteria, sciacallaggio, incapacità, cialtronaggine.
Ecco, comportandosi come imbonitori da elisir del vecchio West, diamo loro ragione.
Molti, una volta abbindolati dalle vostre maniere, potrebbero scoprire che il libro che avete scritto, magari, fa anche pena. Non torneranno più. Non solo: potrebbero sviluppare una sorta di pregiudizio per cui potrebbero non comprare e leggere più nulla che non provenga dallo scaffale di qualche grossa libreria di città.
Sarebbe un vero peccato.
Di autori bravi, che scrivono, dipingono o disegnano per il puro amore del farlo, ce ne sono ancora molti, in giro, io ne conosco svariati.
Nessuno di loro si aggira per le vie di Lucca o di Novegro tentando di spacciare per capolavori i propri lavori, con l'assurda idea di venderli tutti.
Tanto poi ci si sposta col proprio carrellino in un'altra città e il gioco ricomincia.
Molti di coloro lo fanno, e che magari mi stanno leggendo proprio ora, avranno scoperto che le copie da vendere non bastano mai, specie se i soldi li avete messi voi: per lo spazio che vi ospita, per il viaggio, per le spese, per le copie da esporre. Andare pari sarebbe già un grosso risultato.
Ebbene, qui non sono solo i soldi a essere in ballo.
Molto, troppo spesso, c'è la dignità di un autore, indipendente o meno.
E quella non ha prezzo. Almeno per ora.




lunedì 21 novembre 2016

Altri due miei titoli su aNobii!

Da oggi è possibile cercare e mettere "in libreria" sulla popolare piattaforma degli appassionati di libri altri miei 2 titoli: "Che l'inverno ti sia lieve" e "L'ultima era dei giganti".
Che aspettate? Aggiungeteli anche voi alla vostra collezione! :)
http://www.anobii.com/home

venerdì 28 ottobre 2016

Una vita da zombie: l'autobiografia di Giovanni Lombardo Radice.

Ciao!
E' uscita ieri, in anteprima durante la presentazione romana, l'autobiografia del regista / attore / sceneggiatore Giovanni Lombardo Radice (John Morghen, per gli appassionati di horror americani).
Dalla prossima settimana la troverete in tutte le librerie.
Ero presente, ieri, alla Mondadori di via del Pellegrino (Campo de' Fiori) dov'è stata presentata insieme a Edoardo Margheriti e Marco Giusti:
Conosco Giovanni da un pò; prima timidamente, poi sempre più assiduo frequentatore della sua pagina Facebook e infine avendo avuto l'occasione di conoscerlo personalmente in un paio di occasioni "mondane": sapevo, quindi, che la presentazione del volume (358 pagine per €. 18,90 di spesa per i tipi della David and Matthaus Editore) sarebbe stata ricca di interesse e ironia.
Perché affibbiare all'artista romano la sola etichetta di "attore di genere" sarebbe quantomeno limitativo. Giovanni Lombardo Radice, infatti, è attore di cinema (anche internazionale), teatro, scrittore e sceneggiatore (sua la popolarissima serie tv "I ragazzi del muretto", per fare un solo esempio), e uomo di cultura, proveniente da un'interessante casata romana.
Giovanni parla perfettamente 3 lingue, sa recitare, andare a cavallo e non se la cavava niente affatto male pure con la danza. Poi, si, è universalmente noto per la capoccia trapanata da Venantino Venantini in uno dei capolavori di Fulci "Paura nella città dei morti viventi", ma vabbé, vi consiglio la lettura di questo libro per il piacere di conoscere un mucchio di dietro le quinte narrati con arguta ironia e disincantata (auto) coscienza o, fosse solo, per una sana e piacevole lettura narrata da un uomo che, di certo, non ha peli sulla lingua!
Ecco alcune foto di Giovanni sui vari set:
Chi scrive, da ragazzino, era un appassionato spettatore di film horror. Beh, diciamo pure che ero un fanatico del genere! Oggi, alla veneranda età che mi ritrovo, quando mi capita di rivedere uno dei vecchi titoli che mi piacevano così tanto, mi scopro annoiato o ironicamente infastidito. A parte quei 10 / 15 titoli che ancora adesso amo da morire. Tra questi, sicuramente, ci sono 3 titoli di Lucio Fulci. Insomma, mi piace "il cinema di genere" italiano a dispetto dei mostri sacri internazionali, cui guardo sempre con un innato distacco! Per questo, tempo fa, quando ho avuto l'occasione, mi sono fatto autografare da Giovanni la fotobusta del film zombesco di Fulci, che fa ancora bella mostra di sé su una parete del mio studio:
Vi lascio con il link al sito dell'artista, qualora vogliate approfondire le mie poche, generiche informazioni...
... e con la dedica ricevuta sul volume ieri!
Alla prossima! Ciao!








domenica 16 ottobre 2016

Ironsword: l'originale di Joevito Nuccio.

Salve.
Della splendida cover realizzata da Joevito Nuccio ("Zagor", Sergio Bonelli Editore) ne abbiamo ampiamente parlato quando, nel 2014, uscì il corposo volume che racchiudeva la trilogia fantasy della Grande Morte Bianca. Oggi, invece, sono qui per la gioia di aver ricevuto l'originale di quel disegno tanto apprezzato. Eccovelo sopra.
Allego anche il bozzetto, sempre inviatomi dall'amico Joe, che vede un passaggio del certosino lavoro del disegnatore siciliano.
Sperando di aver fatto cosa gradita postando questi lavori, ringrazio di cuore Joevito e vi consiglio caldamente di seguirlo nel suo lavoro sulla serie dello Spirito con la Scure.
Come avrete capito ne vale la pena!
Ciao!

venerdì 14 ottobre 2016

La mia pagina Facebook: la vetrina.

Ciao!
Da qualche tempo le pagine Facebook dedicate a un autore, un marchio o un prodotto hanno le loro brave vetrine, e la mia non fa distinzione! Eccola:
https://www.facebook.com/diariodiunpessimoautore/
Per chi fosse interessato vi sono riportati tutti i titoli dei romanzi, racconti o altro da me prodotti con i relativi link per eventuali acquisti.
Grazie dell'interesse e perdonatemi la pubblicità.


giovedì 13 ottobre 2016

Un anno dopo.


La prima volta che vidi questa casa fu nell'estate del 2015.
Avevamo bisogno di traslocare, e pure nel breve. Prezzi d'affitto che si facevano strangolatori ogni mese di più, zona caotica e iper trafficata. Nella vecchia abitazione mi ci ero trasferito nel luglio del 2005, in fretta e furia.
Non l'ho mai sentita come mia; ancora adesso, dopo averci passato quasi 11 anni della mia esistenza, non m'é rimasto nulla di lei, addosso. Passati. Così, come nulla fosse. Senza rancore.
Questa mi capitò, come sovente accade nella vita, quasi per caso. E non era invitante, eh, assolutamente! Bagno inesistente, pareti da sistemare, sporcizia, incuria.
Eppure...
Eppure, dopo averci messo piede la prima volta, dopo aver sceso lo scalino dell'ingresso... e aver veduto l'ultima stanza, in fondo, dove avrei messo lo studio... beh, doveva essere mia!
Dissi ai miei familiari: "Qui passeremo il Natale!"
Era maggio (o luglio, non ricordo più!) e mi guardarono come si guarda un povero deficiente, con sopportazione e rassegnazione.
Invece, tra poco, passerò qui il secondo, di Natale, e mi sono ambientato subito. Dopo poche ore.
Qui ho pianto, riso, accolto amici, fatto progetti, subito brucianti sconfitte, cercato un senso alle cose.
Qui ho perso per sempre il sorriso di mia madre.
Ma qui, nelle sue stanze, nel lungo corridoio, di quelli che si facevano una volta a Roma, ho anche reiniziato a salire. Le mie tavole saranno più belle, le storie più accurate, perché posso concentrarmi e fingere, qualche volta, di essere un autore bravo. Senza distrazioni.
Non posso dire di essere un uomo contento, cara la mia abitazione, poiché è una cosa, un concetto, che non mi appartiene. Ma sereno, si.
Oggi, mentre digito, sono una persona serena.

venerdì 9 settembre 2016

Ironsword n°2: La spada di Nigel Nightforge

Il nuovo numero di Ironsword!
Un abile ladro riesce a intrufolarsi nell'abitazione di Ironsword e Morgana, rubando lo spadone "Midnight", che la Grande Morte Bianca era riuscito a farsi forgiare da un vecchio, leggendario nano maestro.
Chi lo ha rubato? Perché? Soltanto la magia di Morgana potrebbe dare qualche risposta...

lunedì 5 settembre 2016

Narni Comics e Games 2016: riassuntone!

Ciao a tutti.
Solitamente, quando si è di ritorno dall'essere ospiti in una mostra / mercato del fumetto, si incomincia dai ringraziamenti.
Ciò, posso presumere, potrebbe risultare stucchevole per qualche lettore dall'anima candida; "Ma come?", potrebbe tuonare costui, "cosa me ne importa a me se ti sei trovato bene col gatto, il cuoco egiziano o la nipote dell'organizzatore? Io vojo sapè se  i disegni erano belli, gli autori numerosi e le cosplayer avevano le tette di fuori!"
Magari ha ragione (tanto, poi, i ringraziamenti li faccio alla fine del post)... quindi io, che sono un bastian contrario di natura, incomincerò questo post dalle scuse. 
Mi scuso principalmente con tutti coloro mi conoscono (da Facebook, dal blog, dalla pagina ufficiale o da qualche social che abbiamo in comune) e che non ho riconosciuto a Narni vedendoli di persona: per fortuna sono venuti loro risparmiandomi la figura del cafone, che sono certo non mi appartenga! Poi con quelli che non ho potuto salutare alla fine, a causa della confusione dello svuotamento stand, della stanchezza o del semplice rincoglionimento; infine le persone alle quali avevo promesso una visita alla loro postazione che poi non ho potuto fare per i più disparati motivi.
Ecco.
Il resto è tutto bello. 
Credo che Narni sia l'unico posto in cui mi senta a casa escludendo la mia vera abitazione.
Dice: ma a Narni ci sono sempre un mucchio di autori bravissimi e professionali (in questa edizione c'erano due disegnatori straordinari che non incontrate propriamente in ogni occasione come Roberto De Angelis e Raffaele Della Monica) tu che ci stavi a fare?
Cosa ci va a fare un quasi autore come me a una mostra mercato? E a Narni, che è una delle migliori?
Pensate di farmi una domanda scomoda? E invece no. Rispondere è facilissimo.
Andando per esclusione: non vado per vendere. Oddio, se poi riesco a dar via tutti i volumi portati e a comprarmi una Ferrari (nera che rossa è pacchiana) non ci piango sopra, ma solitamente non è così. 
Si vende pochino e su quel pochino si guadagna ancor meno (quasi tutto il prezzo di copertina se ne va tra stampa, distribuzione, editore per chi ce l'ha etc.) 
Non si va per farsi conoscere. 
Che significa, poi? Forse stringere decine di mani farà si che ognuno si ricordi il tuo nome, quello che scrivi e dove trovarti una volta tornato a casa? Ti farà emergere tra milioni di anonimi, sorridenti autori che hanno tutti le stesse espressioni dietro lo stand?
Non me ne vogliate, ma ne dubito.
Io ci vado per un motivo che è semplicissimo: ci fosse al mondo anche un solo lettore che ha visionato i miei lavori e ha voglia di venirmi a parlare di persona, queste occasioni sono il modo per farsi trovare. Ritengo sia sacrosanto metterci il viso, una volta tanto.
Vi assicuro che stringere la mano a una persona che ha fatto decine di chilometri per scambiare due chiacchiere con voi dal vivo è una sensazione fantastica (a meno che non abbiate tra i vostri lettori Jack lo Squartatore). 
E' una specie di servizio, dunque? Si. Un servizio che ritengo vada svolto almeno una volta l'anno. Se poi riuscite a vendere anche vostra nonna e a firmare un contratto decennale con la Feltrinelli buon per voi. A questo punto, però, il solito burlone starà pensando: e se non viene nessuno? Se nessuno ha voglia di incontrarti e tu rimani 24 ore come un ebete seduto dietro ai tuoi libri mentre milioni di persone ti passano davanti ignorandoti come farebbe uno stercorario con un ambiente asettico?
Pazienza. Alla fine della fiera sistemerete la vostra roba negli scatoloni e tornerete a casa comunque soddisfatti: voi la vostra mossa l'avete fatta. Eravate lì, eravate pronti a incontrare qualche vostro seguace e sapete che era la cosa giusta da fare. Il resto non dipende più da voi.
Ma non capita mai, fortunatamente. 
In questa due giorni narnese la stanchezza è stata tanta, ma la soddisfazione pure: le fiere come questa sono ancora a misura d'uomo, puoi incontrare il tuo idolo e scambiarci due parole senza essere travolto da una fila inferocita o infilzato da un cosplayer travestito da Belzebù.
Fa piacere inoltre trovare nuovi lettori che hanno interesse verso "Ironsword", un personaggio che ha ormai quasi 28 anni (praticamente una specie di mia ombra putativa) e che per ignoti motivi riscuote ancora un certo "successo".
Vi lascio con quello che ho preso (avuto da amici autori o comprato presso i vari stand di venditori).




Sopra la toccante cover di un bel volume dedicato al recentemente scomparso creatore grafico di "Zagor", a cura degli amici del forum di Scls.it 

Sono un leoniano di vecchia data. Quindi non potevo mancare dall'acquistare il bel volume con stampa firmata dallo stesso autore veneziano!

Il mio amico Ivano Codina, un fuoriclasse della matita: guardate sopra e sotto che roba!

... e poi, beh: il fiore all'occhiello dei miei acquisti: una tavola originale del mio grande amico Joevito Nuccio tratta da un bellissimo episodio di "Zagor" scritto da Moreno Burattini e illustrato proprio dall'autore siciliano, che pochi anni fa omaggiò anche il mio "Ironsword" con una strepitosa copertina.
Un pò di stampe, qui sotto, che tanti disegnatori mi hanno autografato. Guardate che bei disegni! Sono praticamente tutti amici miei, con Moreno Chiacchiera e Marcello Mangiantini anche compagni di avventure, spesso e volentieri!
Ok. Rifatti gli occhi? 
Ora via ai sacrosanti ringraziamenti. In primis a Giovanna Degl'Innocenti e a Mauro Laurenti, non tanto e non solo per l'organizzazione (come fanno? La mostra di tavole originali a Palazzo Eroli era bellissima! Io non so mettere assieme il pranzo con la cena!) quanto per la stima, l'amicizia e - diciamolo - il coraggio di continuare a invitare una pipp... ehm, volevo dire un quasi autore come me! Commosso per davvero ringrazio.
Poi i miei compagni Spectrum e Valerio la Martire, autori seri e "veri", con i quali i viaggi sono sempre meno faticosi.
Tutte le persone che sono venute allo stand per una parola, un'informazione, un saluto. Lo ripeto, la vostra visita rende la mia presenza lì un qualcosa di sensato e dannatamente piacevole.
I miei compagni di stand, davanti, dietro e ai lati: alle volte se capitate male o separati può essere un problema, invece tutte le persone attorno a noi erano piacevolissime! Gran risate anche alla cena di gruppo.
Ultimo ma fondamentale ringraziamento al mio amico Alessio Cremisini: senza la sua presenza allo stand le cose sarebbero state assai peggiori. Grazie di cuore.
Il professore, come non bastasse, si è cimentato in un bel disegno di "Ironsword": come debutto direi che non è affatto male, che ne dite? Ha centrato l'essenza del personaggio. La dedica l'ho censurata per pudore!

Il minimo che potessi fare era un disegno per lui, davvero il minimo sindacale.
Eccolo qui sotto!
E' tutto. Vi lascio con le foto del mio stand, qui in basso.
P. s.
Fossi in voi terrei d'occhio il giovane "Willy", al secolo Marco Villa: ha debuttato in questi giorni su "Dampyr" e gli ho visto fare certi sketch agli appassionati da lustrarsi gli occhi! Inoltre è un gran bravo ragazzo, ma su questo non avevo dubbi.
Ci si risente, eh?








martedì 2 agosto 2016

Narni Comics e Games 2016.

Ciao! Sabato 3 e domenica 4 settembre sarò ospite della manifestazione umbra "Narni Comics & Games", con vendita dei romanzi "Ironsword - La trilogia", "Che l'inverno ti sia lieve" e il nuovo, "L'ultima era dei giganti"!

domenica 17 luglio 2016

Ma pubblicarsi da soli va bene?

L'argomento, in verità, mi stuzzicava già da un pò, e altre volte lo avevo sfiorato proprio da queste colonne.
Leggendo infine il post di un giovane editore romano (appena lo ritrovo lo posto), l'argomento, affascinante quanto sottilmente ambiguo, m'è tornato prepotente in testa!
Noi, alla fine, e dico noi indipendenti, indi, sciolti o quel cavolo che vi pare, abbiamo il diritto di pubblicarci da soli? Si lo so, uso una parola forte: "diritto".
Ce l'abbiamo? Siamo noi a dover rispondere? O dovrebbe farlo Lui, il lettore?
Chiaro, le critiche sono di facile lettura e piuttosto populiste: chiunque, in definitiva, anche un totale analfabeta, può prendere la stupidaggine che ha scritto in 24 ore, caricarle su una tipografia on line, stamparle in duemila copie o vendersele su molti siti specializzati in questo particolarissimo settore e tanti saluti.
Ingolferà il mercato, già saturo, di immondizia che la maggior parte del lettore navigherà a fatica e con un pizzico d'incoscienza, facendo passare la voglia a chi già acquista cose da leggere con estrema pigrizia.
Poi, lo sappiamo che non è tutto: la maggior parte di questi testi non sono editati (non subiscono cioè un lavoro di editing mirato a correggere errori, refusi, incongruenze etc.) e non passano alcuna barriera tra il suo autore e il pubblico; ossia, una volta usciti dalla penna dello scrittore, iniziano subito a navigare nel mercato senza il giudizio, talvolta tutt'altro che scevro da pregiudizi, di un parente o di un amico.
 Per tacere di chi sfrutta biecamente lo scrittore in erba proponendogli contratti svuota tasche costringendolo a comprarsi dozzine di copie del proprio manoscritto promettendogli distribuzione e altro che, naturalmente, non avrà mai.
Va bene, escluso ciò, torniamo a noi: abbiamo il diritto di farlo? Di sostituirci a professionisti del settore con anni e anni di carriera (e pubblicazioni alle spalle) per sfornare testi che, sovente, non hanno nulla di professionale?
Non so precisamente cosa accada negli altri paesi, ma qui da noi, in Italia, é la prassi. e non solo nell'editoria.
Alzi la mano, tra di voi, chi non ha mai portato il proprio PC da un negozio di assistenza scoprendo che i responsabili non sapevano distinguere una radiolina tascabile da un lampadario; una bella formattatina, un programmino installato gratis e il computer é bello che pronto! Per tacere di gommisti incapaci e di commessi di pet shop che fanno confusione con i vari mangimi (no, il diamante mandarino non mangia la stessa miscela di semi del pappagallo cenerino!)... tutto questo, insomma, per spiegare che in Italia puoi aprire l'attività che vuoi anche senza aver maturato prima alcuna esperienza! Puoi improvvisarti tecnico, cuoco, informatico e scrittore!
Quest'ultima categoria é vista assai peggio delle precedenti! Se farai un pessimo gelato alla vaniglia il malcapitato cliente se ne andrà altrove, ma se sforni una porcheria di romanzo verrai tacciato di crimini contro la letteratura!
E' proprio così.
Ma siamo così sicuri che sia stato l'avvento di internet a fare di noi degli aspiranti artisti? Io no.
Stephen King e tanti altri scrittori hanno iniziato vendendo a compagni di scuola, amici o parenti le fotocopie delle loro opere in erba (o ciclostilate) ben prima dello sviluppo mondiale della chiocciolina, senza inoltre avere la possibilità di impaginare a dovere i loro testi con copertine accattivanti o altro. Credo solo che la rete abbia reso più facile tutto ciò, e più radicale. Ma non ha creato un accidenti.
Gli indipendenti ci sono sempre stati, e credo saranno sempre presenti sul mercato.
Io sono uno di essi, quindi mi sento sempre chiamato in causa quando ne sento parlare.
Personalmente non ho mai scritto e pubblicato per soldi (ho un altro lavoro), per la fama (?) o per ingolfare il mercato.
Ho 42 anni (quasi 43) e ho "pubblicato" appena otto romanzi in tutto questo tempo.
Sono un frustrato? Direi di no.
Vorrei raccontare due mie esperienze tra i professionisti del settore che credo servano alla discussione.
La prima fu nella metà del nuovo secolo, quando venni contattato da una giovane casa editrice bolognese, che dopo un'infinita trafila per farmi presente che loro erano loro e io "non ero un cazzo", mi propose un contratto per il romanzo fantasy "La Ballata del Cammino Lontano"; dopo impiegati, assistenti, segretari e vice capi riuscii a parlare con l'editrice vera e propria, scoprendo che aveva letto approfonditamente il mio libro, senza tuttavia averne capito un accidente sullo spirito originario!
"... se vuole venirne a parlare di persona, caro signore", furono più o meno le sue parole al telefono, "sappia che il prologo del racconto é per noi totalmente inammissibile. Va bene il turpiloquio, la violenza, ma quell'incipit andrà tagliato!"
Io non andai mai a Bologna e non firmai quel contratto.
Feci bene? E chi lo sa! Di certo l'incipit "inammissibile" é la cosa piaciuta di più a chi ha letto il libro e me ne ha parlato, colpito da un inizio tanto crudo e inaspettato.
So poche cose della narrativa, naturalmente, essendo nessuno come fatto notare, ma una cosa l'ho imparata: se non incateni chi ti sta leggendo subito lo perdi, e lo perdi per sempre.
Pochi riaprono un testo che li ha delusi da principio! Puoi prenderti tutte le pause che vuoi, dentro, ma inizio e fine lo devi saper fare bene.
Nel 2009, poi, la "grande occasione": dopo aver vinto un piccolo concorso tra autoproduzioni con il thriller "L'apostolo nel buio", mi viene proposto un contratto con una grande casa editrice italiana, una delle maggiori; non mi produrranno, per carità, ma sono disposti a distribuirmi presso i loro canali per qualche anno.
Accetto, poiché ciò significa mantenere saldamente in pugno la trama e ogni altro dettaglio della storia.
Il resto, ahimé, é un disastro, un'esperienza raccapricciante!
Dopo aver firmato il contratto, infatti (tre lunghissimi anni), mi rendo conto che mandano in stampa un volume terrificante, di gran lunga peggiore di come lo avrei curato io: caratteri minuscoli per risparmiare sulla carta, grafica scadente, scarsissime note e informazioni pubblicitarie per invogliare il lettore, prezzo da denuncia penale.
Un disastro. Ci rimango malissimo, anche perché qualcuno scrive alla mia casella mail per lamentarsi della carta, dell'impaginazione etc.
"Sono quasi diventata cieca per arrivare alla fine!" mi scrisse una ragazza pugliese, "E chi sei, Tolkien?" si lamentò un altro per il prezzo osceno del volume... tutti fattori per i quali, naturalmente, ero del tutto innocente. Scrissi alla casa editrice, gli telefonai pure.
Non hanno mai risposto.
Nonostante la buona distribuzione il romanzo andò peggio di quando me lo vendevo da solo, e i soldi per i diritti d'autore (circa 15 euro) mi vennero accreditati alla fine dell'anno successivo alla scadenza del contratto.
Oggi rifirmerei? No. Col cavolo.
Ma cosa c'entra tutto questo discorso sul self publishing? C'entra c'entra.
Se é vero, per concludere, che abbiamo una marea di edizioni autoprodotte che non valgono la metà del prezzo di copertina (e ci sono io tra essi, eh, ci mancherebbe) messe lì per rovinare un mercato già claudicante di suo (ma si parla di crisi editoriale dall'inizio degli anni '80!) è altrettanto vero che non vi sono tante realtà editoriali (inteso proprio come gente che valuta la tua pubblicazione) in grado di giudicare con serietà professionale e interessata il lavoro di tanti autori dotati di talento, volontà e dedizione, ma che troppo spesso tentano addirittura di turlupinare il giovane debuttante con proposte truffaldine senza che nessuno intervenga.
Non sono migliori, a parer mio, del ragazzo che inizia il capitolo del suo libro sbagliando il gerundio o l'avverbio.


lunedì 11 luglio 2016

Alla faccia del calcio, il libro che non ti aspetti.


Quando uno dei due autori, Matteo Maggio (l'altro é Giovanni Fasani), che é mio amico già da un pò, ha parlato per la prima volta di questo libro, son rimasto perplesso. Conoscevo già il raffinato intenditore di calcio che é, intendiamoci, solamente mi aspettavo un libro con su in copertina le solite facce: Ronaldo, Messi, Neymar... figure un pò patinate di uno sport che ho amato meno intensamente negli ultimi anni. Di cosa vuoi parlare quando questi atleti riempiono già le tv, le riviste di ogni genere, le pubblicità, ormai tutta la nostra vita quotidiana? Che si sposano con star internazionali, che fanno qualche capriccio, che hanno fisici palestrati e cadono ugualmente giù appena cambia il vento sul manto erboso? Che fanno talvolta i grandi nelle blasonatissime squadre di club in cui militano a forza di miliardi e poi spariscono come nebbia al sole se difendono i colori della propria nazionale? Insomma, ero rimasto freddino.
Avrete già capito, però, che da un classe '73 quale io sono non potete aspettarvi troppo entusiasmo verso il cosiddetto "calcio moderno": io andavo in curva, la domenica, e ogni settimana vedevo correre Maradona, Zico, Junior, Rummenigge, Falcao, Platini, Gullit, Van Basten, Matthaus, Laudrup, Scirea e Zoff! Gente con un grado di continuità mostruosa, con carisma, grinta e, udite udite, vestiva come gente normale una volta uscita dallo spogliatoio.
Ok, sto facendo discorsi da vecchio. Chiedo scusa.
Dicevo del libro: edito da Urbone Publishing, già la copertina in anteprima riesce a colpirmi appena esce: "20 storie dei magnifici anni '80 e '90", strilla infatti il sottotitolo! Bene, si tratta proprio del periodo che ho amato follemente! In più, dato fondamentale, parla di "storie". Non blandi numeri, sterili statistiche o zuccherose rievocazioni di eroi in mutande, no, il libro promette di raccontare "storie" tratte da un passato più o meno remoto.
Devo averlo, non ci sono scuse.
Chi scrive é un vecchio numero 10 di periferia, di quelli che se gli girava non lo prendeva nessuno! Viceversa, se proprio non gli andava, la sua squadra giocava con un uomo in meno! Ne avrei di cose da dire, riguardo certe "trasferte" nelle periferie romane, di arbitri pronti a scapparsene via, di riflettori fulminati e di acqua calda che non scende più e fuori ci sono due gradi.
Ecco, il libro di Matteo e Giovanni, pur trattando calciatori professionisti che hanno finito per giocare campionati di serie A o, addirittura, mondiali, traccia profili, storie e leggende che hanno tutto il sapore di un vecchio campo spelacchiato, di un pallone di cuoio con le cuciture logore e il profumo dell'olio canforato.
Del calcio vero, insomma, che probabilmente non esiste più neppure nelle nazioni più deboli da questo punto di vista.
Scoprirete o rincontrerete vecchi eroi dimenticati, dai nomi talvolta familiari per chi, come me, ascoltava le partite alla radio o attendeva le brevi, noiose sintesi alla tv, di domenica sera.  Gente orgogliosa, tignosa, dotata di talento, che magari sceglieva di restare nella squadra del cuore anche se un'altra gli offriva il doppio. E amen.
Leggerete di paesi impossibili, di campionati fallaci e di notti da tregenda (chi ha dimenticato il 10 a 1 subito da El Salvador durante i mondiali di Spagna '82 a opera degli ungheresi?) e tanta bella roba che riconcilia con questo sport meraviglioso, l'unico al mondo che puoi giocare con chiunque, dovunque. Sarebbe stato facile per i due autori ricorrere a storie "moderne", che intrigano sicuramente le generazioni più giovani e a vendere quindi tante copie in più mettendo un Ronaldo o un Ibrahimovich in copertina. Lodevole invece, a parer mio, questo tentativo di dare spolvero a chi, in un modo o nell'altro, ha lasciato tracce indelebili pur senza indossare la maglia di una nazionale famosa o di un club vincente.
Se anche voi, al termine dell'agile volume, avrete voglia di andare su Google per cercare i visi e le carriere dei calciatori ivi raccontati, allora questo libro avrà fatto su di voi lo stesso effetto che ha avuto su di me!
Vi invito dunque ad acquistarlo, costa poco e si trova in molte librerie on line!
Vi lascio con un innocuo giochino: pensate ai vostri 15 giocatori preferiti di ogni epoca (non necessariamente quelli che ritenete i più forti, ma quelli che vi hanno emozionato maggiormente per motivi disparati), io farò la mia personalissima lista qui sotto e no, ve lo dico subito, non vi saranno modelli dagli addominali scolpiti e i tatuaggi in bella vista.

15- Carlos Valderrama (Colombia)
14- Glenn Peter Stromberg (Svezia)
13- George Best (Irlanda del Nord)

12- Socrates (Brasile)

11- Gullit (Olanda)
10- Bruno Conti (Italia)
9- Paulo Futre (Portogallo)
8- Falcao  (Brasile)

7- Pelé (Brasile)
6- Roberto Baggio (Italia)
5- Johan Cruijff (Olanda)
4- Lothar Matthaus (Germania)
3- Zico (Brasile)
2- Giuseppe Giannini (Italia)
1- Diego Armando Maradona (Argentina)