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giovedì 10 dicembre 2015

Francesco Guccini, se io avessi previsto tutto questo...

Sono un gucciniano.
Siamo in tanti, se é per questo. Uno di quelli che, da ragazzino, veniva preso per il culo dai compagni di scuola perché, a posto dell'orrenda musica techno che cominciava ad andare per la maggiore, si sparava in cuffia temi del Nostro non sempre allegri: "Piccola storia ignobile", "Canzone di notte", "La ballata degli annegati" e vai con tutto il repertorio.
Sono così gucciniano che reputo il suo ultimo album un capolavoro.
D'altronde, Guccini é unico: conoscete un altro artista settantacinquenne che, dopo essersi ritirato dalla scena musicale, riesce a riempire un teatro di 700 posti solo per presentare un libro?
Per questo, quando il Maestrone é nella mia città, non manco di andare ad assistere alla presentazione dei suoi libri o, come nel caso di ieri sera, dello splendido cofanetto edito dalla Universal contenente quasi tutti i suoi brani, qualche nuovo arrangiamento e alcune rarità.
Seppure, a parer mio, il Nostro non é più quel fiume in pieno di una volta (che diamine, sta invecchiando pure lui!) trovo sempre piacevoli e divertenti i suoi interventi. L'ora abbondante scorre via che neppure te ne accorgi; sul serio!
Ieri, al Teatro Eliseo di via Nazionale a Roma (foto sotto), Francesco Guccini presentava, oltre al suo nuovo libro per la Mondadori (sempre foto sotto) il cofanetto a cui accennavo.
Questo cofanettone (disponibile comunque in due versioni) é, inutile negarcelo, davvero la fine di ogni sua attività da cantautore. Pensate che, dopo la produzione del cofanetto ("Se io avessi previsto tutto questo - Gli amici, la strada, le canzoni") é stato trovato del materiale totalmente inedito degli anni ottanta, contenente un Guccini alle Osterie delle Dame di Bologna intento a cantare e a raccontare storie; materiale, ci informano i due moderatori della serata, i critici Ernesto Assante e Gino Castaldo, capace di riempire circa tre CD! Alla domanda se terrà tale repertorio filmato per un prossimo cofanetto, Guccini ha seccamente negato ogni possibilità.
E qui arrivo al dente che duole. 
Ecco, a me questo fatto del Guccini quasi sprezzante rispetto a quel che ha fatto in passato mi spiace, mi irrita, quasi. 
"Io ho sempre voluto fare lo scrittore, più del cantante", dice a più riprese! E può starmi anche bene: non va dimenticato, tuttavia, che oggi può dedicarsi placidamente alla scrittura grazie all'immenso talento di cantautore e, fatemelo dire, un pò anche a noi che lo abbiamo seguito acquistando i suoi dischi, i CD o i biglietti per i concerti.
Mi sembra, e non solo da ieri, che sia insofferente al suo passato. Insofferente verso chi gli chiede di cantare ancora, insofferente verso la lunga fila di fan ("Non é come andare in miniera, ma insomma ho firmato autografi per tre ore" chiosava in una recente intervista) e insofferente verso il Guccini immortalato da vecchie fotografie e ricordi. 
Se Roberto Vecchioni, insomma, un altro che ho avuto il piacere e l'onore di conoscere, ti viene incontro sorridendoti e stringendoti la mano, Francesco ha la testa bassa e una sorta di ermetismo umano che, un pò, dispiace. E' un uomo timido, certo, aldilà di tutto, e la stanchezza dopo tre tappe si fa sentire. Però Claudio Baglioni (che io di certo non seguo), l'anno passato ha firmato autografi, stretto mani e concesso fotografie sino alle due del mattino, nei locali della Feltrinelli di via Appia Nuova.
E neppure lui é più un giovincello. 
Si resta un pò perplessi, inutile nasconderlo. Le dediche che rilascia sono scarabocchi nei quali non si distingue nulla: né la sua firma, né il nome del destinatario. Niente. 
Ma il punto, in fondo, é un altro: può un grande artista andarsene in pensione come un qualunque postino, commesso, impiegato delle ferrovie? Si, può.
L'importante é tenerselo per sé; l'importante é non rispondere piccato a chi gli parla di vecchi concerti e di canzoni capolavoro che, per tante persone, hanno rappresentato un timbro incancellabile della propria vita. Questo é importante. Perché non si finisce mai di sognare, di inseguire, di sperare. Gli appassionati, in fondo, sono così. Vogliono continuare a sognare sempre; l'uomo stesso é così. 
Poi, Francé, io ti vorrò sempre bene: quando ieri hai solo sfiorato la parola "Locomotiva" se n'é venuto giù il teatro, loggione compreso: roba da pelle d'oca. 
Vi lascio con alcune parole sapientemente rievocate da Spectrum, al momento di parlargli un pò di questa serata (il resto delle foto le ho scattate io con il mio cellulare, vogliate essere magnanimi nei vostri preziosi giudizi):

Ah, Keaton, Keaton, che fine hai fatto, Keaton? 
Sei poi andato in malora, Keaton? 
Lo sai che ti sto venendo a cercare? 
Keaton, ah, Keaton, perchè stanotte, Keaton, 
proprio stanotte, Keaton, avrei bisogno di sentirti suonare... 




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