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domenica 2 novembre 2014

A mai più rivederci, Lucca.

Mancavo da venti anni esatti.
Da quando, cioé, una mattina del 1994 balzai sul treno con due amici per raggiungere la "capitale del fumetto".
Ebbene si, andò male, malissimo, anche quella volta: sigilli agli stand, cancelli incatenati, alcuni visitatori riuscivano a entrare e altri no. Finanzieri incazzati, spintoni e ressa totale. Allora la fiera si trovava al palazzetto; avrebbe presto invaso tutta la deliziosa cittadina toscana.
Non mi fecero entrare, nonostante il mio bel biglietto in mano.
Una vergogna.
Me ne tornai a casa stanco e deluso. Giurai che non ci avrei messo più piede.
Poi, però...ho finito per cambiare idea.
Mal me ne incolse!
Innanzitutto, il viaggio: capito che arrivarci col treno è scomodo e stressante (le coincidenze in Italia sono grottesche: rischi sempre di perdere il secondo treno e prendertela in saccoccia e a Lucca non credo esistano ancora treni diretti) ci siamo orientati verso il viaggio in auto.
Cinque ore.
Si, avete letto bene: Roma - Lucca cinque ore.
Traffico, code, incidenti ogni cinque minuti. Arrivare è stata un'odissea: principalmente siamo andati per visitare un amico che presentava nel padiglione dei "games" (esterno alle mura) un suo libro, ingenuamente avevo ritenuto che partire da Roma alle 6.00 ci avrebbe fatto arrivare intorno alle 9,30 / 10,00: saremmo andati alla presentazione, girato un pò per Lucca Comics e ripartiti senza fretta per le 15,30 / 16,00 onde presenziare ad una cena che avevamo nella capitale.
Oh, beata ingenuità! Siamo arrivati ben oltre le 12.00.
E per fortuna avevamo fatto i biglietti on - line.
Per i pochi che non lo sapessero, Lucca Comics da diverso tempo non ha un proprio spazio: Lucca Comics E' LUCCA stessa: tutta la cittadina medioevale in questi quattro giorni funge da enorme ambientazione a stand, presentazioni, incontri etc.
Questo rende tutto molto, troppo dispersivo: ci si stanca facilmente e orientarsi può non essere facile, specie se non si ha il tempo, i soldi o la voglia di sciropparsi tutti e quattro i giorni: e poi la ressa. Totale, inaudita, ovunque. Persino sulla scala di ferro che ti allontana da quel posto.
File ovunque, tranne che dove dovrebbero essere: nel padiglione degli originali, ad esempio, che era semi deserto.
A nessuno fregava niente degli originali esposti e/o in vendita, alcuni appartenenti a grandi del fumetto e dell'illustrazione italiana. C'era un disegno di Jacovitti, tanto per citare il primo che mi ha colpito. Ma perché non la chiamano Lucca Games e basta? Qui, come altrove, dei Comics non frega una cippa a nessuno!
Ora: ma invece di regalare una lattina ghiacciata di Red Bull all'ingresso non era meglio una mappa? Quando mi sono reso conto che diversi ce l'avevano avrei dovuto tornare indietro ributtandomi nella calca per cercare il botteghino informazioni.
Vi assicuro che passa la voglia.
Ho cercato e proseguito chiedendo, guardando, cercando. Dopo poco ero già stanco, e sopratutto, irritato.
Credo che metà Lucca sarebbe più che sufficiente per gli stand visti. Non un metro di più.
Ah già, ma poi ci sarebbero meno entrate e quindi meno money, giusto? L'importante é riempire il carro bestiame, quel che succede a bordo poi non é affar di nessuno.
Tutto è disorganizzato, caotico, invivibile.
Ottima cosa sarebbe dividere il collezionismo dai cosplayer, gli originali dalle action figure e via con questo criterio.
Interessante l'Artist Alley nella quale ho conosciuto e comprato un originale del bravo Paolo Bisi, disegnatore di "Zagor"; non me ne vogliano gli autori, alcuni dei quali considero amici...ma a me questa storia dei disegnatori ammucchiati gli uni sugli altri per esporre e vendere la propria mercanzia come al mercato mica mi convince tanto.
Si vende a trancio: una testa venti Euro, una tetta quaranta, se vuoi tutto il porco 120,00. E se chiedi un personaggio che non li riguarda o che non hanno mai realizzato, fa niente: paghi e te lo fanno lo stesso.
Manca, a parer mio, quella piccola magia che ci dovrebbe essere quando un appassionato incontra un suo beniamino, un autore che magari insegue e apprezza da anni.
Qui tutto si banalizza, si stravolge al semplice ruolo di mercante / cliente.
"Mi disegni Tex?"
"Da venti o da trentacinque?" risponde l'autore.
"Da venti com'é?"
"Primo piano."
"Ok allora, un Tex da venti. Passo tra un'oretta."
Ma che é, un pollo arrosto? Un vestito da cucire, un trancio di pizza? Un cinese a portar via?
Spiacente, io vedo queste occasioni in maniera diversa. Molto, molto diversa.
Lo ribadisco, tuttavia: lo scopo primario é vendere biglietti e abbonamenti. Il resto non conta. Organizzazione, controllo, logistica. Niente di niente.
Vista la difficoltà anche solo per avvicinarsi ad uno stand di fumetti (pochi, pochissimi) e data l'ora tarda, abbiamo iniziato a cercare lo stand dei games (ma che accidenti c'entrava lo stand di presentazione di un libro col padiglione dei games? Misteri della fede) per salutare la persona che andava a far conoscere la sua pubblicazione: per entrare nel padiglione games c'era la più grande fiumana di gente mai vista.
Ovvio, gran parte degli adolescenti d'Italia stavano là sbavanti di fronte alla possibilità di entrare e giocare là dentro.
Ci mettiamo in coda e iniziamo a sudare e pazientare. Dopo un'ora e mezzo non eravamo arrivati neppure a metà. Imbucati che arrivavano dappertutto e spezzettavano la fila in quattro, cinque ceppi che nessuno controllava o gestiva.
Il tempo? Quasi le diciassette.
Morale: abbiamo dovuto desistere. Niente presentazione, motivo principale per cui eravamo saliti, e niente visita allo stand Mondadori (dove avrei voluto comperare il romanzo di Dragonero) che, geni dei geni, stava nel medesimo posto del libro del nostro amico: il padiglione Games!
Logico. Come non pensarci?
A fatica, molta fatica, raggiungiamo l'uscita e ci incamminiamo verso la macchina (parcheggiata, per forza di cose, a più di venti minuti dalla fiera) per tornare indietro.
Acquisti? Esclusivamente la tavola di Bisi, col quale si ci sente via Facebook, per il resto niente.
Incontri con i mitici Claudio Villa, Lola Airaghi? Niente. Incontro col maestro e amico Sandro Dossi? Niente.
Possibilità di incontrare amici? Nulla, visto il casino. Ad esclusione di Giorgio, col quale, per fortuna, son riuscito a scambiare due parole.
Ah: per entrare tra uno stand e l'altro dovete ogni volta far vedere il braccialetto da ergastolani che vi danno all'entrata e certi chiedono quello e pure il biglietto: ciò rende ancora più difficile il tutto; ma non basterebbero controlli più accurati all'entrata? Oggi che é domenica che si fa per accedere a un padiglione? La scansione della retina? Per cortesia, su. Fate i bravi.
Nota positiva sui ragazzi dello staff: giovani, gentili, pazienti, preparati: bravi!

Vi lascio con una domanda: ma quelli, e sono tanti, i quali sostengono che Romics fa schifo, che Napoli Comicon é invivibile e pure Cartoomics a Milano fa cagare con cosa si drogano secondo voi? Roba pesante?
No, perché se Lucca é la miglior fiera del fumetto in Italia, io sono Goran Parlov.

A mai più rivederci, infernale posto, ci lasciamo (credo) con reciproca soddisfazione.

Ah, no! Il la tavola di Bisi ve la dovrò pure far vedere, no?


Beh, eccola qua.
Saluti.

6 commenti:

  1. Non ho mai avuto voglia di andare a Lucca, e, dopo aver letto questo tuo post, capisco di non essermi perso niente, anzi: di essermi risparmiato un sacco di fastidi.

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  2. Ciao,
    magari potevi informarti prima, quando leggi che la manifestazione negli ultimi anni fa tipo mezzo milione di persone e che è la seconda del mondo per pubblico cosa pensavi? Andare sabato o domenica pomeriggio a Lucca Comics come se si andasse a fare un giro al parco è oltre l'ingenuità, da anni lo è. In ogni caso la situazione è al collasso, la città anche e dovranno decidere se rinunciare ai guadagni di una manifestazione che di questi tempi è una manna dal cielo oppure razionalizzare su tutta la città la cosa. Divedere come dici tu parrebbe logico ma vorrebbe dire rompere l'incantesimo e far sgonfiare tutto. Lucca Comics attira pubblico da tutta italia proprio perché è tale. Non per tutti i palati, ma tale. Io non mi sogno di metterci piede se non ho lavori in uscita per esempio.

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  3. Scusa non ho detto la cosa più importante: a lucca si vende! Quel fiume di gente che spaleresti via con la ruspa, compra fumetti e lascia a lucca milioni. Il mercato del fumetto italiano a lucca vive una grande percentuale del lavoro annuale. Per cui come fai a toccare? Ciao.

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  4. Ciao Daniele. Io potevo andare solo sabato. Non tutti hanno possibilità di farsi 4 giorni di ferie. Un precario men che meno.
    Onestamente sarei felice che tutti quegli ingressi valessero un fumetto venduto per ognuno: ho i miei dubbi! Naturalmente non spalerei via nessuno, ma dato il prezzo del biglietto gradirei un pochino più di organizzazione.

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  5. la manifestazione di Lucca è anche decisamente carente in termini di sicurezza. Pensate ad un incendio ( tutt' altro che improbabile visti gli impianti elettrici volanti e la quantità di materiale facilmente combustibile ) o ad un' altra situazione di panico ( ad esempio una tempesta con forti venti, panico da scherzo scemo , o chissà cos' altro ? ); secondo voi quanti ne escono vivi dalla calca nel tendone?
    A mio avviso sarebbe sufficiente raddoppiare o triplicare lo spazio espositivo , semplicemente raddoppiando o triplicando i tendoni . Non penso che la struttura che ospita i Games sia unica in Italia , e non mi pare neanche che manchino lo spazio fuori dalle mura o i soldi. La realtà è che su queste manifestazioni entra pesantemente il guadagno degli organizzatori. Inoltre palco e stand dovrebbero essere meglio distribuiti nelle aree esterne ai bastioni, e che i giovani se la facciano a piedi- tanto Lucca è piccola. Altrimenti si rischia a mio avviso di finire come la Costa Concordia ed i suoi inchini, tanto eleganti quanto fondamentalmente idioti.

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    1. Caro Riccardo, quella delle situazioni di emergenza è una possibilità alla quale avevo pensato: basta pensare alle difficoltà che avrebbe un eventuale soccorso solo per arrivare dal bisognoso. Purtroppo, come hai scritto su, questo non pare minimamente avere importanza su chi gestisce e incassa dall'evento. In fondo abbiamo superato Angouleme...

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