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mercoledì 19 novembre 2014

Tex Willer cittadino onorario di Roma!

Tex Willer conquista il Torrino: statua e parco lo consacrano eroe del quartiere
"Cinquemila metri quadri, una palestra all'aperto e un area gioco. Il tutto all'interno del comprensorio Torrino - Mezzocamino. A marchiare la nuova area verde del IX municipio inaugurata sabato è l'indelebile nome di Tex Willer, eroe dei fumetti al quale il parco è dedicato. L'inaugurazione è avvenuta sabato alla presenza di Andrea Santoro, presidente del municipio, Giorgio e Davide Bonelli, rispettivamente fratello e figlio dell'editore del fumetto, di Mauro Marcheselli, fumettista e direttore editoriale della Sergio Bonelli editore, e di Maurizio Nicastro, presidente del Consorzio Unitario Torrino Mezzocammino.“

Notizia come al solito fornita dal sempre informato amico Giuseppe Armenise!

domenica 16 novembre 2014

Con una serata del "genere"...

Giovedì sera é stata una serata assai particolare; sotto molti punti di vista.
La bellissima sala Trevi, infatti, sita in Vicolo del Puttarello, in uno dei tranci più belli della capitale, ha deciso di dedicare una due giorni all'attore uruguaiano George Hilton, volto storico per tutti gli appassionati del nostro cinema: dal western al thriller, dal poliziesco sino ai giorni nostri, l'inconfondibile ed elegante figura del Nostro ha attraversato in lungo e in largo l'italica cinematografia.
"George Hilton, un uruguaiano a Roma" é stato infatti il titolo delle serate.
Serata di giovedì alla quale, come detto, non ho mancato: vuoi per la passione che ho per un certo tipo di pellicola ("di genere" é un termine che non ho mai amato, puzza di ghettizzazione), vuoi per non farmi mai sfuggire l'occasione di andare a farmi una passeggiatina nelle zone più belle di Roma, fatto sta che mi sono presentato in loco puntualissimo: che bella sorpresa!
Cinema pieno di appassionati dell'attore (accolto con un lungo applauso) e della nostra cinematografia considerata, a torto, minore.
La sala Trevi, intitolata ad Alberto Sordi, contiene un centinaio di posti, é pulita, comoda ed accogliente, e per chi sedesse sulle file a destra, avrebbe il piacere unico di vedere, dalla parete completamente realizzata in vetro, alcuni eccezionali reperti storici.
Guardate:
Stare lì, insomma, é davvero un piacere particolare!
Il programma prevedeva una conferenza con presenti, ovviamente oltre all'attore (in gran forma davvero), i registi Sergio Martino (nella foto sotto sul set del film "Il fiume del grande caimano")...
E il mio amico Enzo G. Castellari (sotto ripreso mentre dirige gli attori de "L'ultimo squalo").
Il tutto moderato da Fabio Micolano. A seguire proiezione del film di Castellari "Vado, l'ammazzo e torno".
La conferenza è stata spassosa: la bonaria ironia di Hilton, le puntualizzazioni ironiche di Martino e, sopratutto, le fulminanti battute di Castellari hanno intrattenuto piacevolmente il pubblico sino alla proiezione del western.
Ho scattato qualche fotografia che vi mostro:

Sopra: Sergio Martino, l'attrice Emanuela Panatta, George Hilton.
Sotto: il produttore Antonio Castro Novo, una bella ragazza di cui, purtroppo, mi sfugge il nome, Enzo G. Castellari, George Hilton, Sergio Martino, la Panatta e Micolano.
La serata era ad ingresso assolutamente gratuito. Come dite? Le foto che ho scattato non sono granché? Avete ragione.
Posto dunque quelle realizzate da EsseciFilmPro che ringrazio per l'autorizzazione a postare qui gli splendidi lavori:
Le locandine originali che hanno "abbellito" la conferenza sono le mie!
Ne ho approfittato per farmele autografare dai presenti.
Nella foto sopra ci sono anche io: dove?
In sala erano presenti anche due ragazzi americani che hanno ripreso per intero la serata: simpatici e gentili.
Il sempre cortesissimo Enzo mi ha firmato una copia del libro a lui dedicato:
Ringrazio tutti per la splendida serata e a risentirci su questi schermi.
Cioé, su questo blog.

giovedì 6 novembre 2014

Ma chi me lo fa fare?

Che poi, alla fine, un pò deficiente mi ci fanno sentire, tutti i soloni che lanciano strali contro gli scrittori amatoriali o quelli che pubblicano in print on demand (se non sapete cosa sia il print on demand cercate su Google, che sennò mi passa l'arrabbiatura).
Siete come me, o voi che rosicchiate minuti al tempo libero per creare, mettetevelo bene in testa: dei nessuno. Si, anche se sapete scrivere e avete talento nel disegnare; anzi, peggio! Perché se avevate talento e non avete saputo farlo emergere buttandovi a fare qualunque cosa vi sia capitata, siete peggio degli altri.
Ma si, strimpellare una chitarra e non essere propriamente - ehm - intonati passa in secondo piano: avete fatto il vostro CD interamente ideato da voi: wow! E anche per i cortometraggi no problem, quel peccatuccio di pronuncia, quell'inflessione dialettale che proprio non siete riusciti a correggere o quella dizione tutt'altro che perfetta faranno lo stesso di voi dei fighi se riuscirete a portare a termine un cortometraggio: le porte di T9 (o del salotto dei vostri amici) si apriranno per voi concedendovi quel pizzico di breve e effimera notorietà.
Io vivo ancora di rendita per un filmino thriller (?) girato quando avevo quindici anni e proiettato a scuola.
Ma se scrivete...ahi ahi ahi...se scrivete...che guaio! Che grosso guaio!
Pochissimi lo vorranno leggere, forse - e dico forse - riuscirete a impietosire la vostra ragazza o vostra madre, magari inchiodata a letto da una brutta influenza. Pochi vorranno leggere il vostro manoscritto per darvi un parere.
Sappiatelo.
Il motivo? E che ne so io? Faccio il blogger, mica l'indovino.
Posso solo presumere che sia per via del fatto che lo scrittore amatoriale sia considerato niente di più dell'autore notturno di poesie o del barzellettiere di paese: uno sfigato.
L'immagine dello scrittore che non pubblica é quella di un trombone sfiatato che si masturba il cervello per poi andare a lavorare in un call center o in un cantiere; i più fortunati, ovvio.
Avete mai sentito un regista lamentarsi dei giovani che realizzano un cortometraggio? Conoscete qualcuno che spernacchi la più scalcinata compagnia di Rocca Cannuccia che porta in scena l'ardita opera di Shakespeare? No.
Ma se scrivete...ah! Se scrivete! Ingiuria su di voi.
Sono stanco.
Questo post nasce principalmente da una serie di riflessioni che alcune critiche feroci di autori (di fumetti o di letteratura non disegnata) hanno fatto sui social network nel corso degli ultimi mesi: non di rado veniamo presi a esempio per denigrare un'opera uscita. "Sembra uno di quei racconti venduti in print on demand", "è sciatto come un libro auto pubblicato" e vi dicendo.
Da principio non vi ho badato, poi é sopraggiunta l'irritazione e quindi un senso di stucchevole che mi é rimasto dentro a macerare.
Fino ad oggi.
Non starò qui a farvi la moraletta sul fatto che esistano dei bravi autori amatoriali e bla bla bla che tanto non frega niente a nessuno, men che meno mi impelagherò in una sterile polemica riguardo a certe mediocrità che arrivano a vivere di ciò che scrivono (uh, quanti ce ne sono!) che non voglio prendermi né del "wannabee" né dell'"hater" da qualcuno; non sapete cosa essi siano? Ma non sapete proprio un cacchio?
Semplicemente sono stufo; anzi! Comincio a stancarmi, già.
Stanco.
Di scrivere gratis introduzioni, presentazioni, articoli, recensioni, resoconti.
Di veder usata la mia passione (e i miei soldi) per arricchire spregevoli commercianti della carta (io partecipo ad un'opera gratis e vedo quella stessa pubblicazione in vendita a cento Euro su un carretto del Romics).
Di veder usata la parola "passione" a sproposito da professionisti del settore: venite pagati profumatamente, la maggior parte di voi, di quale passione mi venite a parlare?
Di rovinarmi gli occhi su tavole da disegno ore e ore, salvo passare nell'indifferenza generale o - al massimo - nell'affettuoso complimento dell'amico del cuore.
Di ricevere i centesimi dai diritti d'autore per un libro che mi ha portato via lunghe notti e un pezzo di cuore, come fosse l'elemosina all'appestato.
Di vedere con quanta spocchia e arroganza il grande autore ma pessima persona giudica e sentenzia senza appello un lavoro altrui.
Di veder usata la passione: la mia, quella si, ha questo nome, per incularmi.
Di sentire il disegnatore di fumetti che maltratta il fan che é andato a mendicargli il disegnetto e poi ti chiede in privato un pezzo per il suo art book (gratis, naturalmente).
Di spendere soldi per fare sempre meglio una propria pubblicazione.
Di avere a che fare con tipografie che ti trattano da incompetente e pensano di poterti fregare con lavori inappropriati o diversi da quelli che gli hai commissionato.
Del silenzio quasi compassionevole di chi ci vive accanto.
Dei ladroni spregevoli che ancora mi devono soldi per disegni svolti e consegnati ma mai retribuiti.

Non stupitevi: sono un grafico pubblicitario; qualcuno, tanti anni fa, al termine del triennio, mi reputò in grado di disegnare. E anche bene.
Pensa te. Ho lavorato brevemente nel settore e qualcuno mi pagava e tanti, troppi, no.
Ho 42 anni, la passione, quella passione, non basta più.
Non fatevi fregare: con la passione non salderete i vostri debiti, né gli sfizi e men che meno l'affitto da pagare.
Potrete tutto al più stupire per un istante l'amico un pò bietolone o fottere la noia per un quarto d'ora.
Di più no, non ne vale proprio la pena.
Datemi retta.

Non pubblico nulla dal 2011 ("Testamento ipocrita di un guerriero"), dato che "Una Compagnia (poco) d'Onore" non é mai uscito e "Ironsword trilogia" raccoglie i tre vecchi romanzi per l'anniversario del personaggio. Da circa due anni non collaboro con nessuna fanzine o rivista, che sia cartacea oppure on - line. Quanto durerà? Non lo so. Davvero.
Per ora é così.
Non posso considerarmi "ferito" o "deluso" dal modo in cui veniamo trattati, non é nel mio carattere, solo mi piacerebbe ci si fermasse a osservare meglio, con altri occhi, la persona che ha scritto e disegnato, che ha immaginato e sognato, che ha osato raccontare una storia.
Diamogli pazienza se non fiducia, facciamo in modo che venga incoraggiato, corretto, aiutato. Sarà capitato anche a voi padreterni, no? O siete nati già infallibili?
Chissà che da lui non esca un qualcosa di buono.
E no, toglietevi quel sorrisetto dal viso, non parlavo di me: ho scritto la mia età, giusto? Che altro volete che esca da questa testaccia? Non ho mai pubblicato a pagamento, non mi sono mai offerto, non ho mai abusato delle mie cose: uno dei personaggi più anziani che ho ideato viaggia per i 30 anni, fatevi dire quante volte l'ho solo nominato in pubblico oppure ho scritto di lui sui social network: si conterebbero sulle dita di una mano. Tutte le collaborazioni che ho avuto, e alcune sono state prestigiose (perché negarlo?) mi sono state richieste. Non sarà un Premio Pulitzer ma ne vado orgoglioso lo stesso.
Io non ho neppure l'età per fare il "wannabee".

Quindi, e mi spiace comunicarlo, il romanzo fantasy che sarebbe dovuto uscire per Natale non vedrà la luce nell'immediato futuro, anche se é a buon punto, in attesa di tempi migliori. Grazie comunque a quella nicchia (piccola, piccolissima) di lettori affezionati che mi seguono sempre, a prescindere.

Ora vi saluto.
Gli scrittori sfigati lavorano, per pagarsi la vita.
Ed é dura.
Credetemi.







domenica 2 novembre 2014

A mai più rivederci, Lucca.

Mancavo da venti anni esatti.
Da quando, cioé, una mattina del 1994 balzai sul treno con due amici per raggiungere la "capitale del fumetto".
Ebbene si, andò male, malissimo, anche quella volta: sigilli agli stand, cancelli incatenati, alcuni visitatori riuscivano a entrare e altri no. Finanzieri incazzati, spintoni e ressa totale. Allora la fiera si trovava al palazzetto; avrebbe presto invaso tutta la deliziosa cittadina toscana.
Non mi fecero entrare, nonostante il mio bel biglietto in mano.
Una vergogna.
Me ne tornai a casa stanco e deluso. Giurai che non ci avrei messo più piede.
Poi, però...ho finito per cambiare idea.
Mal me ne incolse!
Innanzitutto, il viaggio: capito che arrivarci col treno è scomodo e stressante (le coincidenze in Italia sono grottesche: rischi sempre di perdere il secondo treno e prendertela in saccoccia e a Lucca non credo esistano ancora treni diretti) ci siamo orientati verso il viaggio in auto.
Cinque ore.
Si, avete letto bene: Roma - Lucca cinque ore.
Traffico, code, incidenti ogni cinque minuti. Arrivare è stata un'odissea: principalmente siamo andati per visitare un amico che presentava nel padiglione dei "games" (esterno alle mura) un suo libro, ingenuamente avevo ritenuto che partire da Roma alle 6.00 ci avrebbe fatto arrivare intorno alle 9,30 / 10,00: saremmo andati alla presentazione, girato un pò per Lucca Comics e ripartiti senza fretta per le 15,30 / 16,00 onde presenziare ad una cena che avevamo nella capitale.
Oh, beata ingenuità! Siamo arrivati ben oltre le 12.00.
E per fortuna avevamo fatto i biglietti on - line.
Per i pochi che non lo sapessero, Lucca Comics da diverso tempo non ha un proprio spazio: Lucca Comics E' LUCCA stessa: tutta la cittadina medioevale in questi quattro giorni funge da enorme ambientazione a stand, presentazioni, incontri etc.
Questo rende tutto molto, troppo dispersivo: ci si stanca facilmente e orientarsi può non essere facile, specie se non si ha il tempo, i soldi o la voglia di sciropparsi tutti e quattro i giorni: e poi la ressa. Totale, inaudita, ovunque. Persino sulla scala di ferro che ti allontana da quel posto.
File ovunque, tranne che dove dovrebbero essere: nel padiglione degli originali, ad esempio, che era semi deserto.
A nessuno fregava niente degli originali esposti e/o in vendita, alcuni appartenenti a grandi del fumetto e dell'illustrazione italiana. C'era un disegno di Jacovitti, tanto per citare il primo che mi ha colpito. Ma perché non la chiamano Lucca Games e basta? Qui, come altrove, dei Comics non frega una cippa a nessuno!
Ora: ma invece di regalare una lattina ghiacciata di Red Bull all'ingresso non era meglio una mappa? Quando mi sono reso conto che diversi ce l'avevano avrei dovuto tornare indietro ributtandomi nella calca per cercare il botteghino informazioni.
Vi assicuro che passa la voglia.
Ho cercato e proseguito chiedendo, guardando, cercando. Dopo poco ero già stanco, e sopratutto, irritato.
Credo che metà Lucca sarebbe più che sufficiente per gli stand visti. Non un metro di più.
Ah già, ma poi ci sarebbero meno entrate e quindi meno money, giusto? L'importante é riempire il carro bestiame, quel che succede a bordo poi non é affar di nessuno.
Tutto è disorganizzato, caotico, invivibile.
Ottima cosa sarebbe dividere il collezionismo dai cosplayer, gli originali dalle action figure e via con questo criterio.
Interessante l'Artist Alley nella quale ho conosciuto e comprato un originale del bravo Paolo Bisi, disegnatore di "Zagor"; non me ne vogliano gli autori, alcuni dei quali considero amici...ma a me questa storia dei disegnatori ammucchiati gli uni sugli altri per esporre e vendere la propria mercanzia come al mercato mica mi convince tanto.
Si vende a trancio: una testa venti Euro, una tetta quaranta, se vuoi tutto il porco 120,00. E se chiedi un personaggio che non li riguarda o che non hanno mai realizzato, fa niente: paghi e te lo fanno lo stesso.
Manca, a parer mio, quella piccola magia che ci dovrebbe essere quando un appassionato incontra un suo beniamino, un autore che magari insegue e apprezza da anni.
Qui tutto si banalizza, si stravolge al semplice ruolo di mercante / cliente.
"Mi disegni Tex?"
"Da venti o da trentacinque?" risponde l'autore.
"Da venti com'é?"
"Primo piano."
"Ok allora, un Tex da venti. Passo tra un'oretta."
Ma che é, un pollo arrosto? Un vestito da cucire, un trancio di pizza? Un cinese a portar via?
Spiacente, io vedo queste occasioni in maniera diversa. Molto, molto diversa.
Lo ribadisco, tuttavia: lo scopo primario é vendere biglietti e abbonamenti. Il resto non conta. Organizzazione, controllo, logistica. Niente di niente.
Vista la difficoltà anche solo per avvicinarsi ad uno stand di fumetti (pochi, pochissimi) e data l'ora tarda, abbiamo iniziato a cercare lo stand dei games (ma che accidenti c'entrava lo stand di presentazione di un libro col padiglione dei games? Misteri della fede) per salutare la persona che andava a far conoscere la sua pubblicazione: per entrare nel padiglione games c'era la più grande fiumana di gente mai vista.
Ovvio, gran parte degli adolescenti d'Italia stavano là sbavanti di fronte alla possibilità di entrare e giocare là dentro.
Ci mettiamo in coda e iniziamo a sudare e pazientare. Dopo un'ora e mezzo non eravamo arrivati neppure a metà. Imbucati che arrivavano dappertutto e spezzettavano la fila in quattro, cinque ceppi che nessuno controllava o gestiva.
Il tempo? Quasi le diciassette.
Morale: abbiamo dovuto desistere. Niente presentazione, motivo principale per cui eravamo saliti, e niente visita allo stand Mondadori (dove avrei voluto comperare il romanzo di Dragonero) che, geni dei geni, stava nel medesimo posto del libro del nostro amico: il padiglione Games!
Logico. Come non pensarci?
A fatica, molta fatica, raggiungiamo l'uscita e ci incamminiamo verso la macchina (parcheggiata, per forza di cose, a più di venti minuti dalla fiera) per tornare indietro.
Acquisti? Esclusivamente la tavola di Bisi, col quale si ci sente via Facebook, per il resto niente.
Incontri con i mitici Claudio Villa, Lola Airaghi? Niente. Incontro col maestro e amico Sandro Dossi? Niente.
Possibilità di incontrare amici? Nulla, visto il casino. Ad esclusione di Giorgio, col quale, per fortuna, son riuscito a scambiare due parole.
Ah: per entrare tra uno stand e l'altro dovete ogni volta far vedere il braccialetto da ergastolani che vi danno all'entrata e certi chiedono quello e pure il biglietto: ciò rende ancora più difficile il tutto; ma non basterebbero controlli più accurati all'entrata? Oggi che é domenica che si fa per accedere a un padiglione? La scansione della retina? Per cortesia, su. Fate i bravi.
Nota positiva sui ragazzi dello staff: giovani, gentili, pazienti, preparati: bravi!

Vi lascio con una domanda: ma quelli, e sono tanti, i quali sostengono che Romics fa schifo, che Napoli Comicon é invivibile e pure Cartoomics a Milano fa cagare con cosa si drogano secondo voi? Roba pesante?
No, perché se Lucca é la miglior fiera del fumetto in Italia, io sono Goran Parlov.

A mai più rivederci, infernale posto, ci lasciamo (credo) con reciproca soddisfazione.

Ah, no! Il la tavola di Bisi ve la dovrò pure far vedere, no?


Beh, eccola qua.
Saluti.