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lunedì 27 ottobre 2014

Il fastidio del perdente.


Per avere una perfetta integrazione nella vita sociale occorre stare nel mezzo.
Non devi cioè avere successo né essere un perdente: un mediocre funziona meglio.
Il successo genera fastidio, lo si sa da sempre.
Non è questo che mi interessa, oggi.
E' l'esatto contrario. Sempre più spesso, infatti, leggo sui social network addetti ai lavori che manifestano fastidio e irritazione verso tutti coloro conducono una vita creativa senza essere riusciti, tuttavia, a "sfondare" nei relativi campi scelti (editoria, cinema o televisione, musica).
Puoi avere tutto il talento del mondo, ma se mantieni un altro lavoro o non hai pubblicato niente sei un fallito.
La categoria del "fallito" non può permettersi un giudizio verso chi "ce l'ha fatta": verrà inevitabilmente etichettato come un "hater" o un "wannabee".
Non serviranno quindi alibi o giustificazioni: se non pubblichi non hai talento, i tuoi disegni saranno mediocri e gli scritti raffazzonati e sciatti.
Ma a chi diamo fastidio? E perché?
Non al grande autore, solitamente. Talvolta scende in campo il professionista mediocre, conscio del fatto che la sua posizione non é nell'interezza farina del suo sacco e quindi la sedia che sostiene le sue chiappe ha un immaginario scricchiolio che lo tiene sulle spine.
Ce ne sono? Si, ce ne sono.
Può capitare il dilettante colmo di talento che non arriva da nessuna parte per una serie di motivi e quello che approda alla sua fetta di pubblico senza particolari meriti.
La vita é così.
L'unica riflessione che mi sento di fare riguarda l'intero panorama editoriale italiano, visto che mi tocca da vicino: ma conviene a qualcuno questa diatriba tra professionisti e dilettanti? Davvero, come sostiene qualcuno, riempiamo l'orizzonte letterario di pattume che finisce per sommergere anche le opere meritevoli dei navigati professionisti?
La risposta non mi piace.
Da qualsiasi latitudine io guardi.


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