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domenica 5 gennaio 2014

Lettera a Susie.

Ciao.

Che cosa dire ora che te ne sei andata? Cosa scrivere che non suoni orrendamente banale, retorico, persino un pò stucchevole?
Non siamo mai stati normali, in fondo, noi due: io per un verso, tu per un altro. Banali mai, ruffiani men che meno; forse un tantino surreali, al limite anche un pò stronzi!
Però ne abbiamo viste di cose assieme, eh? L'arrivo dell'Euro, il dilagare di Internet, lo scudetto della Roma e il mondiale vinto dagli Azzurri, i miei crolli finanziari, le tante sconfitte, qualche fugace vittoria. In fondo ce la siamo cavata niente male, no? Se ci pensi é tutta da ridere: io non volevo un gatto e tu avresti volentieri fatto a meno di un "padrone". Invece abbiamo fatto parecchia strada assieme, una strada lunga diciassette anni; alla fine il tuo essere così aristocratica e il mio cronico pressappochismo trovarono una via per vivere assieme senza troppi conflitti.
E ho finito per amarti.
Si, lo so che sei un gatto e che certe smancerie non ti son mai piaciute, che correvi nel corridoio per non farti acchiappare e che sopportavi mal volentieri le coccole sul divano. Preferivi strofinarti sul mio tavolo da disegno o passeggiare allegramente sulla tastiera mentre battevo sui tasti irretito dalle fugaci ispirazioni notturne.
Caratteri strani, te l'ho detto! Chissà, però, ora che siamo arrivati alla fine, come son stato veramente io nelle vesti di compagno di viaggio: piacevole? Passabile, disastroso? Chissà.
Quel che so é che te ne sei andata senza manco avvertire, quel che so é che quando il dottore m'ha detto che doveva farti quella maledetta iniezione da cui non si torna ho sentito i cocci della mia anima rimbalzare fracassoni per tutto il pavimento. T'ho guardato un attimo per vedere se te n'eri accorta e hai alzato il capo leggermente, un'ultima volta, per guardarmi col solito biasimo.
No, non é vero... forse non mi hai guardato affatto, é solo il dolore a spingere le mie dita e il velo di lacrime a consigliare le mie parole.
Addio, compagna discreta e silenziosa, e grazie di tutto: anche se oggi m'hai fatto troppo male col tempo mi resteranno solo i ricordi più belli e saprò trarre insegnamento da questa bizzarra convivenza.
In fondo - che ne sai?  - può benissimo esistere un luogo nel quale ci ritroveremo tutti, alla fine del viaggio, e potremo persino riuscire a comunicare.
Quel giorno, son certo, tu sarai la splendida amica di sempre ed io, spero, un umano migliore.

Tuo,
Francesco.

5 commenti:

  1. Ricordo molto commovente. :-(
    Avendo vissuto anch'io momenti del genere (sempre con i gatti), so cosa si prova e ti sono doppiamente vicino.
    Susie l'ho conosciuta, seppure per poco: ricordo che mi si avvicinò e mi esaminò. Si fece anche accarezzare. Era una gatta molto graziosa.

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  2. Mi hai fatto correre un brivido nella schiena, Fran...
    Ciao.

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