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martedì 21 gennaio 2014

venerdì 17 gennaio 2014

Buoni propositi (?)

Uno dei concetti più banali, inutili e abusati nella storia dell'umanità é quello secondo il quale, all'inizio di un nuovo anno, qualcosa cambi in noi o nelle nostre vite.
Inutile star qui a dire che, la mattina del 1°, tutto é esattamente come avevamo lasciato "l'anno precedente"; tutti i nostri buoni propositi, le cose messe in conto di fare, i luoghi da visitare rimangono, appunto, sovente solo dei "buoni propositi" e nulla più.
Eppure.
Eppure per me, questo 2014, é stato un trampolino per cambiare sul serio. Piccole cose, intendiamoci, nulla che muterà effettivamente chissà cosa in me o nella gente che condivide la mia vita: ma avevo voglia di provarci e così é.
Dicevo: piccole cose che la maggior parte delle persone che frequento manco noterà, ma che sono per me assai significative.
L'atteggiamento, innanzitutto: dal primo dell'anno ho smesso di lamentarmi. Sarà per stanchezza o proprio per cambiamento, ma é arrivata l'ora di darci un taglio; l'ottimismo, poi, é un'isola sconosciuta nel quale provo a mettere tenda. Sono sempre stato un pessimista cosmico, lo si evince da diverse cose, ma mi sforzo e cerco di mutare questo aspetto di me: ottimismo. Godersi il presente, per quanto possibile, sapendo che si é andati a dormire, la sera, con la coscienza di aver fatto tutto ciò che si poteva per migliorare e migliorarsi. Per il domani, si vedrà.
Meno chiacchiere: sui miei libri, sui miei disegni, sui personaggi. Le chiacchiere, oltre a finire qualche volta per annoiare chi ti sta davanti, possono creare attese, speranze, equivoci.
Basta. Ne parlerò sempre meno e solo nei momenti che riterrò giusti, sperando di riuscire a farmi perdonare.
Capitolo disegni: é cambiato tutto, ma il seme lo avevo già gettato in estate! Da sette tavole settimanali sono sceso a due o tre, con la forte speranza che questo vada a braccetto con la migliore qualità delle matite e degli inchiostri. Ho tutto il tempo del mondo per migliorare, rifare, rifinire: nel silenzio, nella tranquillità della "non attesa".
E' gratificante.
Lo scrivere: ho cominciato a dire qualche "no", anche se non sono nessuno e ben conscio del fatto che per fare curriculum dovrei continuare ad accettare di scrivere qualsiasi cosa, ma no; basta. Ho scritto perlopiù gratis su riviste, fanzine, portali Web. Visto che é gratis devo e voglio almeno divertirmi di più, no?
So bene che questo é un anno importante, che uno dei miei personaggi un pochino più apprezzati compirà 25 anni e che molte cose, per lui, bollono in pentola: non lo dimentico e prometto solennemente che per ogni novità sarò sempre pronto, qui o altrove, a darvene notizia per tempo.

Un grande abbraccio a tutti voi.

domenica 5 gennaio 2014

Lettera a Susie.

Ciao.

Che cosa dire ora che te ne sei andata? Cosa scrivere che non suoni orrendamente banale, retorico, persino un pò stucchevole?
Non siamo mai stati normali, in fondo, noi due: io per un verso, tu per un altro. Banali mai, ruffiani men che meno; forse un tantino surreali, al limite anche un pò stronzi!
Però ne abbiamo viste di cose assieme, eh? L'arrivo dell'Euro, il dilagare di Internet, lo scudetto della Roma e il mondiale vinto dagli Azzurri, i miei crolli finanziari, le tante sconfitte, qualche fugace vittoria. In fondo ce la siamo cavata niente male, no? Se ci pensi é tutta da ridere: io non volevo un gatto e tu avresti volentieri fatto a meno di un "padrone". Invece abbiamo fatto parecchia strada assieme, una strada lunga diciassette anni; alla fine il tuo essere così aristocratica e il mio cronico pressappochismo trovarono una via per vivere assieme senza troppi conflitti.
E ho finito per amarti.
Si, lo so che sei un gatto e che certe smancerie non ti son mai piaciute, che correvi nel corridoio per non farti acchiappare e che sopportavi mal volentieri le coccole sul divano. Preferivi strofinarti sul mio tavolo da disegno o passeggiare allegramente sulla tastiera mentre battevo sui tasti irretito dalle fugaci ispirazioni notturne.
Caratteri strani, te l'ho detto! Chissà, però, ora che siamo arrivati alla fine, come son stato veramente io nelle vesti di compagno di viaggio: piacevole? Passabile, disastroso? Chissà.
Quel che so é che te ne sei andata senza manco avvertire, quel che so é che quando il dottore m'ha detto che doveva farti quella maledetta iniezione da cui non si torna ho sentito i cocci della mia anima rimbalzare fracassoni per tutto il pavimento. T'ho guardato un attimo per vedere se te n'eri accorta e hai alzato il capo leggermente, un'ultima volta, per guardarmi col solito biasimo.
No, non é vero... forse non mi hai guardato affatto, é solo il dolore a spingere le mie dita e il velo di lacrime a consigliare le mie parole.
Addio, compagna discreta e silenziosa, e grazie di tutto: anche se oggi m'hai fatto troppo male col tempo mi resteranno solo i ricordi più belli e saprò trarre insegnamento da questa bizzarra convivenza.
In fondo - che ne sai?  - può benissimo esistere un luogo nel quale ci ritroveremo tutti, alla fine del viaggio, e potremo persino riuscire a comunicare.
Quel giorno, son certo, tu sarai la splendida amica di sempre ed io, spero, un umano migliore.

Tuo,
Francesco.