Aggiornati su questo blog tramite una mail!

sabato 6 luglio 2013

Scrivere liberamente.

Io sono una mezza cartuccia.
Ciò significa che sullo scrivere non dovrei dire niente. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, credo che alcune cose non andrebbero mai fatte, quando si pigia sui tasti di un computer o si getta inchiostro su un foglio: tra esse lo scrivere mirando a scopi che non siano quelli puri e semplici di raccontare una storia.
Sembra semplice ma non lo é.
Credo fortemente che nessun autore (sia esso uno scrittore, uno sceneggiatore o un giornalista) dovrebbe mirare a mandare un messaggio decidendolo già a priori; é chiaro che la personalità, le esperienze e il nostro "io" più profondo vengano fuori nel momento in cui ci mettiamo a scrivere, ma ciò nascerà in modo naturale, quasi automatico: non vi sarà insomma quella retorica e quel piattume sdolcinato che alle volte imperano categoricamente per far presa sul lettore. Non é facile riconoscere il "sentito" dal mestiere più ammiccante, e il nostro gusto personale fa il resto, spostando l'ago della bilancia a seconda di come ci fa maggiormente comodo.
Lo Zagor di Nolitta, il Dylan Dog di Tiziano Sclavi e il Dago di Robin Wood sono tre esempi di "retorica disegnata", di personaggi che contengono all'interno delle proprie storie capolavori senza tempo e senza dubbi, nonostante o proprio grazie a questo controverso ingrediente.
Io potrei dire che la retorica sclaviana non mi piace, un altro dissentirebbe affermando che é invece quella zagoriana a risultargli indigesta e così via.
Non é facile, insomma, riuscire a capire cosa é furbescamente inserito dagli autori per raggiungere l'applauso facile o strappare la lacrimuccia al momento giusto.
Il mio discorso valeva così, in generale: personalmente non tento mai di spedire alcun tipo di messaggio, se non quello di far divertire l'eventuale acquirente; eppure c'é chi vede nelle storie di Ironsword, maggiormente, una sorta di "poetica" (?) che naviga in una certa direzione.
Peggio ancora, a parer mio, é l'autore che afferma orgoglioso: "ho cercato di dare questo tipo di emozione al pubblico".
Nessun autore, ritengo, dovrebbe avere "l'arroganza" di voler emozionare nessuno. Non si può decidere, a tavolino, che si riuscirà a far commuovere, esaltare o creare altre emozioni.
Si può e si deve scrivere con scrupolo, con partecipazione, con onestà intellettuale e con ogni cosa si possiede al momento. Mai con le presunzione o l'arroganza.
Si corre il rischio di un flop colossale.
Resto convinto, e lo ribadisco, che un autore dovrebbe "limitarsi" a raccontare una storia e basta.
Facendolo nel miglior modo possibile.



5 commenti:

  1. belle parole. Sempre un po' troppo drastico. come tuo carattere, ma hai ragione.

    RispondiElimina
  2. Sebbene possa in un certo qual modo sembrare irrispettoso per i lettori, io ho sempre apprezzato da parte di alcuni scrittori frasi tipo: "Mi sono proprio divertito a scrivere questa storia!". Secondo me uno deve avere l'onestà intellettuale di riconoscere che - prima di tutto - scrive sostanzialmente per se stesso e perché si diverte a farlo... Poi, se quello che uno scrive piace anche ad altri, meglio ancora. Mentre invece nell'attuale editoria mi sembra imperante proprio l'atteggiamento che denunciavi tu: scrivere soprattutto ciò che certi lettori vogliono leggere, rischiando così di realizzare un'opera senz'anima...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Poco da aggiungere alle tue parole, Baltorr.

      Elimina
  3. scrive sostanzialmente per se stesso e perché si diverte a farlo..

    sante parole.
    Se uno non si diverte a scrivere, disegnare, suonare, cantare, recitare... è meglio che si occupi di altro.
    Perchè se non si diverte lui fa due coglioni a noi. :-)

    RispondiElimina