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giovedì 31 gennaio 2013

Auguri per Tommy!

Per il consueto disegno d'augurio che appioppo ad ogni compleanno di amici, oggi ho optato per il mio nuovo personaggio femminile.
Si parte dallo schizzo, dall'impostazione che voglio dare al disegno. Stavolta sono partito da una piccola cartolina in cartoncino, che ovviamente andrà inserita nella busta da lettera. Vedete il primo abbozzo a matita qui in alto.

Una volta soddisfatto inizio ad inchiostrare...
Ed ecco qua! Spero che al festeggiato piaccia. Alla prossima!

martedì 29 gennaio 2013

Bozzetti.

Ieri, pomeriggio di bozzetti: tra le tante signorine schizzate, ne é uscita una che mi ha colpito più di altre! Ve la posto. Chissà che non trovi lavoro nella saga di Ironsword...
Torno a sgobbare!

domenica 27 gennaio 2013

All'esposizione di Lucio Parrillo.

Si é tenuta ieri, alla CArt Gallery di Via del Gesù a Roma, un'esposizione di originali fantasy realizzati dall'artista internazionale Lucio Parrillo.
Lucio era presente durante la mostra, e io pure.
Lucio é un fuoriclasse del disegno e dell'illustrazione; so che tale aggettivo é abusato e utilizzato talvolta per chi, fuoriclasse, davvero non lo é.
Con lui si va sul sicuro: basta scorrere un pò con gli occhi sulle opere da lui realizzate (http://www.lucioparrillo.com) per accorgersi immediatamente di chi si sta parlando.
Eccovi comunque qualche esempio:
Questa sotto é un'opera originale che ho io...
...Vampirella, che mi ha gentilmente disegnato proprio ieri:
A tutto questo aggiungeteci che é un artista per nulla borioso e avrete un quadro esatto della situazione!
Ricordo che le immagini postate per prime sono c. by Lucio Parrillo e Pavesio Editore per il bel portfolio dedicato alle "eroine oscure" che troverete nelle fumetterie e nelle mostre / mercato sparse un pò ovunque in Italia.
Per oggi ho finito.



sabato 12 gennaio 2013

Addio, fratello rosso!

Tra i misteri che costringono da secoli l'uomo a brancolare nel buio sui più disparati argomenti, ce n'é uno ancora più oscuro e inspiegabile: il fatto, ad esempio, che non tutti i fan zagoriani mettano una saga come quella composta dagli albi "La rabbia degli Osages", "Arrestate Billy Boy", "Il giorno della giustizia" e "Addio, fratello rosso!"  in cima alle proprie top then personali.
C'é chi la colloca nella Golden Age Zagoriana "ma non ai primissimi posti", chi dimentica di citarla e chi, anche recentemente, la giudica poco più di "una storiella".
Perché?
Perché Zagor perde, probabilmente; e perde di brutto!
A molti, questo fatto, non va proprio giù. Non va giù ai talebani più oltranzisti, non va giù al neofita che ha letto gli Zagor recenti e lo giudica quindi diversamente, forse non va giù nemmeno al ragazzino con in testa l'eroe tutto d'un pezzo che "non può perdere mai".
Mi si permetta, almeno in questo mio angolo e nel pieno del rispetto sui gusti altrui, di prendere le distanze da alcuni lettori e appassionati di Zagor, capaci di esultare sul terzo ritorno di Rakosi, salvo poi leggere tiepidi e persino un pò infastiditi la seconda apparizione del vampiro, capolavoro,  ad opera di Alfredo Castelli perché "Zagor alla fine non uccide il cattivo!"
E noi, popolo fumettaro, sappiamo che deve sempre essere lui, l'eroe, il protagonista, ad affrontare ed uccidere in duello il nemico all'ultimo fiato.
Ma quando mai?
La storia di Nolitta e Donatelli é una drammatica, cruda messinscena western attualissima ancora oggi, perfettamente orchestrata ed efficacemente illustrata da Franco Donatelli capace, semmai ve ne fosse ancora bisogno (e c'é, temo!), di raccontare un personaggio vestito da super eroe col cuore fortemente, tremendamente umano.

Lo fanno fesso, Zagor, in questa storia, e con lui si fanno beffe anche di noi i burocrati, i potenti, i vigliacchi, tutti coloro che colpiscono e poi ritirano la mano, tanto se la cavano sempre.
Ci saremmo caduti anche noi, come Zagor, nella tragica tela tessuta dai protagonisti di questo dramma, che ha i colori e i pennelli un pò sbiaditi dal tempo, ma il sapore e il profumo dell'Italia di oggi, del contemporaneo che ancora viviamo, talvolta in complice rassegnazione.
Quando, alla fine della rassegna, ci si rende conto che lo Zagor segnato, stanco, ferito, dalla barba lunga e dalle occhiaie nulla ha potuto per raggiungere quella Giustizia che é sbandierata dall'inizio della storia, non si può che provare affetto e ammirazione (oltre a un pò di pena) per colui che non é un freddo robot, capace di sbandierare la parola "giustizia" e "libertà" come in uno spompato refrain costretto a recitare,  ma un meraviglioso personaggio a tutto tondo capace di respirare, di vivere, di sognare.
Di perdere.
Se non avete capito questa storia, sono davvero spiacente per voi.
Non avete capito Zagor.

(Dalla mia collezione, una tavola originale di questa storia.)

domenica 6 gennaio 2013

Un giullare non ride mai...ritorna!

Lo avevo annunciato (minacciato?) pochi giorni fa: da oggi torna disponibile il romanzo fantasy pubblicato nel 2006, ma in una nuova veste, riveduta e corretta dal sottoscritto!
E' stato un lavoro faticosissimo, che mi ha costretto alla scrivania per numerosissime ore! Spero che ne valga la pena, dato che di lavoro ce n'era tanto: continuo a ritenere questo titolo il più debole tra quelli sfornati, ma l'ultima parola, come sempre, spetterà a voi.
La ristampa di "Un giullare non ride mai" va a colmare una lacuna importante, dato che la prima edizione era stata ritirata dal mercato tempo fa e ne circolano davvero pochissime copie.
Lascio il link di acquisto, per gli eventuali interessati:
http://www.lulu.com/shop/francesco-l-p-06/un-giullare-non-ride-mai/hardcover/product-20614707.html
Grazie e a rileggerci presto!

martedì 1 gennaio 2013

Alla fine, si reinizia sempre...

Sono due gli autobus  cui sono affezionato, a Roma:  due linee vicine ma distanti per obiettivi: una, l'85, va infatti nelle zone storiche di Roma, fermandosi a due passi da Piazza di Spagna e Via Condotti! L'altra, la linea n°16, é più modesta...importante solo per chi ci vive accanto o, al massimo, per chi la usa per raggiungere gli uffici di Via XX Settembre o i partenti dalla Stazione Termini, che raggiunge di sguincio.
Per me e i miei amici dell'epoca, che abitavamo tutti in quel raggio d'azione nel quale passavano queste due linee (il 16, addirittura, faceva capolinea proprio nei pressi di numerose nostre abitazioni!), il 16 e l'85 sono stati autobus fondamentali per i nostri sogni e la nostra crescita.
Se ripenso ad uno di questi due, respiro immediatamente il profumo e la luce di un'altra epoca, lontanissima per stile di vita e lontana anche nel tempo.
Tutto era diverso, allora,  come non avrebbe potuto? Tornato da scuola afferravo lo zaino, il walkman e saltavo sul bus: destinazione? Una casa, un garage, un ritrovo qualunque per stare insieme a giocare, ad ascoltare musica, a leggere o a scambiarsi pareri.
Si, perché allora per "stare assieme" occorreva vedersi: di persona, fisicamente intendo! Al massimo, ci si poteva sentire con una telefonata (breve, che la bolletta sennò era salata e la sorella maggiore finiva per rompere le scatole se ti attardavi troppo)...non c'era, insomma, la tecnologia di adesso, nel quale il contatto (freddo, freddissimo) c'é ininterrottamente, grazie ai social network, ai programmi gratuiti, alle video chiamate etc.
Ci si doveva vedere, e vivevi la città in maniera diversa, quasi avventurosa.
Con una canzone di Guccini o dei Nomadi nelle orecchie, vedevo i raggi del sole primaverile infrangersi contro il vetrone del bus e illuminare quel che stavo facendo! Il tratto, troppo breve, quasi mi infastidiva: mi piaceva stare lì a fantasticare su come sarebbe stata la giornata in compagnia degli amici, quelli di sempre: una discussione su una regola, una critica al tizio che dava buca, uno sguardo a ciò che avremmo mangiato per cena (tanto si finiva sempre per andare da "Poppy" o al "Gallo Umbro"!), una pianificazione del week end.
Ero felice.
Siamo felici, oggi? Non lo so, non credo.
Possiamo essere sereni, gratificati, ma non felici. Io non credo che esista la felicità, superata una certa soglia e venuti a patti con la vita e taluni orrori del vivere da adulti (una morte di un caro, una grave responsabilità, un addio, un trasloco) e non ho più visto quel guizzo svelto e sagace negli occhi dei miei amici.
Si accendono molte cose diverse, naturalmente, ma tante altre si spengono per sempre.
Ecco, se volessi scrivere quei banali "vorrei" con i quali si son nascosti tanti poeti e artisti, vorrei proprio rivedere, almeno una volta, la serenità piena negli occhi degli amici che son rimasti, sapere che stanno bene quelli andati, rivedere un'ultima volta luoghi e cose che mi han affascinato, sognare ancora utopie inimmaginabili.
Vorrei vederti camminare un'ultima volta, madre, senza le catene immaginifiche che ti inchiodano al letto.
Vorrei scrivere e disegnare meglio, veder spegnere l'arroganza e l'idiozia dei potenti, rialzarsi i deboli colpiti, trionfare il giusto e la ragione.
Vorrei...
Vorrei uno splendido 2013 per chi é capace ancora di sognare e di indignarsi, per chi, nonostante tutto, prova ancora a cambiarsi e a cambiare.
Vorrei un raggio di sole netto, pulito, che entra dal finestrino di un autobus che mi porta vicino eppure così lontano, magari tanto distante da poter ricomporre i cocci che ho rotto, le frasi maledette che non avrei dovuto dire, salutare meglio, come non ho avuto occasione di fare.
Vorrei crescere.
Vorrei tante di quelle cose che, alla fine, mi conviene restare seduto qui, alla mia scrivania, per non fare danni.
Auguri a tutti, che il 2013 possa essere più che splendido.
Possa essere giusto.