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domenica 4 novembre 2012

Ironsword, parte 3a.


"...Ironsword. Le persone che mi erano vicine mi chiedevano di lui, e anche se avevo abbandonato le sessioni di gioco già dal 1999, Ironsword era un personaggio che tornava sulla bocca di tutti, meno ne parlavo e più lo vedevo ficcare in ogni discorso. Molti dei miei amici lettori si mostravano ostili e contrari anche se solo ipotizzavo un’altra serie, un altro personaggio, nuovi orizzonti.
Me lo chiedevano, ed io lo facevo.
Senza voglia, senza nerbo, senza fantasia, colpevolmente riverente verso chi sino ad allora aveva seguito le imprese della Grande Morte Bianca. Perché “colpevolmente”? Perché i primi cui recai danno con quel decennio scriteriato furono proprio loro, i fan di Ironsword. Disegni sciatti e tirati via, soggetti deficitarii, sceneggiature talvolta non completate con albi e avventure realizzate a braccio.
Uno sfacelo completo.
Quasi segretamente, quindi, portai avanti progetti paralleli,  che mi aprirono le porte a un target di lettori completamente nuovo e diverso rispetto a quello che solitamente seguiva la Grande Morte Bianca; l’horror Carne umana del 2000, ad esempio, o un altro thriller scritto per un sito di appassionati di scrittura che mi portò diverse gratificazioni e che mi vide ideare un singolare ispettore di polizia che tornerò ad utilizzare nel romanzo "L'apostolo nel buio"; soprattutto cenni e spunti su una serie western che avevo in testa da un po’, e di cui avevo preparato schizzi, soggetti, prove per le armi da fuoco etc.
Ben convinto del progetto e deciso a mettere la parola fine alla lunga storia di Ironsword, scelsi di scrivere un racconto fantasy che chiudesse per sempre le vicende della Grande Morte Bianca, che potesse congedarsi dai lettori (e da me) in maniera esplosiva e indimenticabile. Lo meritava, dopotutto, e lo meritava chi lo aveva seguito sin lì.
E’ il seme de: “La Ballata del Cammino Lontano”, che avrebbe posto la parola “fine” a tutto, e a una parte bella e indimenticabile della mia vita.
Siamo nel 2003.
Occorre dire che intendevo mettermi al PC con l’intenzione seria ed entusiasta. Troppo, forse. Col passar delle pagine e dei giorni, la vicenda e il personaggio di Ironsword in se cominciarono a riconquistarmi, anzi; a conquistarmi come se non lo avessi mai conosciuto fino in fondo: l’occasione del racconto mi restituì un Ironsword che sembrava aver vissuto di vita propria per tutti gli anni della crisi. Intonso nella sua moralità, nel senso disperato di pace, nella testardaggine ricerca di giustizia con la quale, forse, tenta solo di chiudere le ferite aperte e sanguinose che ha in tutta l’anima.
E’ il mio Ironsword, e parola dopo parola, digitazione dopo digitazione mi resi conto del suo potenziale quasi del tutto inutilizzato, di come avessi sprecato dieci anni della mia vita e riflettei sul fatto che avevo tanto da raccontare ancora nascondendomi dietro la sua figura. Ero felice. Sentii di dover delle “scuse” a molti dei lettori che si erano sciroppati l’altro Ironsword, quello finto, moscio e spompato della metà degli anni novanta. Sentii di dover ricominciare da capo.
Insomma, come sovente accade nella vita, quello che doveva essere un addio divenne il trampolino di lancio su cui il personaggio ancora vola. Quando La Ballata esce, è un successo strepitoso. Si avvicinano alla Grande Morte Bianca lettori (e amici) che non lo avevano mai conosciuto, raccolsi lettori diversissimi da quelli che (bontà loro) sfogliavano abitualmente i miei fumetti. E poco tempo dopo iniziai a ricevere proposte editoriali da piccole casi editrici – ne rammento una bolognese, con la direttrice editoriale molto gentile e disponibile – progetti tuttavia che vedranno la luce solo cinque anni più tardi per la statunitense Lulu, ma questa è un’altra storia.
 Ovviamente vi furono anche voci fuori dal coro, ma si trattava di avversari che il personaggio aveva raccolto durante le sue stagioni giocative, non ne darei quindi qui più spazio di quel che meritano; col passar dei mesi, scrissi di getto decine di sceneggiature che dovevano andare nella nuova collana che avevo in mente, intitolata “Le Cronache di Ironsword”, con i semi del nuovo corso. Uscì nel 2006 anche un secondo racconto, anzi, un romanzo (Un giullare non ride mai) che però raccolse giudizi controversi.   
Va detto che quel romanzo ebbe vita tribolata; ne persi la prima metà durante un trasloco, e soltanto un anno e mezzo dopo tornai in possesso del manoscritto. Decisi di terminarlo, ma furono giorni difficili per il sottoscritto. Il mio gruppo di gioco andava male. Malissimo. Ed io, di nuovo, ero finito nell’occhio del ciclone a causa della mia interpretazione di Ironsword. Va da sé che non scrivevo con la dovuta serenità, anzi; tentavo di forzare la mano al personaggio perché influenzato dalle tante (troppe) cose che erano scritte sul forum della Grande Morte Bianca, dai suoi compagni di gioco, da qualche lettore. Verità vuole che addirittura del letame fu spalato contro il personaggio, indicato talune volte in storie e racconti che di reale non avevano manco un grammo ma che inevitabilmente finivano per irretirmi e fiaccarmi. Omosessualità, vigliaccheria, personaggio finito, furono solo alcuni degli appellativi con i quali avevo a che fare quotidianamente gestendo il mio personaggio.
Un giullare non ride mai, probabilmente, risente del clima perfido nel quale lo terminai. 
Laddove, almeno per gli standard di un autore amatoriale, Carne umana e La Ballata del Cammino Lontano possono essere annoverati tra successi senza mezzi termini, Un giullare raccolse anche qualche mugugno, alcuni imbarazzati silenzi e persino solenni pernacchie!
Rammento che scriverlo fu faticoso, e faticoso fu rispondere a tutti quelli che ci avevano visto cose particolari o chiedevano, semplicemente, spiegazioni per questo o quel comportamento. Atteggiamenti cui non ero minimamente abituato.
Giorni difficili.
(Itronsword, matita.)

I fumetti, la saga invece, andavano (e vanno) benone. Realizzavo una tavola al giorno con gran divertimento, e avevo scritto tanti di quei soggetti e di quelle sceneggiature da poter stare senza inventarne di nuove per molti anni; Altri mesi passarono, il mio gruppo si trascinò come un cane affamato latrando gli ultimi agonizzanti istanti e quel poco che era rimasto del “vecchio” Ironsword, dei vecchi albi e di certi pomeriggi primaverili di venti anni prima cadde in pezzi. Irrimediabilmente. Forse sarei potuto intervenire meglio e con più celerità, ma è come una vecchia pubblicità televisiva, quella in cui un buffo ometto tenta di turare una falla in attesa dell’idraulico mettendoci prima un dito e poi una mano, ma altri buchi si aprono e l’ometto rimane sotto l’acqua.
Penso che certe situazioni che si vengono a creare nella vita di una persona siano senza controllo, sebbene i nostri sforzi, tanti o pochi che siano.
Per questo, un freddissimo pomeriggio di gennaio – siamo nel 2008 – mi ritrovai, febbricitante, a dover ricominciare daccapo, esattamente come tanti anni prima. Essendo ferita fresca preferisco non addentrarmi nei particolari che portarono, ma sarebbe meglio dire mi costrinsero, a mettere in soffitta anche la seconda saga di Ironsword, Le cronache, per un bilancio di quello che mi era rimasto del personaggio e quello che avevo irrimediabilmente perduto.
Non nego che per un certo periodo, questione di pochissimi giorni, mi venne la tentazione di chiudere tutto e per sempre, facendo così la felicità di qualche persona o di taluni ex compagni di gioco, che a più riprese mi consigliavano (?) di lasciar perdere, di buttare tutto a mare e ricominciare altrove la mia “carriera” di narratore di storie.
Mi rendo conto che proprio la mia ostinazione verso certi figuri è alla base della forza di Ironsword.
Nonostante la febbre, dicevo, la mattina dopo uscii e andai a comprare cose banali, facezie: dei cornetti per la colazione, il toner nuovo per la stampante, dei fogli da disegno, un quotidiano (sì, lo confesso, compro La Repubblica), un fumetto nuovo. Durante la passeggiata pensai, riflettei, decisi.
Una cosa fu chiara ancora e subito: nonostante il nuovo cataclisma fumettaro, e preso atto di addii dolorosissimi alla testata e al mondo ironswordiano, La Grande Morte Bianca era viva. Anche quella volta.
Tornai a casa, scrissi due fregnacce sul forum e mi misi alla tastiera: gli albi di Ironsword, in pratica la terza serie, erano nati. E vivono tuttora.
Della Lulu ho già detto: non so dire quale stato d’animo mi colpì quando il primo estraneo comprò Carne umana prima e La Ballata del Cammino Lontano poi; né entusiasmo, né soddisfazione né senso di rivalsa.
Ma più un sereno, diffuso senso di benessere che lentamente m’invase. Sapere soltanto che da qualche parte, in Italia, qualcuno tiene una copia in libreria, su uno scaffale, sotto un acquario o poggiato sulla scrivania delle avventure di Ironsword, Doctor Crotalo o Walter Gano, mi fa stare bene. Un piccolo seme lasciato cadere nel giardino di un perfetto sconosciuto, che mi avrebbe reso omaggio, anche se per poco e non fino alla fine, di una visita nel mondo di fantasia che avevo solitariamente immaginato e che fino allora avevo timidamente condiviso con gli amici più stretti. Se potessi, anche solo una volta, comparire davanti a tutti quelli che – in tempi terribili per il nostro Paese – hanno aperto il portamonete per acquistare un mio libro, gli stringerei forte la mano, ringraziandoli doverosamente, uno a uno.
 Lo faccio da qui, quindi, così come da mesi mi vedono fare sul forum: grazie di cuore, avete dato un significato ai deliri di un mediocre dilettante come il sottoscritto.
(Disegno di Spectrum NT)

 Le "mie memorie", i ricordi e gli aneddoti che hanno accompagnato i “festeggiamenti” per i venti anni di vita di Ironsword, volgono al termine.
Non mi rimane che lasciare spazio a un po’ di disegni raccolti qua e là dal mio amico Eric, e a rammentare un ultimo episodio: pochi mesi fa, durante una delle mie ultime comparsate come giocatore alla guida di Ironsword, un compagno con noi da poco, Pino, mi ha detto: “In queste ore sono rimasto impressionato, recitando nel gioco sembravi un altro.”
Sì, dopo tanto tempo ho ancora passione ed entusiasmo nel recitare Ironsword.
Sipario."
(Disegno di Spectrum NT)















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