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domenica 30 dicembre 2012

Zagor, la marcia della disperazione!

Farei leggere la storia in edicola in questi giorni, sempre per i tipi di Repubblica / L'Espresso, a chi sostiene che i nostalgici di Zagor siano soltanto inguaribili affezionati ad un periodo romantico osannato maggiormente per motivi sentimentali.
Ecco, l'ho scritto tutto d'un fiato.
In pratica, le storie di Guido Nolitta non sono le migliori nel panorama zagoriano, ma soltanto quelle a cui una persona di una certa età, che le ha lette da bambino, ricorda e apprezza maggiormente.
Benissimo! A tutti loro, con il miglior sorriso, farei leggere questo capolavoro.
"La marcia della disperazione", nella ristampa a colori intitolato malamente "La carovana dei disperati", che dà più l'idea di una comitiva di extracomunitari scacciati da un campo rom piuttosto che di un racconto epico, é probabilmente la sceneggiatura più bella, più matura del creatore di Zagor: non c'é un dialogo che non sia emozionante, numerose le scene indimenticabili, che ancora oggi sono in grado di commuovere anche chi non é un LETTORE ABITUALE dello Spirito con la Scure: come la sorte del vecchio violinista Klein, oppure come il sacrificio di Zagor nel finale o - ancora - come l'intera sequenza dell'assedio iniziale nel quale Zagor, Cico e la bella figlia di Lang, Frida, giungono tra gli assediati con uno stratagemma per dar loro man forte. C'é un'azione, una violenza e una tensione da far invidia a certi capolavori western degli anni '60.
A questo punto, direi, non c'é davvero molto altro da aggiungere.
Ah, si! Potrei persino parlare proprio di lei, Frida Lang, insuperabile reginetta di questa avventura: eroina moderna e coraggiosa, che bacia (e fa qualcosa di più, probabilmente!) il nostro eroe nella notte più drammatica dei fuggitivi, dando un bello scossone alle storie e ai lettori che avevano seguito Zagor fin lì! Quanti colpi di scena, quante emozioni, quante "novità" tra quelle lontane pagine...ogni personaggio é cesellato in maniera realistica e palpitante; persino gli odiosi europei che intendono sfidare gli indiani di Winter Snake, non sono macchiette monodimensionali: nello scorrere della storia capiamo che certi uni sono migliori di altri, e che alla fine proviamo persino compassione, data la fine che sembra delinearsi all'orizzonte per tutti loro e i vari, disperati tentativi di sopravvivenza.
E' tutto, ho finito.
Fate leggere o rileggere loro "La marcia della disperazione", poi guardateli negli occhi e domandate:
"E' una storia fantastica, una pietra miliare nella saga di Zagor, o sono soltanto un vecchio sognatore nostalgico incapace di giudicare separando l'affetto dalla realtà delle cose?"
Vi lascio con la versione croata del famoso bacio tra Frida e Zagor, postato dagli amici croati del forum Stripovi!

martedì 25 dicembre 2012

Natale al tavolo da disegno.

E' stato bello passare un Natale tranquillo a disegnare! Questa tavola, poi, é importante!
Va bene l'avventura e il fantasy, ma un pò di introspezione, ogni tanto, non fa male! Con buona pace del grande G. L. Bonelli!
Di nuovo Buon Natale a tutti! Ci sentiamo per la fine dell'anno...

lunedì 24 dicembre 2012

Carissimi amici, é il primo Natale per questo mio blog, colgo quindi occasione, oltre che per ringraziarvi, per augurarvi delle splendide festività!
Auguri!
Francesco L. P. 012

martedì 18 dicembre 2012

Un pò di pace per Tewen.

Tratta dall'ultima tavola disegnata, Tewen sembra aver trovato un pò di pace dopo le ultime vicissitudini patite contro Santo Stefano!
Matita e china.

giovedì 13 dicembre 2012

Revisioni.

Attraversando un periodo di scarso lavoro di scrittura (nessun articolo, recensione o racconto all'orizzonte) mi sono finalmente deciso a realizzare un progetto di editing cui avevo pensato tempo fa: la totale revisione (intesa come correzioni, aggiustamenti, auto censure e altre amenità!) di alcuni racconti che col passar del tempo hanno mostrato diverse lacune "tecniche".
Vi ho raccontato di come giunsi a pubblicare alcuni miei lavori, frettolosamente e con case editrici di fortuna: ciò mi impedì totalmente di  eseguire un decente lavoro di editing atto a coprire quegli errori, quelle sviste e quei refusi di cui abbondano le prime bozze di ogni romanzo!
La mia attenzione é focalizzata principalmente sui primi tre titoli usciti, quelli pubblicati - come dicevo -in tutta fretta: "Carne umana", "La Ballata del Cammino Lontano", "Un giullare non ride mai".
Proprio quest'ultimo titolo, che vedete sulla mia scrivania poco sopra, ha sempre destato in me un profondo senso di vergogna!
Rileggendolo per il lavoro di editing di cui vi parlavo, mi sono reso conto che l'avversione verso questo titolo é più che giustificata: sembra scritto con la mano sinistra, i refusi e gli errori veri e propri sono in un numero intollerabile, i personaggi - alle volte -sembrano scritti da altre mani che non le mie.
Nel post del titolo, mesi fa, vi narrai le traversie che ruotarono attorno alla stesura di "Un giullare", ma ciò non deve diventare un alibi per gli orrori riversati in queste pagine!
Errori che, grazie al lavoro che mi sono prefissato di eseguire, tenterò di appianare, arrivando a riscrivere quelle parti che poco hanno a che vedere col mio stile o con la storia dei personaggi ivi raccontati. E' una sfida grande, dato che il titolo consta più di 300 pagine, ma voglio vedere cosa posso ricavare da questo titolo, magari per riabilitarlo un pò; non ho la presunzione di affermare che sarà "più bello", ma più leggibile e in linea con il mio stile assolutamente si.
Staremo a vedere!

martedì 4 dicembre 2012

Un giullare non ride mai: cenni e spunti!

Sul fatto che questo romanzo del 2006 sia il più tribolato che ho scritto, lo si evince già dal gran numero di cambiamenti, personaggi cancellati o mutati che vedete nei miei primi appunti qui sopra; basta fare il raffronto con la versione definitiva uscita in volume per capire.
Molte cose le ho già scritte nel post inerente al romanzo, qui posso dire soltanto alcune cose:
Ice fu cancellato. Non era un mio personaggio, non sarebbe stato giusto mettercelo. Né per lui, né per me.
Sonja Blackshadow: idem con patate.
All'inizio mi era venuta un'idea che mi entusiasmava: rimettere assieme, dopo tanti anni, i personaggi del mio gruppo di gioco di ruolo, quello "storico", e raccontare di antichi rancori, nuove amicizie, alleanze più o meno momentanee che potevano essere nate dopo così tanto tempo e via di questo passo...
Poi, come detto, le prime difficoltà, l'aver perduto contatti con molti dei "proprietari" dei personaggi per chiedere loro il permesso, un senso di stanchezza e - in alcuni casi - di acredine verso qualche vecchia vicenda...insomma, non se ne fece più nulla e il romanzo prese un'altra strada.

lunedì 3 dicembre 2012

A proposito di: Ironsword.

L'unica cosa che ho in comune con i disegnatori bravi é l'archivio di immagini dal quale pescare a seconda della situazione; il giovanotto che vi presento in alto é un documento eccezionale! Trattasi del modello usato agli inizi degli anni novanta per Ironsword. Rompevo le scatole a mia madre, alle amiche, alle zie, affinché mi facessero dare un'occhiata alle loro riviste, dal quale prendevo acconciature, cavalli, oggetti o case; cercando un viso che andasse bene per la Grande Morte Bianca, mi imbattei in una rivista di mia madre con all'interno una pubblicità fatta da questo modello. Pensai che andasse bene e la utilizzai. E' passato tanto tempo e l'uomo sarà ormai un "vecchietto"!
Ora, naturalmente, questa roba non serve più: c'é Internet.


sabato 1 dicembre 2012

Piccoli e curiosi appunti di viaggio.

Quando scrivo un soggetto, una sceneggiatura o sto disegnando una storia scritta da altri, mi piace schematizzare con un disegnino alcune informazioni che potrebbero tornarmi utili: qui sopra, ad esempio, avevo buttato giù una rudimentalissima cartina per visualizzare gli spostamenti di Ironsword e compagni nella storia "La leggenda dei monaci crociati".
Fosse anche solo per ricordare velocemente i nomi dei personaggi mentre scrivi, funziona!

venerdì 30 novembre 2012

Carne umana. Cenni e spunti.

Quando, alla fine degli anni '90, all'interno della libreria Mondadori in cui lavoravo, mi vennero in mente quasi tutti i dettagli per la stesura del romanzo horror "Carne umana", corsi a prendere un block notes per segnare i nomi dei protagonisti che avevo in mente.
Come potete vedere dagli scarni appunti dell'epoca che vedete sopra, tutti i nomi dei personaggi sono rimasti tali anche nel racconto.
Balzano agli occhi due clamorose assenze: quella del protagonista, Doctor Crotalo, che non avevo messo a fuoco e mi impediva di fatto l'inizio della scrittura, e quello di Walter Gano, che volli inserire in corso d'opera.

Il semplice post di oggi intendo dedicarlo alla memoria del disegnatore Franco Urru, scomparso purtroppo in queste ore, seppur ancora giovane; avevo conosciuto questo bravissimo artista all'Expocartoon del 2000, grazie ad un amico comune, e - essendo Franco Urru una persona gentilissima - aveva voluto omaggiarmi del disegno che vi faccio vedere qui in basso:

La terribile notizia, appresa all'improvviso, mi ha lasciato di stucco. A me come ai suoi tanti ammiratori.
So long, Franco, e grazie.

giovedì 29 novembre 2012

La Ballata del Cammino Lontano: cenni e spunti. 2a Parte.

Primo elenco buttato giù per il romanzo: praticamente ci sono già tutti i personaggi che compariranno.
Uniche eccezioni: Redeemer Jackson, usato per il secondo libro "Un giullare non ride mai", Gelo (idem) e Ceratogyrus, scartato perché il nome faceva schifo!

mercoledì 28 novembre 2012

La Ballata del Cammino Lontano. Cenni e spunti!

Dando un'occhiata agli appunti presi durante l'ideazione di questo romanzo, balza agli occhi il numero di cambiamenti operati poi in corso d'opera! Attenzione, contiene SPOILER!
Qui sopra, ad esempio, cambiai completamente la struttura tirannica della cittadina costruita prima del porto; non più Abraham ma suo figlio (sempre folle e crudele!) e, sopratutto, nella città non c'é nessuno che assomigli all'halfling che il gruppo di Ironsword sta cercando!
In questi appunti, invece, modificai la creatura che ha ucciso il portatore del ciondolo: non più una manticora ma un gigantesco insetto predatore. Lo scontro con i mercenari, invece, oltre alla caduta della Grande Morte Bianca in acqua e l'arrivo delle  fate, é rimasto identico.
La parte scritta sopra, grosso modo, rimane uguale anche nel libro: c'é qualche modifica nell'ultima parte e basta. Gli appunti recuperati qui sopra appartengono ad un bel periodo della mia vita, circa dieci anni fa.

martedì 27 novembre 2012

domenica 25 novembre 2012

Presentando Zagortenayde...

E presentazione fu!
Rischiando di annoiare qualcuno, vi parlerò della presentazione (finalmente!) del volume "Zagortenayde", per i 50 anni dello Spirito con la Scure, che si é svolta ieri in Via del Gesù 61 a Roma, in una delle zone più spettacolari di Roma; davvero sarebbe valsa la pena partecipare soltanto per una bella camminata da quelle parti, dato che con la ZTL sareste stati costretti ad un tour stupefacente per l'antica Roma: Fori, Piazza Navona, Pantheon...se non siete di queste parti (ma anche se lo siete come me ma era da tanto che non riassaporavate certi colori capitolini), ieri era l'occasione giusta per una giornata un pò speciale.
Sorvolando sulla mia performance d'autore (per fortuna Pier Francesco Collalto e il direttore Francesco Pasquali son stati assai più bravi di me!) direi che tutto si é svolto alla perfezione: tra gli altri (presenti disegnatori a me cari come Mauro Laurenti, Alessandro Chiarolla, Michele Rubini e Stefano Andreucci) c'era la vera attrazione dell'evento (non me ne vogliano i pur bravi artisti da me elencati, ma parlando di Zagor il nome maximo é uno soltanto!) la presenza, cioé, del maestro ligure Gallieno Ferri, giunto appositamente per la presentazione e poi ripartito in serata per tornarsene a casa: dulcis in fundo, l'intervento del bravo e simpatico Lorenzo Bartoli, futuro sceneggiatore dello Spirito con la Scure! Che altro dire? L'affluenza del pubblico é stata tutto sommato buona, calcolando la giornata infelice per Roma: quattro manifestazioni quattro! Così, tutto é scorso con strette di mano, firme, fotografie, discussioni fumettistiche nelle quali ho avuto il privilegio di chiedere consigli tecnici ai maestri presenti in sala (e poi alla cena!) e l'ammirazione per gli originali appesi alle pareti di quella che é, ricordiamola, la prima galleria d'arte di originali in Italia: CArt Gallery, gestita da persone competenti e appassionate.
Avrei potuto chiedere di più da un sabato?
Beh, forse si: una maledetta emicrania che ha deciso di farsi sentire anche stamattina e di cui avrei accettato serenamente l'assenza!
Anche quella, come questo magnifico sabato, passerà.
Vi lascio con una splendida tavola che ho ricevuto ieri, tratta dalla storia "Il clan delle isole" di Zagor, ad opera di Mauro Laurenti:
Grazie a Giancarlo, di cuore, e a Mauro Laurenti!

lunedì 12 novembre 2012

Tranelli degli pseudonimi.

Vi ho parlato pochi giorni fa della serata che la galleria CART di Roma (http://www.cart-gallery.com) dedicherà al volume "Zagortenayde" e alla quale ho deciso di presenziare dato il piccolo contributo che ho dato per il volume in questione; dal momento in cui é stata segnalata la data dell'evento (24 novembre dalle 17,30 con ingresso libero) sul Web é iniziato una sorta di tam tam per segnalare a quante più persone possibili la faccenda.
Bene, l'ultimo é stato anche il buon Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore dello Zagor attuale: anche lui, ahimé, mosso dalle migliori intenzioni, ha usato il mio cognome per segnalare la mia presenza e non lo pseudonimo abituale con il quale, da sempre, firmo ogni mio lavoro: Francesco L. P. 012, come usato ad esempio per quest'ultima fatica. L'amico Moreno é stato solo l'ultimo a scrivere per intero il mio nome.
Nessun grosso problema, per carità, anzi ringrazio tutti per le varie segnalazioni: però questa può (poteva) essere una buona vetrina per il sottoscritto; ma quanti vi sono che conoscono i miei lavori? Non molti. E quanti li conoscono tramite il mio nome vero? Nessuno.
Ergo che, dunque, quei pochi che potevano spingersi a venire a trovarmi presso la galleria, sabato sera, non potranno farlo in quanto vedranno un nome che non dirà loro assolutamente nulla!
Vabbé, non che ci sarebbe stata la ressa in caso contrario! :-D

mercoledì 7 novembre 2012

Satanik disegnata da Romanini.

Ricevo e volentieri rendo pubblico un disegno originale di Giovanni Romanini raffigurante la diabolica eroina creata da Magnus e Bunker nel 1964 che ho ricevuto oggi.

Satanik, c. by Max Bunker Press.

lunedì 5 novembre 2012

Presentazione Zagortenayde a Roma!

Ricevo da Stefano Bidetti e dagli amici del forum di Zagor Scls, stretti collaboratori con la rivista Scls Magazine, la notizia della presentazione della ristampa del volume (esauritissimo) uscito in giugno che si terrà a Roma, il 24 novembre: copio e incollo i particolari dell'iniziativa:

"SABATO 24 novembre, presso la CArt Gallery, galleria dedicata alle tavole originali ed alle illustrazioni (Via del Gesù 61 a Roma), avrà luogo una presentazione della 2a edizione del  volume "ZAGORTENAYDE", pubblicato per celebrare il 50° compleanno di Zagor in edicola.

Parteciperanno gli autori dei vari contributi e autori e disegnatori di Zagor.

Saranno esposte tavole, disegni originali e altro materiale.

Alcune sorprese sono in fase di preparazione, e vi aggiorneremo nei dettagli nei prossimi giorni.

Nel frattempo, segnatevi la data.

Tutti gli zagoriani sono invitati a partecipare e a far partecipare i propri amici!"

L'orario, non ancora ufficiale, dovrebbe essere tra le 18,00 e le 18,30: come sempre vi terrò informati.
Alla prossima!

domenica 4 novembre 2012

Ironsword, parte 3a.


"...Ironsword. Le persone che mi erano vicine mi chiedevano di lui, e anche se avevo abbandonato le sessioni di gioco già dal 1999, Ironsword era un personaggio che tornava sulla bocca di tutti, meno ne parlavo e più lo vedevo ficcare in ogni discorso. Molti dei miei amici lettori si mostravano ostili e contrari anche se solo ipotizzavo un’altra serie, un altro personaggio, nuovi orizzonti.
Me lo chiedevano, ed io lo facevo.
Senza voglia, senza nerbo, senza fantasia, colpevolmente riverente verso chi sino ad allora aveva seguito le imprese della Grande Morte Bianca. Perché “colpevolmente”? Perché i primi cui recai danno con quel decennio scriteriato furono proprio loro, i fan di Ironsword. Disegni sciatti e tirati via, soggetti deficitarii, sceneggiature talvolta non completate con albi e avventure realizzate a braccio.
Uno sfacelo completo.
Quasi segretamente, quindi, portai avanti progetti paralleli,  che mi aprirono le porte a un target di lettori completamente nuovo e diverso rispetto a quello che solitamente seguiva la Grande Morte Bianca; l’horror Carne umana del 2000, ad esempio, o un altro thriller scritto per un sito di appassionati di scrittura che mi portò diverse gratificazioni e che mi vide ideare un singolare ispettore di polizia che tornerò ad utilizzare nel romanzo "L'apostolo nel buio"; soprattutto cenni e spunti su una serie western che avevo in testa da un po’, e di cui avevo preparato schizzi, soggetti, prove per le armi da fuoco etc.
Ben convinto del progetto e deciso a mettere la parola fine alla lunga storia di Ironsword, scelsi di scrivere un racconto fantasy che chiudesse per sempre le vicende della Grande Morte Bianca, che potesse congedarsi dai lettori (e da me) in maniera esplosiva e indimenticabile. Lo meritava, dopotutto, e lo meritava chi lo aveva seguito sin lì.
E’ il seme de: “La Ballata del Cammino Lontano”, che avrebbe posto la parola “fine” a tutto, e a una parte bella e indimenticabile della mia vita.
Siamo nel 2003.
Occorre dire che intendevo mettermi al PC con l’intenzione seria ed entusiasta. Troppo, forse. Col passar delle pagine e dei giorni, la vicenda e il personaggio di Ironsword in se cominciarono a riconquistarmi, anzi; a conquistarmi come se non lo avessi mai conosciuto fino in fondo: l’occasione del racconto mi restituì un Ironsword che sembrava aver vissuto di vita propria per tutti gli anni della crisi. Intonso nella sua moralità, nel senso disperato di pace, nella testardaggine ricerca di giustizia con la quale, forse, tenta solo di chiudere le ferite aperte e sanguinose che ha in tutta l’anima.
E’ il mio Ironsword, e parola dopo parola, digitazione dopo digitazione mi resi conto del suo potenziale quasi del tutto inutilizzato, di come avessi sprecato dieci anni della mia vita e riflettei sul fatto che avevo tanto da raccontare ancora nascondendomi dietro la sua figura. Ero felice. Sentii di dover delle “scuse” a molti dei lettori che si erano sciroppati l’altro Ironsword, quello finto, moscio e spompato della metà degli anni novanta. Sentii di dover ricominciare da capo.
Insomma, come sovente accade nella vita, quello che doveva essere un addio divenne il trampolino di lancio su cui il personaggio ancora vola. Quando La Ballata esce, è un successo strepitoso. Si avvicinano alla Grande Morte Bianca lettori (e amici) che non lo avevano mai conosciuto, raccolsi lettori diversissimi da quelli che (bontà loro) sfogliavano abitualmente i miei fumetti. E poco tempo dopo iniziai a ricevere proposte editoriali da piccole casi editrici – ne rammento una bolognese, con la direttrice editoriale molto gentile e disponibile – progetti tuttavia che vedranno la luce solo cinque anni più tardi per la statunitense Lulu, ma questa è un’altra storia.
 Ovviamente vi furono anche voci fuori dal coro, ma si trattava di avversari che il personaggio aveva raccolto durante le sue stagioni giocative, non ne darei quindi qui più spazio di quel che meritano; col passar dei mesi, scrissi di getto decine di sceneggiature che dovevano andare nella nuova collana che avevo in mente, intitolata “Le Cronache di Ironsword”, con i semi del nuovo corso. Uscì nel 2006 anche un secondo racconto, anzi, un romanzo (Un giullare non ride mai) che però raccolse giudizi controversi.   
Va detto che quel romanzo ebbe vita tribolata; ne persi la prima metà durante un trasloco, e soltanto un anno e mezzo dopo tornai in possesso del manoscritto. Decisi di terminarlo, ma furono giorni difficili per il sottoscritto. Il mio gruppo di gioco andava male. Malissimo. Ed io, di nuovo, ero finito nell’occhio del ciclone a causa della mia interpretazione di Ironsword. Va da sé che non scrivevo con la dovuta serenità, anzi; tentavo di forzare la mano al personaggio perché influenzato dalle tante (troppe) cose che erano scritte sul forum della Grande Morte Bianca, dai suoi compagni di gioco, da qualche lettore. Verità vuole che addirittura del letame fu spalato contro il personaggio, indicato talune volte in storie e racconti che di reale non avevano manco un grammo ma che inevitabilmente finivano per irretirmi e fiaccarmi. Omosessualità, vigliaccheria, personaggio finito, furono solo alcuni degli appellativi con i quali avevo a che fare quotidianamente gestendo il mio personaggio.
Un giullare non ride mai, probabilmente, risente del clima perfido nel quale lo terminai. 
Laddove, almeno per gli standard di un autore amatoriale, Carne umana e La Ballata del Cammino Lontano possono essere annoverati tra successi senza mezzi termini, Un giullare raccolse anche qualche mugugno, alcuni imbarazzati silenzi e persino solenni pernacchie!
Rammento che scriverlo fu faticoso, e faticoso fu rispondere a tutti quelli che ci avevano visto cose particolari o chiedevano, semplicemente, spiegazioni per questo o quel comportamento. Atteggiamenti cui non ero minimamente abituato.
Giorni difficili.
(Itronsword, matita.)

I fumetti, la saga invece, andavano (e vanno) benone. Realizzavo una tavola al giorno con gran divertimento, e avevo scritto tanti di quei soggetti e di quelle sceneggiature da poter stare senza inventarne di nuove per molti anni; Altri mesi passarono, il mio gruppo si trascinò come un cane affamato latrando gli ultimi agonizzanti istanti e quel poco che era rimasto del “vecchio” Ironsword, dei vecchi albi e di certi pomeriggi primaverili di venti anni prima cadde in pezzi. Irrimediabilmente. Forse sarei potuto intervenire meglio e con più celerità, ma è come una vecchia pubblicità televisiva, quella in cui un buffo ometto tenta di turare una falla in attesa dell’idraulico mettendoci prima un dito e poi una mano, ma altri buchi si aprono e l’ometto rimane sotto l’acqua.
Penso che certe situazioni che si vengono a creare nella vita di una persona siano senza controllo, sebbene i nostri sforzi, tanti o pochi che siano.
Per questo, un freddissimo pomeriggio di gennaio – siamo nel 2008 – mi ritrovai, febbricitante, a dover ricominciare daccapo, esattamente come tanti anni prima. Essendo ferita fresca preferisco non addentrarmi nei particolari che portarono, ma sarebbe meglio dire mi costrinsero, a mettere in soffitta anche la seconda saga di Ironsword, Le cronache, per un bilancio di quello che mi era rimasto del personaggio e quello che avevo irrimediabilmente perduto.
Non nego che per un certo periodo, questione di pochissimi giorni, mi venne la tentazione di chiudere tutto e per sempre, facendo così la felicità di qualche persona o di taluni ex compagni di gioco, che a più riprese mi consigliavano (?) di lasciar perdere, di buttare tutto a mare e ricominciare altrove la mia “carriera” di narratore di storie.
Mi rendo conto che proprio la mia ostinazione verso certi figuri è alla base della forza di Ironsword.
Nonostante la febbre, dicevo, la mattina dopo uscii e andai a comprare cose banali, facezie: dei cornetti per la colazione, il toner nuovo per la stampante, dei fogli da disegno, un quotidiano (sì, lo confesso, compro La Repubblica), un fumetto nuovo. Durante la passeggiata pensai, riflettei, decisi.
Una cosa fu chiara ancora e subito: nonostante il nuovo cataclisma fumettaro, e preso atto di addii dolorosissimi alla testata e al mondo ironswordiano, La Grande Morte Bianca era viva. Anche quella volta.
Tornai a casa, scrissi due fregnacce sul forum e mi misi alla tastiera: gli albi di Ironsword, in pratica la terza serie, erano nati. E vivono tuttora.
Della Lulu ho già detto: non so dire quale stato d’animo mi colpì quando il primo estraneo comprò Carne umana prima e La Ballata del Cammino Lontano poi; né entusiasmo, né soddisfazione né senso di rivalsa.
Ma più un sereno, diffuso senso di benessere che lentamente m’invase. Sapere soltanto che da qualche parte, in Italia, qualcuno tiene una copia in libreria, su uno scaffale, sotto un acquario o poggiato sulla scrivania delle avventure di Ironsword, Doctor Crotalo o Walter Gano, mi fa stare bene. Un piccolo seme lasciato cadere nel giardino di un perfetto sconosciuto, che mi avrebbe reso omaggio, anche se per poco e non fino alla fine, di una visita nel mondo di fantasia che avevo solitariamente immaginato e che fino allora avevo timidamente condiviso con gli amici più stretti. Se potessi, anche solo una volta, comparire davanti a tutti quelli che – in tempi terribili per il nostro Paese – hanno aperto il portamonete per acquistare un mio libro, gli stringerei forte la mano, ringraziandoli doverosamente, uno a uno.
 Lo faccio da qui, quindi, così come da mesi mi vedono fare sul forum: grazie di cuore, avete dato un significato ai deliri di un mediocre dilettante come il sottoscritto.
(Disegno di Spectrum NT)

 Le "mie memorie", i ricordi e gli aneddoti che hanno accompagnato i “festeggiamenti” per i venti anni di vita di Ironsword, volgono al termine.
Non mi rimane che lasciare spazio a un po’ di disegni raccolti qua e là dal mio amico Eric, e a rammentare un ultimo episodio: pochi mesi fa, durante una delle mie ultime comparsate come giocatore alla guida di Ironsword, un compagno con noi da poco, Pino, mi ha detto: “In queste ore sono rimasto impressionato, recitando nel gioco sembravi un altro.”
Sì, dopo tanto tempo ho ancora passione ed entusiasmo nel recitare Ironsword.
Sipario."
(Disegno di Spectrum NT)















venerdì 2 novembre 2012

Un anno fa.

Ciao, Daniela!
Avevo preparato un lungo pezzo che avrei dovuto postare oggi.
Ho deciso di non farlo, per tutta una serie di motivi che, anche quelli, dovrei scrivere un giorno intero per spiegarmi bene. Preferisco non farlo. Preferisco ricordare.
Ricordare e basta.
Dedico a lei e alla sua famiglia un bellissimo pezzo di Josse Stone.


Josse Stone - 
Right to be wrong

Ho il diritto di sbagliare
I mie errori mi renderanno più forte
Sto facendo un salto nell’ignoto
Sento di avere le ali anche se non ho mai volato
Ho una testa che funziona
Sono fatta di carne e sangue fino all’osso
Non sono di pietra
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola

Ho il diritto di sbagliare
Sono stata tenuta a freno troppo a lungo
Devo liberarmi
Così finalmente potrò respirare
Ho il diritto di sbagliare
Di cantare la mia canzone
Potrei cantare in modo stonato
Ma di sicuro mi fa sentire bene
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola

Sei autorizzato ad avere la tua opinione
Ma questa è davvero una mia decisione
Non posso tornare sui miei passi, sono in missione
Se ci tieni non cercare di confondermi
Lascia che io sia tutto ciò che posso essere
Non coprirmi di negatività
Qualunque cosa mi stia aspettando là fuori
L’affronterò volentieri

Ho il diritto di sbagliare
I mie errori mi renderanno più forte
Sto facendo un salto nell’ignoto
Sento di avere le ali anche se non ho mai volato
Ho una testa che funziona
Sono fatta di carne e sangue fino all’osso
Vedi, non sono di pietra
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola

Ho il diritto di sbagliare
Sono stata tenuta a freno troppo a lungo
Devo liberarmi
Così finalmente potrò respirare
Ho il diritto di sbagliare
Di cantare la mia canzone
Potrei cantare in modo stonato
Ma di sicuro mi fa sentire bene
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola
Josse Stone, canzone tratta dall’album “Mind, Bosy & Soul”.
Virgin Records, 2004.

martedì 30 ottobre 2012

Testamento ipocrita di un guerriero - cenni.

Come molti che scrivono, ho l'abitudine di girare con fogli, block notes e agende onde segnare ciò che di interessante passa per la mente nei posti più disparati: quello che vedete sopra é un foglio sul quale ho segnato qualche personaggio che avrei utilizzato (o scartato come nel caso di "Clelia" e "Marianne") per il romanzo "Testamento ipocrita di un guerriero".
Sotto c'é uno stralcio di pensiero di Ironsword poi finito nel racconto:

domenica 28 ottobre 2012

Ironsword, parte 2a.

(Ironsword, visto da Fabio Mantovani - 1993)

"...perfetta! Gigantesco come un lottatore di wrestling e agile e slanciato come un nuotatore.

Ma come presero, intanto, l’esordio di Ironsword i miei amici, i miei giovani lettori e compagni di gioco di ruolo?
Male. Malissimo.
Alcuni di loro erano abituati a Wolf Man, personaggio western che era letto persino in certe ore di educazione artistica, alla scuola Petrocchi del IX Municipio e che avevo ideato due anni prima assieme ad uno strampalato gruppetto di amici di quartiere.
Wolf Man non smetteva mai di parlare, parlava continuamente “col” lettore, facendolo partecipe dei suoi pensieri, dei suoi piani di azione, dei suoi (scarsissimi) stati d’animo.
Ironsword non parlava mai.
Wolf Man sapeva costantemente dove stava il bene e dove il male, il suo mondo era una gigantesca tela in cui si distinguevano soltanto il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato. E non sbagliava mai, Wolf Man.
Ironsword era un uomo tormentato, pieno di dubbi e di amarezza, stanco e talune volte così sconfortato da dare l’idea che stesse per crollare, per mollare tutto, che potesse perdere da una pagina all’altra.
Wolf Man era un divertentissimo personaggio nato e cresciuto in un’isola irraggiungibile della fantasia, Ironsword viveva nello stesso terreno degli uomini, e con essi e da essi trasmetteva il sudore, il sangue, la gioia e l’amarezza cui siamo tutti costretti, la maggior parte delle volte senza un vero perché, e raccontava qualche volta che sì, si può perdere, cadere finanche in maniera rovinosa. Forse è proprio questo che i vecchi lettori, gli amici di una volta non mi perdonarono mai, e certi uni non lo fanno neppure oggi.
Ironsword dimostrò, forse, che anche i nostri “eroi”, qualche volta, possono perdere. O farsi del male.
Il lettore non lo vuole questo fatto, non lo accetta, non ne vuole neanche sentir parlare. Perché nel comune territorio della fantasia e dell’immaginazione il cattivo, il brutale prepotente cade nella polvere tra le risate della gente o sotto il mantello svolazzante dell’eroe di turno. E lui / noi si ritiene pienamente soddisfatto.
Ora, non che l’idea mi faccia schifo, comunemente Ironsword mette al tappeto il proprio avversario o lo mette in condizione di non nuocere, ma quel “sempre” mi faceva girare le scatole, mi rendeva insofferente mentre ero alle prese con le sceneggiature.
“Un eroe, così pieno di sogni, non può perdere mai” cantava Roberto vecchioni in una celebre canzone, ma io non potevo e non volevo dare quest’abitudine a chi mi aveva seguito sin lì; di porcate ne avrò scritte a tonnellate, ma di prendere per i fondelli la gente no, questo non m’è mai capitato di farlo, e non sto lì a raccontare di felici happy end o d’improbabili baci tra i protagonisti mentre scorrono i titoli di coda.
Non mi va e non mi ci sento portato.
Il problema fu di spiegarlo a un branco di adolescenti brufolosi abituati piuttosto male. Vista l’antipatia (del tutto pregiudiziale) con la quale fu accolto Ironsword, mi rinchiusi in me, mi sentì tradito e offeso: nel mio piccolo cantore di storie, era come se il mio pubblico rifiutasse il cambiamento, osasse addirittura dettarmi in maniera ottusa e coatta la strada su cui avrei dovuto continuare a spingermi nello scrivere storie, racconti, persino canzoni.
Rifiutai quindi qualsiasi spiegazione o confronto su Ironsword, giungendo persino a evitare di nominarlo o a cambiare discorso quando qualche amico o conoscente lo evocava. Questo per numerosi anni.
(La prima, primissima cover di un fumetto di Spectrum in cui compare Ironsword: 1989)

L’altra faccia della medaglia fu per me un aspetto assolutamente nuovo e affascinante: la creazione di Ironsword mi avvicinò velocemente e perentoriamente al pubblico femminile! Fenomeno, invero, mai assaggiato – manco per sbaglio!- durante la gestazione di altri personaggi.
Ancor oggi Ironsword ha ammiratrici in Giappone ed è in assoluto il personaggio che ho schizzato o realizzato per amiche o lettrici di sesso femminile. Senza dubbio ho disegnato Ironsword più per donne che per uomini! Lungi da me l’idea di andare a capire il motivo di tutto ciò.
(Illustrazione di Fallen Angel, disegnatore e grafico cinese-2006)

Rendendomi conto – come mia abitudine – di saltare da palo in frasca, urge chiarire un altro aspetto fondamentale per la storia di Ironsword: mentre le precedenti creazioni (mi viene in mente Giò Randall, Wolf Man, Geys) non avevano un passato, un tessuto sul quale i personaggi erano cresciuti, ma semmai aggiunto dopo diversi episodi – o come nel caso di Geys mai narrato – di Ironsword avevo tutto il suo passato, la sua vita fino al momento in cui si sarebbe presentato alla gente. Dato che l’esordio sarebbe dovuto avvenire sul palcoscenico del gioco di ruolo, ritenevo che conoscere il background del mio guerriero con la cicatrice fosse irrinunciabile per un’interpretazione priva d’incongruenze o esitazioni; poi, sul fronte puramente letterario, c’era la storia di questo principe venuto da lontano, bello e triste, che mi girava in testa da un bel po’.

Genesi letteraria.
Ho raccontato all’incirca la nascita grafica di Ironsword, ma come pensai al personaggio vero e proprio, al sua dramma, al suo passato maledetto? Da bambino ho avuto una fortuna, una bella libreria fornita – tramandata da mio nonno e mio padre – e una curiosità addirittura feroce verso tutto ciò fosse scritto o disegnato. Per dirla tutta, all’età di dodici anni mi ero già sciroppato l’Iliade e l’Odissea, Fontamara, I promessi sposi, in sostanza tutte le fiabe e le novelle (sì, lo ammetto, persino i due libri sulle “Piccole donne”) tantoché alle scuole medie ogni anno studiavamo testi che io avevo già letto e che mi facevano di conseguenza annoiare per tutta la durata delle lezioni.
Tra questi, ve ne era uno che mi aveva affascinato già leggendo l’intro, si trattava di un romanzo francese che avevo letto durante un’oziosa vacanza abruzzese e che narrava le vicende di un nobile che torna a Marsiglia invischiato in una storia di tradimenti, amore, amicizie e – soprattutto – vendetta.
Se il nome del protagonista, Edmond Dantès non vi dice nulla, si vede che non avete mai avuto occasione di leggere “Il Conte di Montecristo”, di Alexandre Dumas.
Me ne ricordai eccome nel momento di scrivere del passato, della vita di Ultor Barrymore Greenvich, detto Ironsword.

Come vedete, avevo tutti, ma proprio tutti gli ingredienti per “partorire” il mio personaggio.
Mancavano quei particolari, quelle rifiniture che spesso e volentieri sono più divertenti da cesellare rispetto al resto.
Da principio ero convinto del fatto che Ironsword dovesse avere un occhio solo, perché ammiro Jena Plissken e perché intendevo dotare il personaggio di un particolare aspetto fisico che lo facesse riconoscere e ricordare facilmente da chiunque. Prima ancora di realizzare un solo schizzo, però, bocciai l’idea della benda sull’occhio. Abusatissima immagine, certo, da Jena a Nick Fury passando per Capitan Harlock e tutta una serie di personaggi minori che affollava etere e edicole, ma non fu questo fatto oggettivamente a farmi cambiare rotta.
Di nuovo il gioco di ruolo scelse per me.
Orbene, nell’incrollabile fiducia estremizzata di cui è dotato ogni adolescente che si rispetti, intendevo presentare un personaggio “nuovo” e “originale” che non generasse paragoni, chiacchiere, confusione, e siccome in quel periodo faceva scalpore un chierico giocato da un mio amico dotato proprio di benda sull’occhio, decisi che non potevo e non volevo presentare un suo clone.
Al tempo stesso ero deciso a presentare il mio eroe con un segno sul volto che fosse inconfondibile. Ovviamente non è che avessi molta scelta, se non volessi compromettere la bellezza dell'uomo che avevo ideato, scartai bruciature, scalpamenti (pensai anche a quello, giuro!) e buchi vari.
La scelta cadde quindi su una cicatrice, grande comunque, che gli attraversasse la guancia come un indelebile segno maledetto col quale specchiarsi ogni mattina. Lo realizzai a forma di lama ricurva, così si avvicinava all’ambientazione fantasy fatta di continui scontri all’arma bianca. In più i capelli lunghi e la barba incolta, quasi tentativo da parte di Ironsword di coprire, nascondere quello sfregio terribile e in netto contrasto con l’aria che aveva quando militava nel glorioso corpo dei paladini di Lakebeach, la sua patria.
Poteva andare.
 Onde ottenere maggiore contrasto tra il “vecchio” Ironsword, quello cioè del passato del personaggio e quello che avrei mostrato ai lettori, decisi che tra i fallimenti vari ed eventuali ci sarebbe stato anche quello subito nel corpo dei paladini di Gohlnor; sì, Ironsword sarebbe stato un alto ufficiale dei cavalieri di Lakebeach, ma già poco incline alla disciplina e all’inquadramento militare, semi cioè piantati per ciò che Ironsword sarebbe divenuto.
Sebbene quasi nessuno dei giocatori di ruolo di allora tornò mai sulle proprie decisioni (decisione, cioè, di detestare Ironsword), al di fuori dell’ambito ludico nei primi anni novanta Ironsword cominciò a mietere i primi, timidissimi successi presso chi ebbe occasione di leggere i fumetti e i brevi racconti dedicati alla Grande Morte Bianca; nello specifico, gli anni che vanno dal 1991 al 1995 furono molto gratificanti per Ironsword e per il sottoscritto. Tanto per dirne una, lo staff della discoteca “Palladium” di Roma scelse la Grande Morte Bianca come figura da rappresentare nei biglietti d’ingresso del 1994.
Purtroppo, il 1995 è anche l’anno nel quale Spectrum ed io andiamo a impelagarci in una monumentale opera a Fumetti ideata da lui, scritta con me e che ho l’onere di disegnare da solo; trattasi della “Saga del profeta”, lunghissima vicenda che ha la pretesa di svelare molti dei retroscena che allora legavano i nostri mondi fantasy, e che a ben vedere rappresentò un lavoro così lungo e faticoso da lasciarmi strascichi e insofferenze per lunghi anni: pensate, solo il soggetto scritto da me e Niki era di oltre dieci pagine, con una sceneggiatura immane redatta da me. Morale, quasi due anni di lavoro, per un mostruoso (secondo le mie abitudini!) ritmo di due tavole al giorno e varie paranoie che contribuirono ad allontanarmi da Ironsword e dal suo mondo. Finito questo lavoro (veramente ingrato, poco apprezzato dagli amici che lo lessero, e mai digerito graficamente da me) iniziai quella crisi che mi avrebbe accompagnato fino al 2003! Sì, quasi dieci anni di contrasti tra me e la mia creatura, verso la quale ero insofferente, rancoroso, ostile.
Il fatto è che non avevo perso una virgola della mia voglia di disegnare o raccontare storie, ma sentivo che ero prigioniero di..." continua.

(Prima apparizione assoluta di Ironsword, da Gateway to Apsay, disegno di Spectrum - 1989)