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giovedì 21 settembre 2017

Scerbanenco, uno scrittore singolare.


Avevo già letto qualcosa di Giorgio Scerbanenco, ma ero giovanissimo, probabilmente il ciuffo di capelli che avevo allora mi impedì, scivolando sulla carta, un'attenta lettura, perché non me lo ricordo più.
In questi giorni ho quindi letto (o riletto?) "I milanesi ammazzano al sabato", romanzo del '69 (credo).
Non so se mi è piaciuto oppure no. Sono un pessimo recensore. Persino di me stesso.
Posso dire di aver gradito poco i suoi luoghi comuni: sulla delinquenza ("un delinquente è sempre stupido!" tuona il Nostro), sui meridionali, sui settentrionali, sul genere umano in quanto tale. E ancor di meno, mi duole ammetterlo, l'abitudine di giudicare lui, in quanto Autore, i protagonisti del suo libro: li apostrofa, ne anticipa le qualità morali, li catechizza. Non Duca Lamberti o i comprimari: proprio lui, Scerbanenco. Dice a proposito di un tale che sta per essere interrogato: "Si vedeva subito che era un buono, uno incapace a mentire"... dopodiché parte il dialogo; ma se hai già indirizzato quel personaggio nella testa di chi legge il resto della situazione diventa irreale, se non del tutto inutile. Manca il piacere lasciato allo spettatore di scoprire, fare congetture, azzeccare o sbagliare un pronostico su un determinato personaggio. Lo stesso poliziotto milanese, Lamberti, in fin dei conti non fa un accidente.
Eppure... eppure la trama è buona, le situazioni crude e originali, i personaggi si muovono a livello quasi teatrale, si arriva in fondo di buon grado, accettando il gioco un pò controverso che lo scrittore prematuramente scomparso conduce con gran velocità e gusto.
Se poi contestualizziamo il tutto all'anno in cui "I milanesi" è uscito, beh... allora, per il fruitore dell'epoca, questa storia fatta di rapimenti, baldracche e magnaccia, assassini e poliziotti melanconici assume tutta un'altra valenza! Deve essere stato un colpo ben forte, ve lo dico io.
Non so se mi è piaciuto molto o poco. So che ne è valsa la pena.
Al prossimo appuntamento, Giorgio e Duca (a proposito, chi è lo sciagurato fesso che su Wikipedia corregge sempre "Duca" in "Luca"? Quasi quasi lo lascio com'è. Uno si stanca pure!) non mancherà occasione.

domenica 10 settembre 2017

Vetrina dei romanzi di nuovo completa!

Cari amici, come promesso tornano disponibili tutti i miei titoli, dal 2000 a oggi, editati e aggiornati!
Potete trovarli tutti qui, in attesa di Amazon e di altre librerie on line:
http://www.lulu.com/spotlight/sharkcomics
Ringrazio Spectrum e Vittorio Sossi per la gradita e indispensabile collaborazione.

domenica 3 settembre 2017

"L'apostolo nel buio" torna disponibile!

Cari amici, da oggi torna disponibile, per chi ne volesse una copia fisica, il racconto horror "L'apostolo nel buio", già in catalogo Feltrinelli on - line qualche anno fa: un centinaio di paginette a 12 euro + iva!
Questo il link dove acquistarlo:
http://www.lulu.com/shop/francesco-l-p-09/lapostolo-nel-buio/paperback/product-23318882.html
Come già accaduto con "L'ultima era dei giganti", nel 2016, anche questo titolo è stato revisionato e corretto. Vi lascio ringraziandovi e ricordando che il testo presente nel libro è rigorosamente per adulti.
Ciao!

giovedì 24 agosto 2017

Legami profondi.

C'è un buffo stato d'animo, che ho sempre avuto, e del quale mi vergognavo; lo reprimevo.
Quello di sentirmi mortalmente offeso di fronte al disprezzo mostrato da qualche "amico" rispetto a uno dei miei personaggi, fosse Crotalo, Ironsword o Paride Agosti.
In soldoni: se mi si dava del fesso o del fallito a me personalmente, l'incazzatura durava qualche giorno e poi ciccia, se offendevi una mia creazione la ferita si faceva così profonda, alle volte, da non guarirsene più.
Oggi non penso affatto che sia una cosa da nascondere. Prendiamo Ironsword: l'ho ideato nel 1989, avevo compiuto 16 anni da un paio di mesi. Ero nel pieno dell'adolescenza. Mi ha aiutato tanto, sempre: non ho mai smesso di occuparmene. C'era durante il periodo militare, c'era quando ero umiliato o iracondo, c'era persino alla morte di mia madre, giacché mi ero imposto di non smettere di sognare, anche se avevo il cuore come una vecchia ciabatta da buttare via e mi tremavano le mani.
Può non piacerti, non interessarti neppure, a causa del mio stile, dell'ambientazione, di quello che ti pare.
Ma se lo disprezzi, se ti infastidisce il solo vederlo o sentirne parlare, disprezzi una delle cose più importanti della mia vita; importanti e profonde. È come se detestassi la mia famiglia, la mia donna o il mio migliore amico.
In tal caso, mi spiace, non possiamo essere amici.
In fondo la vita sa essere anche semplice.

domenica 6 agosto 2017

Narni Comics & Games 2017.

Il progetto a cui stavo lavorando da un pò consisteva nel ristampare tutti i miei titoli romanzeschi, dopo averli corretti e rielaborati graficamente; 8 titoli tra cui i più vecchi (2000) che avrei presentato con gioia alla prossima Narni Comics & games, in programma i primi giorni di settembre. Roba vista poco prima, insomma, e mai ristampata.
Purtroppo il progetto si è rivelato assai impegnativo e, probabilmente, troppo grande per me.
Non ce l'ho fatta.
Devo quindi  comunicare che NON sarò presente alla bellissima kermesse umbra come avvenuto nelle precedenti edizioni.
Mi troverete comunque, per chi avrà piacere, quasi sicuramente in giro almeno un pomeriggio, credo e spero il sabato.
Agli amici cui avevo accennato la cosa che dire? Arrossisco e mi cospargo le calvizie di cenere.
Spero di avere notizie più certe l'anno prossimo!
Ringrazio Giovanna e tutta Narni Comics & Games per l'onore che mi fa invitando un autorucolo come me, tutti gli anni.
Là mi sento a casa.
Lascio il link alla manifestazione: andateci, ne vale davvero la pena. Chi c'è stato lo sa.
https://www.facebook.com/narnicomicsandgames/

sabato 1 luglio 2017

In un eccesso di foga.

L'anno a cavallo tra il nuovo e il vecchio millennio, effettivamente, non fu come tutti gli altri.
Avevo un buon posto di lavoro (alla Mondadori di via Tuscolana) e, soprattutto, avevo ripreso a scrivere dopo quasi 5 anni.
Mi stavo occupando di un cupo horror ambientato tra morti viventi (ancora non tornati in voga grazie a The walking dead) in un cupo futuro distopico che avevo immaginato mesi prima, uscendo da un disgraziatissimo disastro finanziario.
Avevo accumulato così tanto risentimento, ero stato così lontano da una tastiera che quando, finalmente, cominciai a stendere il romanzo, le parole mi uscirono di getto, come un fiume in piena; sotto Natale facevo turni lunghissimi, anche di 12 ore in libreria, ma al minimo stacco, a ogni possibilità, correvo a casa per battere sui tasti, quasi disperatamente.
Scrissi con tanta di quella foga che, un giorno, verso la fine del racconto, i tasti della mia vecchia tastiera cominciarono a saltare in aria come fossero state minate! La "Q", la "R", il tasto di ritorno. Finirono in aria e poi sul pavimento, tintinnanti.
Io ero come in trance. Non potevo proprio smettere di scrivere. Vidi mia madre con la coda dell'occhio che si avviava verso l'ingresso; le chiesi se aveva intenzione di uscire, magari per fare la spesa. Ricevuta risposta positiva infilai le mani nelle tasche dei jeans senza neppure guardarla, ero come un cane idrofobo: le misi in mano una manciata di banconote, allora guadagnavo abbastanza bene, e chiesi che mi riportasse una tastiera. Di qualunque tipo, a qualunque prezzo.
Seppure non capisse un accidente di informatica e di folli scrittori, andò. Dopo una mezz'ora tornò con la tastiera più brutta e bizzarra che avessi mai visto: era viola, spessa e tozza, con gruppi di tasti di un colore (fucsia, gialli o blu!) e luci a incorniciare il blocco numerico, l'accensione e altre funzioni.
Staccai la vecchia e attaccai la nuova, ricominciando a battere furiosamente. Non mi era mai capitato prima, non mi capitò in futuro. A fine scrittura, pochi giorni dopo, distrussi anche quella.
All'alba del 2000, esattamente come raccontato nel libro, il mio romanzo "Carne umana", divenne disponibile per i miei amici. Era come se mi fossi tolto un grosso peso.
"Carne umana" è stato in vendita fino a pochi mesi fa.

martedì 20 giugno 2017

George A. Romero: Zombi!

Zombi, Dawn o the Dead in originale, è un capolavoro del cinema horror “moderno”. Considerato, non a torto, un vero e proprio kolossal del cinema di paura. Vocabolo usato raramente per questo genere di film.
La pellicola, in realtà, di ricco ha poco o nulla… idea, trama e realizzazione a parte, ma lo vedremo presto.
Il film piacque, molto, al pubblico. Meno, assai meno, a quella nicchia di intellettualoidi, di radical chic che non potevano ammettere che si potesse fare un film di “denuncia”  sociale mostrando contemporaneamente squarci, morti che risorgono, amputazioni. 
Non era per loro ammissibile.

Ma Zombi è e rimane un fortissimo film di denuncia sociale, soprattutto verso una certa tendenza al consumismo americano (lo so, la parola stessa risulta vetusta e scevra ormai dal lontanissimo significato), alla sua costante perdita di valori ancora così spocchiosamente sbandierata nonostante le tante, troppe contraddizioni, l’antimilitarismo così sfacciatamente sbandierato, le riflessioni sulle religione intesa come summa di frasi fatte e vane promesse azzerate quando loro, i morti, decidono di uscire dalle tombe. Allegorie che solo un cieco può decidere di non vedere. Certo, visto con gli occhi di oggi (Zombi ha quasi 40 anni, essendo andato nelle sale nel 1978), la denuncia rimane fortissima per ciò che concerne l’idea e la rappresentazione, ma ovviamente alcune realizzazioni presenti nella pellicola possono apparire datate o, finanche, retoriche.

Alzi però la mano chi non ha visto barlumi futuri di società che da lì in poi avrebbe preso sempre più piede, anche e specie da noi, nell’inizio fulminante e geniale, con la tv spazzatura (lo stesso regista, George Romero, ripresosi in una cameo come impiegato della stazione tv) che cerca disperatamente una risposta alla terribile resurrezione, riuscendo solamente a mandare tutto in vacca. Alzi la mano, tra di voi, chi non ha sempre ben a mente le riprese del centro commerciale (e non supermercato come troppo spesso si sente dire a sproposito di questo titolo) affollato di morti viventi che tentano irrazionalmente di entrare, ogni qual volta si trova in fila per accedere da qualche parte, in un evento o luogo pubblico. 
George Romero ha segnato indelebilmente la storia del cinema, non solo horror, scegliendo di girare questo film. Sono tanti, tantissimi, coloro che, pur non avendolo visto, sono in grado di saltar sulla sedia appena accenni loro la trama.
Zombi - Dawn of the Dead ha segnato intere generazioni.
Vero è che il sangue, lo splatter, c’è eccome: teste che esplodono sotto i colpi di fucili a pompa,  arti strappati, personaggi divorati vivi.
Si era mai visto nulla di simile, fino a quel momento? No.

Di sicuro c’era stato del sangue, prima di allora: Herschell Gordon Lewis, per esempio, o tutta la filmografia della Hammer degli anni ’70, oppure il nostro Dario Argento (specie con Profondo rosso e Suspiria) avevano provveduto a inondare gli schermi cinematografici con secchiate di liquido ematico, ma mai si era veduto uno zombi strappare e poi mangiare un braccio di un personaggio mentre questi era ancora vivo e scalciava. Mai la famiglia tradizionale americana era stata scardinata in maniera così violenta e angosciante da dentro, come nell’immortale scena della donna che crede di veder tornare suo marito, ormai ridotto a un morto vivente, venendo quindi morsa orribilmente sul collo e su un braccio. 
La pellicola di Romero è un’apocalisse, un incubo senza speranza e senza fiducia, ogni personaggio è rivestito di un pessimismo cosmico che porta qualcuno di loro, addirittura, a meditare il suicidio, come nella scena finale che vede protagonista l’iconico Peter (Ken Foree), e anche Francine avrebbe dovuto sortire medesima fine, come da sceneggiatura. Non vi sono personaggi smaccatamente positivi, in Zombi: "normali", forse, qualcuno anche saggio, ma mai positivi: sono disposti a fuggire fregandosene del collega, del vicino di casa, e anche loro, in fondo, vogliono quel centro commerciale tutto per loro. Sono disposti a fare cose folli (Roger, preso da troppo entusiasmo e relativa sicurezza, ci rimette la pelle)... per non parlare dell'esercito, dei cacciatori improvvisati, dei bikers che bramano anche loro, senza un valido motivo, se non di reminiscenza, il Mall.
E’ così, dunque? E’ proprio tutto così? Solamente in parte.

Sull’essere umano il regista di origini portoricane non nutre alcuna simpatia, questo è evidente sin dalle prime battute. Che siano atletici soldati, aspiranti cacciatori di zombi o, addirittura, giovani donne incinte, l’umanità è vista come ricettacolo di debolezze, vanaglorie, gratuite malvagità. Il morto vivente romeriano non è truce, non spaventa come quelli di Jorge Grau o di Lucio Fulci. Non ha alcun interesse nel farlo: è semplicemente l’altra parte di noi, lo specchio, l’avvertimento post comunista di come, alla fine, saremo tutti quanti. Grigi, spenti, abitudinari, affamati.
La morte come unica, grande Democrazia. La (non) morte che, ritornando in attività (si fa per dire) chiude il cerchio di questa orrenda, putrida ruota. Lo zombi ha fame, è disperatamente incapace di capire il senso del nuovo ciclo vitale (si rifà per dire), e si aggrappa quindi alle vecchie abitudini che aveva una volta, quando era vivo.
Zombi comunista, quindi? Proletario? 
No, probabilmente solo sconfitto e senza quel dio tanto invocato quand’era vivo. La resurrezione è l’ultima, nichilista marcia di protesta.

  Detto ciò, lo splatter (che proprio da qui divenne parola di uso comune) non è mai fine a se stesso, non è mai adoperato per disgustare, irretire o gonfiare il film. Fa parte della narrazione, talvolta sonnolenta, che insaporisce il piatto di una trama, tutto sommato, assai semplice:
Dopo il suo esordio, 10 anni prima, con il seminale La notte dei morti viventi (Night of the living dead), Zombi ne prosegue con efficacia e coerenza il filo narrativo, con i morti ormai minaccia riconosciuta in tutto il mondo, e il quartetto di protagonisti (tutti attori semi sconosciuti) che, persa la speranza nei governi e nei propri rappresentanti, decide di fuggire in elicottero, scegliendo come oasi incontaminata una vasta zona industriale in cui torreggia il simbolo assoluto del consumismo e del finto benessere americano (e poi mondiale): un centro commerciale. 
Qui, com’è poetica romeriana, lo zombi sarà l’ultimo dei problemi.
Si diceva dei soldi per finanziare il film: Romero li cercò in tutto il mondo, ivi compresa l’Italia, dove una parte dei finanziamenti ce li mise la società di Argento e suo fratello Claudio, che finiranno per occuparsi (bene, a mio avviso), dell’edizione europea del film, tagliandolo di ben 19 minuti e aggiungendovi la suggestiva colonna sonora dei Goblin, al posto di un’improbabile musica jazz che Romero aveva comprato già fatta avendo terminato i fondi. Poi Germania, Giappone e l’umanamente discusso Richard Rubinstein per gli Stati Uniti. 
Gran parte di questi soldi, probabilmente, finirono negli effetti speciali, curati dall’eccellente ex reporter in Vietnam Tom Savini (che fa anche una particina nei panni del motociclista teppista Blade) che si diletta in truculenze varie e assortite di cui abbiamo già parlato. Degli attori si è detto, solidi caratteristi dagli stipendi adeguati, e sulle locations... beh, quelle vennero messe a disposizione della troupe dal proprietario del centro commerciale, dalla chiusura all’apertura successiva, a patto che la costruzione, per sfamare la dea pubblicità, fosse ben visibile in ogni sequenza lì girata. In pratica la produzione rimase chiusa intere notti lì dentro, finendo per una convivenza forzata che soltanto la paziente calma di Romero riuscì a gestire. 
Alcune curiosità: 

*La sceneggiatura di Zombi, scritta interamente da George Romero, venne scritta a Roma, quando egli fu ospite dell’amico Argento. Questa, all’inizio, era molto più corposa del girato finale, e gli “scarti” servirono per dirigere, 7 anni dopo, quell’altro capolavoro totale (e maggiormente claustrofobico) che é Il giorno degli zombi.
*Alcuni dei morti viventi senza braccia che si vedono deambulare nel film, sono interpretati da veri portatori di handicap.
*Tom Savini tornerà a interpretare Blade e il suo machete in La terra dei morti viventi, del medesimo regista, nel 2006.

  • Tutti gli attori messi in scena hanno avuto carriere diverse da quelle attoriali, seppur in ambito cinematografico, a eccezione di Ken Foree, tutt’ora attivo come caratterista in diversi film, ivi compresi Halloween - The beginning (2007) e La casa del diavolo, 2005, entrambi per opera del regista / musicista Rob Zombie!
  • Nel 1988 venne distribuito un videogioco che si rifaceva alle tematiche del film, con tanto di atterraggio iniziale sul tetto del centro commerciale.
  • Nel 1981 Bruno Mattei, non a caso col nome d’arte Vincent Dawn, dirige un pazzo, scombinato e divertente horror movie sulla falsariga di Zombi, riciclando la colonna sonora italiana e le tute blu dei protagonisti principali: Virus, l’inferno dei morti viventi.
  • Nel 2004 Zack Snyder dirige un disastroso sequel con protagonisti Ving Rhimes e Sarah Polley.
  • Ancora oggi il film circola nei cinema di tutto il mondo, grazie a festival e club di appassionati. Nel 2016, addirittura, è stata presentata la versione restaurata a Venezia, ospite Dario Argento.
  • Il centro commerciale del film si trova in Pennsylvania.
  • La sceneggiatura originale prevede una fine tragica per entrambi i protagonisti finali, mai girata.
  • La moglie di Romero, Christine Forrest, compare nelle vesti di un’impiegata della rete televisiva, a inizio film.
  • Probabilmente, anche il motociclista vestito da Babbo Natale che fa parte della gang, è interpretato dal regista statunitense.
  • In Italia il film è vietato ai minori di anni 18.
  • Il popolare videogioco della Capcom Deadrising, uscito nel 2004, deriva chiaramente dal capolavoro romeriano.
  • Il numero 1 di Dylan Dog, oltre ad avere il titolo originale della pellicola, L’alba dei morti viventi, vede i tre protagonisti (Dylan, Sibyl e Groucho), sedere al cinema per rivedere proprio questo film.
  • Zombi è citato anche in un racconto di Joe Hill, figlio di Stephen, Bobby Conroy torna dalla morte.
  • Il manifesto cinematografico di Zombi compare a sorpresa nel manga di Osamu Tezuka Don Dracula, più precisamente nell’albo numero 1, spaventando il protagonista!
  • L’alba de morti dementi, girato nel 2004, è una parodia ispirata chiaramente a Zombi.
  • Zombi uscì, in anteprima mondiale, a Torino, il 2 settembre, per volere di Dario Argento.
  • Gli zombi, centinaia, che assediano il centro commerciale, sono tutti interpretati dagli abitanti di Pittsburgh, città di provenienza del regista, spesso conoscenti di Romero stesso, di varia età ed estrazione sociale, avidi di una partecipazione alla pellicola.
  • Durante la lunga pausa natalizia (la troupe non poté girare in quel periodo a causa degli addobbi natalizi: sarebbe stato impensabile toglierli e rimetterli a ogni fine giornata di lavorazione) Romero girò le scene in studio o ambientate fuori dal Mall.
  • Romero, Argento e la troupe rimasero chiusi alcuni giorni all'interno del centro commerciale a causa di una tempesta di neve. 

Zombi (Dawn of the Dead)
1978
Usa / Italia
Regia George A. Romero.
Durata da 119 a 156 a seconda dell’edizione. Di quella da 156 non si hanno prove effettive.
Colore.
Genere orrore, dramma, azione.
Soggetto e sceneggiatura George A. Romero.
Produttori Claudio Argento, Alfredo Cuomo, Richard P. Rubinstein, Donna Siegel.
Fotografia Michael Gornick
Montaggio George A. Romero per gli Stati Uniti, Dario Argento per l’Italia.
Musiche Goblin per l’edizione europea. Non accreditate per la versione originale.
Scenografia Barbara Lifsher.
Personaggi, interpreti e doppiatori:
Peter - Ken Foree - Glauco Onorato
Roger - Scott H. Reiniger - Manlio De Angelis
Stephen - David Emge - Cesare Barbetti
Fran - Gaylen Ross - Vittoria Febbi

"Zombi", "Dawn of the dead" si può trovare in moltissime edizioni VHS, DvD o Blu Ray. Consiglio caldamente la versione della Midnight Factory.