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domenica 14 gennaio 2018

"I Bonelli": piccole soddisfazioni personali.

Del volume (sarebbe giusto dire “tomo”) della Sergio Bonelli Editore, presentato allo scorso salone del fumetto di Lucca vi ho parlato ieri.
È una sorta di enciclopedia bonelliana, non saprei come altro definirlo: curato da Gianni Bono, il gigante cartaceo racconta, con dovizia di particolari, foto e aneddoti, la storia della più grande casa editrice di fumetti in Italia, dalla sua fondazione a oggi. 
Ecco che, dando una rapida sfogliata al volume, nel paragrafo relativo a Zagor, uno dei più vecchi e popolari personaggi da loro ideati e tuttora condotto in edicola, compare un libro proprio dedicato allo Spirito con la Scure cui ho collaborato tempo addietro: “Zagortenayde”! 
Un bel riconoscimento per chi, come me, e l’ho scritto diverse volte, come autore gioca un pò in serie C. 
Le gratifiche e le soddisfazioni non sono all’ordine del giorno.

Questa è una di quelle!

martedì 2 gennaio 2018

Riflessioni di un vecchio, povero indie.

Col passar degli anni ho sempre più avvertito l’allontanamento dalla cinematografia, la letteratura e la musica ufficiale, se così vogliamo chiamarla.
Oasi felice, per un certo periodo di tempo, le fiction: Romanzo criminale, E.R., The shield, My name is earl, 1992, Spartacus, Il trono di spade… mi hanno divertito, affascinato, talvolta emozionato.
Poi il solito mare ingrossato delle produzioni ha finito per farmi smettere anche con quelle, ultima l’agghiacciante (in senso negativo) settima stagione di The walking dead. 
Oggi seguo solamente una serie tv. 
Ciò, naturalmente, non ha spento la mia voglia di lettura e di fantasia, facendomi sempre più rivolgere al misconosciuto sottosuolo delle opere indipendenti: libri, musica, film.
Se avete pazienza e sapete cercare bene potrete lustrarvi gli occhi (e le orecchie) con roba che non troverete mai sui canali di distribuzione ufficiali.
È curioso, dopotutto, visto che io stesso, e da tempo, sono un autore indipendente (da ora in poi “indie”, che fa più fico); non ci avevo mai pensato, perché odio le etichette e gli scompartimenti a ogni costo.
Nel mare magnum degli indie ho trovato roba scadente, medio(cre) e ottima. Talvolta eccellente. 
Vale la pena scavare e rischiare anche di leggere qualche nefandezza.
D’altronde l’indie è affascinante per natura: non vive, non campa grazie alle sue opere, alle sue creazioni, e quindi può permettersi di restare in silenzio mentre tutto attorno vi sono grida e starnazzamenti da cortile, evitando di grufolare insieme ad affermatissimi autori che non hanno più niente da dire da almeno 20 anni ma sono costretti a tirare avanti comunque il carrozzone che si portano appresso.
I nomi fateli voi, sono certo ne conosciate almeno una mezza dozzina, ai quali avrete donato molto denaro. 
Non tutto è oro quello che luccica, ovviamente, e sovente da questo magma indie la critica benestante ne tira fuori uno o due, è successo anche recentemente, di solito i peggiori, per darli in pasto al pubblico di serie A; assai probabilmente fenomeni temporanei che l’oblio accoglierà a braccia aperte.
Il resto, il fermento basico e romantico di questo fenomeno, resta intonso e continua a macinare.
Un autore indie potrebbe benissimo avere la faccia sofferta e dannata di Lon Chaney jr., avete presente quando fa Talbot, il lupo mannaro dei film Universal?
Potere e dannazione. Alle volte ti piace, alle volte vorresti essere nato senza creatività. 
Io sono così: qualche volta mi compiaccio di ciò che riesco a immaginare, sovente mi dispero.
In fondo me ne fotto di eventuali blocchi da scrittore (che non ho mai avuto): non ho editori che mi soffino sul collo, fan agguerriti stile Annie Wilkes che pretendono di ragionare per te, e mucchi di segretari, correttori di bozze e uffici stampa che vogliono qualcosa pure loro per lavorare.
Niente di tutto questo.
Ah, non ho neppure i soldi, ma quei pochi che ti arrivano sono benedetti dal Signore: sono tuoi, giungono dal tuo (eventuale) estro senza passare per intermediari. 
Personalmente parlando non sono mai stato molto prolifico. Non fossi stato indie avrei passato i miei guai! Di media scrivo un libro ogni 3/4 anni. Ma in passato ne sono trascorsi anche di più.
Non inseguo idee, non mi struggo alla mancanza di una trama.
Aspetto. E assorbo.
Mi sa che è la prima dote di un autore. 
Quando poi credo di avere finalmente l’idea giusta (ispirazione? Mah!) allora incomincio. 

Se questa idea, questo spunto o ispirazione, chiamatelo un pò come vi pare, non dovesse giungere più, pazienza! Se arriva ne sarò felice, altrimenti vorrà dire che non avrò più niente da dire.  

domenica 31 dicembre 2017

Notte di San Silvestro.

Oh, lo so.
So bene ciò che qualcuno di voi sta pensando: ho già postato foto del mio studio, da ogni angolazione, etc.
Solo che questa non è l’ennesima fotografia del mio studio.
Questo è il mio cenone di San Silvestro: c’è il tavolo, gli ingredienti per tante ricette, vi sono persino gli invitati. E sono tutti graditi poiché li ho inventati io.
Da qualche anno la mia già scarsa propensione alla socializzazione è andata peggiorando, specie sotto le Feste, e i miei ultimi veglioni, tanti veglioni, li ho passati, felicemente, qui. 
Non credo vi sia molto altro da aggiungere. 
Mi è capitato tante volte, in passato, di partecipare a serate il cui unico scopo era quello di darmela a gambe il più in fretta possibile.
Che senso ha? 
Ecco, io spero vivacemente che nessuno di voi, stanotte, sia costretto a sorridere a salve, a brindare con dei perfetti sconosciuti che non vi daranno nulla, a baciare dei totali imbecilli.
Non c’è niente di peggio del dover essere felici a ogni costo, e simulare questa felicità, per impostazioni socio culturali.
Il 2017, ferito e sanguinante, è stato un anno che mi ha portato quello che speravo? E a voi?
No, credo di no.
Ho ricevuto bocciature ustionanti e qualche perdita.
È la vita.
Sono ancora qui, nuovamente qui. E se l’anno vecchio non mi ha portato chissà quali, entusiasmanti novità, è vero anche che nulla di ciò che temevo si è avverato. 
Assai probabilmente si vive nel mezzo del guado tra ciò che maggiormente sogniamo e quel che temiamo di più.
Forza!
Un abbraccio a chi ha ricevuto solo dolore, come il mio amico Edym, e una pacca sulle spalle a chi subirà orrendi veglioni, magari a pagamento.  
Io sarò qui.
Come gli anni scorsi e, spero, quelli futuri.
Perché è esattamente il posto in cui voglio stare.
Al resto penserò domani.
Auguri, amici, che possiate ricevere ciò che più desiderate.
Nei limiti imposti dalla Legge, s’intende!


Francesco L. P. (per l’ultima volta) 017

mercoledì 27 dicembre 2017

Ironsword gazeetter 2018.

Eccoci qui, dopo l’inaugurazione dell’anno scorso, alla gazzetta ironswordiana del 2018!
La Grande Morte Bianca compirà tra pochissimi giorni 29 anni, ed è una cifra che, francamente, mi spaventa: per l’enormità, innanzitutto (quando ho creato Ironsword avevo 16 anni, oggi ne ho 44), e per le cose che ho ancora in mente di realizzare; l’anno dopo, quindi, il 2019, vedrà i “festeggiamenti” per il trentennale! Pazzesco. Per fortuna avrò tempo di pensarci… oggi, come detto, la cifra è così grande da frastornarmi.
Veniamo alla gazzetta del 2018: 
l’anno incomincerà con “Il conto è chiuso!”, che vede la fine della mini saga ambientata a Mushroom Cape, la città dei funghi giganti.
Aprile/marzo: “Il duca di Mulligan”, avventura che si protrarrà fino a settembre, con una famigliola di nobili, già visti nel numero 1, qui particolarmente cattivelli. Gli altri due titoli della saga saranno “Quale giustizia?” e “Albeggia a palazzo”. La storia avrà anche la peculiarità di vedere qualche cambiamento nel look di Ironsword.
Dicembre: “Divoratore di uomini!”, storia che vede un gruppo di fanatici tentare di riportare in superficie un demoniaco culto proveniente dal fondo degli oceani. L’avventura sarà lunga due albi e mezzo (“Chi venera il pescecane?”), con bikini allegramente esibiti. Poi saremo nel pieno, già, del trentennale, con il lungo, drammatico episodio del passato della Grande Morte Bianca che proprio lui, in persona, racconterà per la prima e ultima volta!
Fossi in voi rimarrei con gli elmi ben sintonizzati.

Per il 2018, è tutto!

mercoledì 20 dicembre 2017

Tutto si può fare.

Credo che si possa fare tutto, quando si racconta una storia.
Resuscitare un cadavere, reincarnare un demone millenario, fare uscire vivo un uomo dopo che ha affrontato da solo un esercito, o una donna 88 folli.
Si può fare.
A patto che si usi con perizia una certa cosetta, per la quale non occorre essere dei perfetti narratori (ogni riferimento al sottoscritto è puramente casuale). 
 Essere credibili, perché quando si racconta bisogna essere seri. Pure, anzi, soprattutto, nella commedia. 
È tutto qui. 
Sembra facile, eh? Personalmente parlando non credo che si stia vivendo un periodo propizio sotto l’aspetto culturale e cinematografico, non vedo grossi talenti in giro, né alla regia, né alla recitazione. Degli sceneggiatori lasciamo perdere… eppure credo fermamente che narrando in maniera credibile una storia si possa ancora dire qualcosa.
La credibilità, dunque. Che non è realismo e neppure qualcosa che gli si avvicini: chi racconta sta dicendo una balla, che la gentilezza dello spettatore / lettore finge di ignorare, che realismo volete che ci sia?
Oltre ciò, e sempre di una mia opinione si tratta, naturalmente, chi ha in mano un personaggio non dovrebbe mai e poi mai farlo perdere di dignità: lo può abbattere, frantumare, spezzare, piegare, fargli passare le peggiori pene dell’inferno, ma mai togliergli la dignità. Chi vede, legge, immagina, se ne accorge. E se se ne accorge comincerà a guardarlo con occhi diversi; è l’inizio della fine. 
Se scrivi Conan, Tex Willer o Diabolik, puoi fare tutto, ma non farli cadere agli occhi del lettore: è una via dalla quale non c’è ritorno. 

So che chi sta leggendo queste mie righe, adesso, ha già conosciuto le molteplici critiche che sta ricevendo il serial tv “The walking dead”, preso da quello che considero un capolavoro del fumetto moderno, dall’omonimo titolo; ecco, non mi dilungherò eccessivamente per non tediarvi, ma questo serial, giunto ormai all’ottava stagione, racchiude purtroppo ciò di cui parlavo in apertura, almeno ai miei occhi: come si possa avere tra le mani un personaggio complesso, sfaccettato, carismatico e calcolatore come Rick Grames e tramutarlo nel piagnucoloso, incoerente e noioso protagonista della serie con lo stesso nome è uno dei misteri profondi della narrazione contemporanea.

domenica 17 dicembre 2017

Lust, mappa 2.

Nord est.
Le antiche mappe redatte dai nani non esistono più, le poche in circolazione valgono montagne d’oro, e sono diversi i collezionisti che spendono fortune per cercarle. I nani non erano solo mappieri, ma gli artefici di quasi tutte le strade che univano il Regno di Lust: dopo la guerra con gli elfi tali sentieri rocciosi sono stati distrutti o ricoperti dalla natura, e oggi ne esistono solo rari e tribolati tratti.
Le nuove mappe, disegnate da umani, non sono neppure lontanamente paragonabili alle meraviglie naniche. 
In quest’isola abbiamo il territorio barbaro, su al nord, praticamente invalicabile per chi non vi è nato, con numerosi distaccamenti selvatici di orchi, e le terre inesplorate, cui nessuno si avventura da decenni.

Da notare che le coste di tutte le 4 isole sono montagnose e impossibili da navigare o da attraccare. Inoltre le sue acque sono le più pericolose del mondo, con gorghi, tempeste e le creature acquatiche più pericolose tra quelle conosciute!
(Continua.)

sabato 16 dicembre 2017

Lust, mappa 1.

Lust, il continente nel quale si muovono Ironsword e gli altri personaggi, è in realtà formato da 4 isole piuttosto vaste, che insieme formano, curiosamente, la pinna dorsale di un pescecane! Per questo, da secoli, sono molti coloro che venerano questo pesce temendone la forza e la ferocia.
Oggi posto la prima delle 4 mappe, quella che chiameremo, per comodità, "Nord Ovest". In questa parte di mappa si evince come Nani ed elfi, su in alto, avessero una pericolosa vicinanza di confini, cosa che in effetti li portò, secoli or sono, a una gigantesca guerra che quasi annientò il valoroso popolo nanico! Oggi di nani ve ne sono molto pochi, e si approcciano svogliatamente con le altre razze. Della loro leggendaria capitale non se ne sa più niente, dopo che essa sprofondò nelle viscere della terra sotto i bombardamenti magici dei maghi elfo!

(Segue.)