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domenica 9 aprile 2017

Romics 2017, edizione primaverile.

Mi sembra di scorgere i volti di qualcuno di voi, di sentire i pensieri: «Romics?! Ma il Romics fa schifo, ci vanno i peggiori» etc. etc.
E va bene, lo so. Conosco l'organizzazione del Romics, quella di Cartoomics e via così.
Solo che io, in queste manifestazioni, mi ci diverto. Che volete farci? Sono fatto così.
La kermesse fumettistica (ehm, vabbé, non esageriamo) iniziata giovedì e che terminerà stasera, aveva come grande ospite il creatore di Gundam, Yoshiyuki Tomino.
Me ne sono guardato bene dal partecipare all'estrazione del fortunato vincitore di un autografo (vergato in oro, ritengo, visto che ne firmerà poco più di 100) dell'autore giapponese, come in occasione dell'ospitata di Go Nagai.
Se poi vincevo?
Il solo vedere l'arzillo autore aggirarsi per i corridoi del Romics guardato a vista da energumeni palestrati con lo sguardo da cattivi mi ha riportato alla mente l'odissea da me vissuta in occasione della calata di Nagai.
No, grazie.
Nella giornata di sabato mi sono potuto intrattenere un pò di più rispetto alle altre volte (sono una persona schiva, embé?) e questo mi ha dato l'opportunità di intrattenermi maggiormente con gli amici: c'erano Valerio la Martire e i suoi libri http://www.valeriolamartire.com. Spectrum accompagnato dai suoi fumetti https://www.facebook.com/honeyvenom666/?fref=ts (posto sotto una bella litografia ricevuta in omaggio dal Nostro. che ve ne pare?)
Gli amici della Prankster Comics https://www.facebook.com/PranksterComics/?fref=ts con un nuovo acquisto, il giovanissimo Stefano Mastrantuono, che fossi in voi terrei d'occhio.
Ecco i disegni ricevuti ieri proprio allo stand dell'amico Renato Umberto Ruffino:
... E il piacere di ritrovare Stefano Jacurti, attore/ regista / scrittore ma soprattutto una gran persona.
Avendo tempo da perdere, ehm, volevo dire per girare la fiera, ho trovato e comprato diverse cose: dei dipinti in legno per il bagno (oh, devo coprire delle macchie di umidità!), un pezzo Bandai che mancava alla mia collezione (Garada K7!) 
... Penne, matite e pennini per i miei fumetti, un mouse pad sporcaccione che non posso postare, e altre cosette per parentame vario.
Che nerd, che sono!
Vorrei chiudere questo piccolo post spendendo due paroline sul simpatico guascone che ha ritenuto corretto gettare addosso all'autore Sio una boccetta d'acqua. http://www.sio.im
Non ho seguito la scena e quindi non so come sia andata la vicenda, ma so per certo che Sio era ospite allo stand della Shockdom intento a disegnare senza soluzione di continuità (sono arrivato alle 15 ed era già all'opera e sono andato via alle 20 che stava ancora lì) per i suoi numerosi fans, quindi non solo non dava fastidio a nessuno ma svolgeva un servizio per tutti coloro, e sono tanti, lo seguono.
Ora: io non comprerei un'opera di questo disegnatore neppure sotto minaccia di una pistola, ma ritengo che ciascun autore abbia qualcosa da dire, nel bene e nel male, debba diritto al suo spazio. Chiunque. Sio arriva alla gente, ai giovani. Piace. 
Se a qualcuno di voi non piace il suo stile o ciò che ha da raccontare, lo ignori. Ci sono diverse maniere per farlo. Se, invece, ti ritieni in possesso di chissà quale verità e pensi che un artista che non ti va a genio vada colpito, insultato o infangato, sei due volte fesso: primo perché l'aggressività, la violenza e il dileggio non sono MAI strade percorribili, e fanno retrocedere soltanto te, in secondo luogo, perché ottieni esattamente l'effetto contrario.
Ora a Sio, cui va la mia totale solidarietà, faccio pubblicità io, guarda un pò.
Ringrazio tutti coloro mi hanno intrattenuto ieri, con la speranza, finalmente, che per una volta inizino a funzionare TUTTE le scale mobili del Romics.
Con tutti i soldi che fate una bella manutenzione no? No, eh.

Vabbè, è tutto. Avrò azzeccato gli accenti? Sarò stato sufficientemente originale? 
Perché, anche se voi non lo sapete, le "E eufoniche" sono importanti. 
Se non ce l'hai, andò cazzo vuoi andare?







venerdì 24 marzo 2017

Arrivederci Tomas, core de Roma.

Tomas Milian era un mostro di bravura.
Direi che posso facilmente chiudere qui il post sulla scomparsa dell'attore cubano/romano.
Recita infatti un vecchio adagio del ponentino: “Romano nun è chi a Roma nasce, ma chi da romano se comporta".
Ecco.
E non me ne frega niente della sua "maschera" creata per Nico Giraldi, dei pettegolezzi sul suo carattere, della carriera divisa in due etc.
Tutte fregnacce.
La verità è una sola: Milian recitava da dio. Di attori in grado di interpretare centinaia di personaggi diversissimi tra di loro, modificando il modo di muoversi, di osservare, di camminare e di mutare carattere solamente alzando un sopracciglio inclinando leggermente la testa, ne sono esistiti quattro o cinque in tutto.
Milian ha interpretato almeno quattro dei "villain" più indimenticabili della storia del cinema: Vincenzo Moretto, il gobbo di "Roma a mano armata" (Umberto Lenzi, 1976), Giulio Sacchi, da "Milano odia, la polizia non può sparare" (sempre Lenzi, 1974), Chaco, in "I 4 dell'apocalisse" (Lucio Fulci, 1975), il "cinese" Luigi Maietto interpretato ne "Il cinico, l'infame, il violento" (ancora Lenzi, 1977). Apparentemente, per i radical chic, questi quattro personaggi sono tutti uguali, ma provate a ripensarci o a rimettere su i DvD. Resterete stregati.
Questi quattro, a modo loro, rappresentato distillati del Male puro, e si configurano in pellicole, talvolta, che avevano canovacci simili, seppur godibilissimi. Ecco che l'entrata in scena di Tomas aveva il potere di scalare la marcia, di innalzare il già notevole prodotto a un'arte sublime: il Gobbo, il Cinese, Sacchi e Chaco camminano ognuno a modo suo; guardano gli altri comprimari in maniera diversa, parlano e si muovono come se ogni volta ci fosse un attore straordinario, ma diverso, a interpretarli. Invece è sempre lui. L'allucinato, drogatissimo Sacchi, il magnetico e marmoreo Chaco, la maschera di follia sanguinaria del Gobbo, la glaciale determinazione di Maietto detto "Er Cinese".
Sono solo alcuni dei quattro capolavori che Milian riesce a creare. Esattamente come il fuoriclasse che fa carburare una squadra di calcio, elevandola a livello internazionale, le comparsate dell'attore, anche quando "minori", riescono sempre a tracciare un segno deciso nella memoria dello spettatore.
Milian si trasfigura, riesce a mettere un pezzetto della sua anima tormentata in personaggi che hanno bisogno di quel qualcosa in più, ma che necessitano di una certa sofferenza per essere indossati: allora vediamo personaggi spacconi, cinici, teneri, burberi, esplosivi, borgatari, aristocratici, pazzi da legare.
Prima e dopo è in grado di cambiare set e per Bolognini o altri grandi del cinema italiano considerato "alto" riesce a tratteggiare figure talvolta più simili al "vero" Tomas Milian, nel trucco e nella recitazione, incarnando uomini più umani, semplici, discreti. A Hollywood? Altri successi, altra approvazione da parte di registi che non hanno bisogno di presentazioni. Perché non è mai banale, come attore. Si sottopone a metamorfosi attoriali talvolta dolorose e per questo, probabilmente, pretende molto dagli altri attori, dalla troupe stessa.
Avrei dovuto incontrarlo presso una nota libreria romana, nel 2015 (mi pare), ma stetti molto male, quel giorno. Malissimo. Così non se ne fece niente.
E' uno di quei rimorsi, seppur da non imputarsi alla mia volontà, che mi porterò dietro per sempre.
Tomas Milian è stato amato dappertutto, e maggiore si conoscerà l'entità reale della sua bravura con gli anni a venire. Ma Tomas, mi si permetta, amato come a Roma non sarà mai. Alberto Sordi, certo, Verdone o Manfredi. E' giusto. Accanto a questi mostri sacri, però, permettetemi, vi sarà sempre un posto per lui, che non era nato a Roma ma questa città l'ha capita meglio di tanti altri pezzenti dell'animo che la stanno devastando. Perché, l'ho scritto da principio, si è romani se il romano lo fai, non basta una carta d'identità.
E allora daje, a Tomasse, che sei stato er più gajardo de tutti!
De annà a morì in una città de vecchi, palestrati e abbronzati perenni imbottiti de mijardi, er fato popo nun te lo doveva fà!

Ci risentiremo, prima o poi, da qualche parte.
Chissà che metamorfosi avrai preparato, per allora.

giovedì 23 marzo 2017

Quando si intravede il capolinea.

Carissimi amici,
in un mondo contemporaneo che tira fuori il peggio di sé (avrò azzeccato l'accento?) ogni giorno che passa (inutile ricordare il dramma londinese di ieri o il cupo abisso in cui finiscono migliaia di lavoratori italiani di ogni categoria), l'argomento che tratterò in questo post risulterà frivolo, se non addirittura ridicolo.
Ma tant'è. Facciamolo e basta.
Qualcuno, tra di voi, ricorderà alcuni step che mi sono imposto dal maggio dell'anno scorso, riguardanti la fine di ogni rapporto editoriale (o quel che era, insomma) che mi vedeva legato a pagine web, riviste, forum etc.
Dissi anche che la cosa era in "progressione", stavo cioè evolvendo ulteriormente (se in bene o in male, come sempre, non starà a me dirlo) perché stanco di alcuni rapporti che si tiravano fiacchi e sfilacciati da diverso tempo.
Ecco, colgo l'occasione del mio ultimo articolo scritto per gli amici della rivista "Scls Magazine", uscito durante lo scorso Lucca dedicato al collezionismo, e le pessime esperienze con alcune case editrici, che mi hanno proposto contratti privi di qualsiasi accenno a soldi, royalty, diritti d'autore, mance o carità, facendosi forti sul fatto che uno come me, alla fine, accetta qualunque cosa per vedersi pubblicato.
Beh, sarà sorprendente ma non è così. Chi scrive, nel corso della propria vita (vado per i 44 anni), ha dovuto rinunciare a un sacco di cose, forzatamente o meno, perché così è la strada che intraprendiamo venendo al mondo. Per ognuno di noi è, più o meno, la stessa cosa. Ho dovuto rinunciare, dicevo, a un mucchio di cose, a esclusione della dignità.
Quella per fortuna, per tigna o per grazia di Dio, ognuno usi la parola che maggiormente lo aggrada, non l'ho mai smarrita. Quel contratto in bianco, insomma, non l'ho voluto firmare.
Ciò, però, mi ha portato ad affrontare alcune riflessioni, che un autore indipendente (e un pò fesso) come me, non può eludere troppo a lungo.
Valeva la pena continuare? Ne vale la pena? Ho affrontato il mare magnum della realtà editoriale del nostro paese (con la "p" minuscola, signora maestra) per mettermi alla prova, e devo dire che, alla fine, se sfuggi alle mascelle implacabili degli squali tigre che popolano quelle acque, qualcosina finisci per impararla. Che poi ciò che impari ti piaccia oppure no è un'altra storia; ma che stavo dicendo, che ho perso il filo? Ah, sì! Dovevo cogliere l'occasione di dire qualcosa.
Eccola: da questo momento sono sospese tutte le vendite dei miei libri che stavano sugli scaffali virtuali presso i soliti canali (Lulu, il blog, la mia pagina Facebook, direttamente da me etc.) e gli esatti motivi di questa scelta sono intuibili da questo post. O forse no, pazienza! Sarebbe troppo lungo da spiegare qui, adesso. Resteranno in vendita quei titoli che non passano direttamente da me, con prezzi di copertina soventemente folli: Amazon, qualche libreria che li ha in catalogo e via dicendo: vi sconsiglio caldamente di reperirli, così, però; i prezzi che propongono questi signori non sono minimamente paragonabili al valore intrinseco delle opere stesse.
Non è niente di definitivo, beninteso; dei 44 anni cui facevo accenno sopra, oltre 30 li ho dedicati alla scrittura, al fumetto, all'illustrazione. Non è una cosa che puoi spegnere e mettere da parte come un vecchio pc che non va più! Perché creare personaggi e immaginare trame e mondi non è quello che faccio, ma irrimediabilmente tutto ciò che sono.
Quando e se deciderò di tornare sul mercato (che parolona, eh? Chissà se me la faranno passare!), i miei titoli saranno decisamente migliorati nella grafica, nei contenuti, nell'aspetto generale.
Ma non ora.
Ringrazio gli amici, i lettori fedeli, tutti quelli che hanno creduto, e continuano a farlo, in me, sconclusionato cantastorie che non sa neppure cosa accidente sia una "D eufonica"!
Grazie a tutti.
Ritornerò.

Nota a margine, come sempre, per Ironsword: lui continuerà ad apparire nella sua saga a fumetti, che mi ostinerò a portare avanti con la passione, la tenacia e il cuore di sempre. Su con la vita, dunque, se siete sostenitori della Grande Morte Bianca, e continuate a tenere d'occhio la vostra casella mail! PDF in costante arrivo.
Più o meno.

venerdì 3 marzo 2017

Quella volta che vidi Maria Arghidas camminare...

Eravamo in giugno, o forse era luglio del 1983. Chi se lo ricorda più, di preciso?
Fatto sta che avevo iniziato da poco, grazie ai pochi soldi che riuscivo a mettere da parte, a comprare anche "Mister No".
Quel giorno, questo lo ricordo bene, vidi Maria Arghidas camminare!
Ricordo perfettamente anche il titolo dell'albo, scritto da Tiziano Sclavi, oh se lo ricordo! Si intitolava "Il passaggio segreto", e concludeva la vicenda del "Fantasma dell'opera" che, a mio avviso, metteva in scena una delle più belle storie del pilota (non a caso l'intera vicenda è stata ristampata in volume recentemente proprio dalla Sergio Bonelli Editore).
L'intera avventura era stata disegnata da Roberto Diso, e a un certo punto della storia, una delle protagoniste, la cantante lirica Maria Arghidas, andava al cimitero per trovare il suo antico amore ritenuto morto.
Beh, noi tutti abbiamo nella vita una canzone, un film, un libro che abbiamo letto in età di formazione e che finiamo per portarci appresso tutta la vita; per chi, come me, ha la presunzione di fare narrativa, oltretutto, questi capisaldi finiscono per formare una sorta di secondo DNA che ci accompagnerà in ogni scelta, in tutte le decisioni che prenderemo, fino alla fine.
Mi era accaduto con la vicenda magistralmente disegnata da Gallieno Ferri per "Zagor", allorché lo Spirito con la Scure attende nella camera di Albert Parkman che il vampiro si faccia vivo, assieme a un terrorizzato Cico (dall'avventura intitolata proprio "Zagor contro il vampiro"), vedere per credere la porta finestra che si spalanca, la natura che azzittisce improvvisamente e il non morto che entra finalmente in scena portando con sé un sinistro baluginio di foglie secche sbattute dal vento! E mi ricapitò, prepotentemente, appena vidi, folgorato, la bellissima e biondissima Maria che se ne andava, tutta fasciata nel suo completo a lutto, molto attillato, e languidamente fornita di lingerie nera, che lasciava intravedere la riga nera delle calze, dal cimitero ne "Il passaggio segreto". Quella camminata sexy, la situazione che tutto era meno che pruriginosa, abbinata al carattere controverso della primadonna, furono una di quelle cose che mi spinsero inesorabilmente verso il disegno e la realizzazione di storie a fumetti, che ancora oggi porto avanti con alterne fortune.
Di Roberto Diso, che ho avuto il piacere di frequentare un paio di volte, ho già scritto in altri post di questo blog, ma che io lo ritenga ancora oggi un artista piuttosto sottostimato lasciatemelo ribadire!

P. s.
Sono debitore di queste 2 storie, l'ho ribadito in diverse circostanze, e cerco sempre di tenerlo bene a mente, osservando quasi quotidianamente le tavole originali delle vicende narrate, compresa la "famosa" camminata della Arghidas, che abbelliscono da anni le pareti del mio studio!

"Zagor" e "Mister No" sono personaggi della Sergio Bonelli Editore. Tutti i diritti riservati.


lunedì 20 febbraio 2017

Scls Magazine n°13

Amici, nell'ultimo numero della rivista "Scls Magazine Gold", presentato lo scorso sabato a Lucca (se non erro), c'è anche un mio lungo articolo che prende in esame, speriamo senza troppi errori, l'ultima trasferta zagoriana, avvenuta qualche anno or sono.
Vi lascio le info per richiederne l'acquisto.
Scrivete pure alla mail qui sotto o alla loro pagina ufficiale.
sclsmagazine@gmail.com
Grazie e perdonate la pubblicità.

"Zagor" è un personaggio della Sergio Bonelli Editore.

sabato 18 febbraio 2017

Una persona solitamente normale.

Una persona mediamente normale non si occupa di fumetti tutto il giorno senza che essa sia la sua principale fonte di sostentamento. Anzi, diciamola tutta: senza minimamente che essa abbia neppure una piccola entrata, che permetta almeno di recuperare qualcosa di quello che si è speso per i materiali.
Già questo, capirete, allontana inesorabilmente dal concetto di "persona normale", qualunque cosa questo significhi.
C'é di più. Molto di più.
La percezione di un raro esemplare di questo tipo d'uomo è diversa dalle altre. Vive in modo differente. Ha un'altra sensibilità, non so se mi spiego. La realtà è piegata al suo bisogno.
Prendiamo uno a caso.
Me.
Io scrivo, disegno e realizzo le storie a fumetti di un personaggio, "Ironsword", ormai da 28 anni.
I miei fumetti sono sempre stati gratis.
Faccio tutto da me: scrivo una sceneggiatura, la disegno, la ripasso al computer, la riguardo, la correggo, la mando in stampa, la faccio leggere.
3/4 albi l'anno, tutti gli anni. Sempre.
Per farlo, naturalmente, devo avere un blocco di storie già pronte da disegnare, altrimenti sono guai. Puoi avere un ripensamento, un periodo di malattia, un impedimento tecnico, un periodo di blocco creativo; qualunque cosa che ti faccia scartare la storia da realizzare a discapito di un'altra deve prevederne una di riserva. Suona male ma è molto semplice.
Già prima di mandare in stampa un numero 1 di tot serie, per capirci, alle spalle il suo autore avrà pianificato almeno, e dico almeno, un anno di storie: soggetti, sceneggiature, progetto di serie etc.
Anche per un piccolo fumetto come "Ironsword".
In mezzo a tanta attività, si presume, vi siano boccate d'ossigeno, oasi di pace in cui andare a giocare a tennis, al cinema e al teatro, a far l'amore con la propria donna (o uomo, quel che vi pare).
Ogni attività lo prevede, persino se siete presidenti degli Stati Uniti.
E invece no.
L'autore di fumetti seriali vive la propria condizione come una simpatica e affascinante tortura.
Ogni parola udita, ogni musica e ogni stimolo verrà processato e immagazzinato in un angolo appositamente stimolato del vostro cervello, atto a tornare utile quando ne avrete bisogno.
Sempre, in ogni occasione. Tutto sarà processato e metabolizzato per la vostra creatività.
Guardarete un film ed esclamerete, sul finale: “Io avrei fatto diversamente! Non sarebbe finito così o così!" ecco: inconsciamente avete già buttato giù il soggetto di una storia.
Fatelo internamente o verrete tacciati di pazzia. Chissà perché.
Un nome esotico ve lo appunterete per usarlo in periodi di crisi, così come un dialogo carpito in un bar o in spiaggia, persino l'insegna di un'osteria potrebbe tornare utile.
Tutto farà brodo.
Io giro con un'agenda Moleskine nella borsa, ci segno e traccio pensieri, linee apparentemente insignificanti, concetti, idee, brevissimi appunti. Ne ho un'altra, sul comodino accanto al letto, perché anche di notte, magari dopo un sogno, può capitare di averne bisogno. E' piena di segni e di bozzetti.
Sempre.
Sono diventato una specie di spugna che ingloba tutto ciò che trova interessante vivendo.
L'altra sera, sul divano, stavo guardando un'orrenda commedia francese con protagonista Christopher Lee: avevo l'espressione sbilenca di un poveraccio seduto nella sala d'aspetto di un dentista, avete presente?
Poi, d'improvviso, la folgorazione! Ecco sbucare un'attrice dal volto interessantissimo, il taglio di capelli fantastico e un sorriso folgorante. Ho preso immediatamente l'iPad e ho fotografato lo schermo.
L'attrice è finita immediatamente nel mio archivio personale, immagazzinato nella memoria del tablet: là dentro ho circa 3000 immagini.
Case, alberi, panorami, persone, animali, armi, vestiari, oggetti, posizioni, ritratti.
Neppure vivendo 3 vite riuscirei a "utilizzarle" tutte, ma divenendo fumettisti seriali, voi avrete bisogno di quell'archivio. Voi non potrete più fare a meno di quell'archivio.
Per la vita vera, altro concetto su cui possiamo discutere finché volete, c'è sempre tempo.
Tra un'ispirazione e l'altra, magari. Forse.


mercoledì 15 febbraio 2017

Umberto Lenzi al "Godot" di Avellino.

Umberto Lenzi, uno dei migliori registi italiani (autore di alcune pellicole, per esempio, che io amo molto: "Roma a mano armata", "Il cinico, l'infame, il violento", "Napoli violenta"), sarà ospite ad Avellino, in un evento organizzato dal mio amico Paolo Spagnuolo, già autore del bellissimo volume monografico proprio dedicato al capolavoro "Napoli violenta", di cui ho ampiamente parlato in questo blog, presso il Godot Art Bistrot, nel capoluogo dell'omonima provincia campana.
L'incontro ( di due giorni: 19 e 20 febbraio) vedrà la proiezione di alcuni film dell'autore toscano, la presentazione della biografia del regista, dal titolo "Una vita per il cinema, l'avventurosa storia di Umberto Lenzi regista" (La Bancarella editore) e, ovviamente, l'incontro con Lenzi stesso.
 Avendo già partecipato a eventi di questo tipo, posso dire che non rimarrete delusi: Paolo è un vero esperto del settore, e Lenzi rende sempre interessanti e divertenti gli incontri con il pubblico.
Fossi in voi, non mancherei!
Lascio il link all'evento condiviso su Facebook, dove troverete tutti i dettagli delle serate:
Per comodità d'uso, copio e incollo anche il comunicato stampa:

UMBERTO LENZI, DUE GIORNI AD AVELLINO NEL SEGNO DEL CINEMA CULT E DEL GIALLO LETTERARIO
Il regista toscano Umberto Lenzi (classe 1931), vero eroe del nostro cinema di genere degli anni 60 e 70, sarà protagonista di persona in una clamorosa due giorni ad Avellino dedicata al cinema e alla letteratura: domenica 19 e lunedì 20 febbraio  - ingresso libero - presso il Godot Art Bistrot in via Mazas, 13/15.
Riconosciuto come un Maestro da molti illustri colleghi contemporanei (incluso Quentin Tarantino e Joe Dante)  – con oltre 60 pellicole al suo attivo – Lenzi ha letteralmente gremito le sale cinematografiche di tutto il mondo per oltre tre decenni, spaziando tra tutti i generi cinematografici e diventando una vera leggenda vivente. Sul set ha diretto attori del calibro di Henry Fonda, John Huston, Carroll Baker (l’alternativa americana a Marilyn Monroe), Jean Louis Trintignant, Ornella Muti, Giuliano Gemma e John Saxon (solo per citarne alcuni).
È stato il fautore del rilancio della carriera di un attore icona come Tomas Milian.  Non tutti lo sanno ma il personaggio di ‘Er Monnezza’ è nato da una sua idea (assemblata insieme allo sceneggiatore Dardano Sacchetti). Re assoluto del poliziesco/poliziottesco all’italiana, il regista e sceneggiatore di Massa Marittima durante queste due serate ci racconterà - insieme al critico e studioso irpino Paolo Spagnuolo che ha organizzato l’incontro in collaborazione con il Godot - una parte importante di quel cinema che ha dato lustro e visibilità all’Italia nel mondo.
L’evento si svolgerà come segue: domenica 19 febbraio (ore 20), presentazione della biografia “Una vita per il cinema. L’avventurosa storia di Umberto Lenzi regista” (2016, Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni; La Bancarella editore); lunedì 20 febbraio (ore 20), presentazione del romanzo giallo “Si muore solo due volte” (2016, Umberto Lenzi; Golem Edizioni). In entrambe le serate, al termine delle presentazioni dei volumi, saranno proiettati dei filmati inerenti la carriera del regista.

Filmografia parziale consigliata: Le avventure di Mary Read (1961), Sandokan, la tigre di Mompracem (1963), La montagna di luce (1964), Orgasmo (1969), Paranoia (1970),  Milano odia: la polizia non può sparare (1974), Gatti rossi in un labirinto di vetro (1974), Roma a mano armata (1976), Napoli violenta (1976), Contro 4 bandiere (1979), Incubo sulla città contaminata (1980) e Cannibal Ferox (1981).