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giovedì 26 aprile 2018

Narni Comics & Games 2018

Ciao, annuncio! Sabato 8 e domenica 9 settembre 2018 sarò ospite presso la manifestazione umbra "Narni Comics & Games" che si terrà presso l'omonima cittadina in provincia di Terni! Troverete ristampati tutti i miei romanzi, anche i più vecchi, oltre a un paio di sorprese che è ancora presto svelare!
Restate sintonizzati.
https://www.facebook.com/narnicomicsandgames/photos/rpp.1479880538955125/2077427372533769/?type=3&theater

giovedì 15 febbraio 2018

Lassù, a Villa Fiorelli.

Dalla casa in cui sono nato fino Villa Fiorelli, nome derivante dai conti Fiorelli, che ne possedevano la proprietà fino a due secoli or sono, la distanza era di un paio di minuti a piedi.
Se ve la foste fatta di corsa pochissimi secondi.
Mia madre e mia nonna mi ci portarono nel passeggino, subito dopo essere venuto al mondo, e fino alla tarda adolescenza non trovavo niente di meglio, al mondo: c'era un piccolo bar, la pista per i pattini, un'altra abbandonata che quando pioveva ci potevi fare il bagno, su alla parte alta del piccolo parco, tre strisce di terra, sabbia e sassi su cui ne avevamo ricavato campi di calcio. Certo, dovevi stare in campana: quello più grande aveva un grosso albero che stava proprio piantato nel mezzo e un rincoglionito, una volta, inseguendo un pallone, ci aveva sbattuto contro rompendosi due denti davanti.
Non era roba per signorine, insomma. Poi, accanto ai cessi pubblici, il cui fetore avrebbe allontanato un maiale (non ci sono entrato mai, neppure per curiosità: mai una volta) stava il circolo bocciofilo, pieno di persone anziane che se gli finiva il pallone addosso te lo bucavano, il cui custode, Umberto, era mio zio, fratello di mia nonna paterna. Stava più ubriaco la mattina della sera. Però ti regalava la gazzosa fresca, quella in bottiglia di vetro che costava più di 100 lire al pezzo.
A me ha sempre trattato benissimo, fino alla fine dei suoi giorni, all'ospedale San Giovanni, a causa della cirrosi epatica. Che altro, sennò?
Là fuori stava una pomposa targa che ricordava come, un pomeriggio di altra epoca, i gloriosi Mille di Garibaldi avessero transitato per di lì, diretti alla Stazione Termini. Noi ragazzini non è che ci credessimo molto, per dire il vero, anzi: diciamo pure che sghignazzavamo pigliando la targa un pò per il culo! Chi vuoi che creda che Garibaldi, con tutti i posti di Roma in cui avrebbe potuto imbattersi, si fosse intrattenuto proprio in Villa Fiorelli! Diciamocelo, anche se noi gli volevamo bene: faceva un pò cacare, quella villa!
Era pieno di sassi, grossi come limoni, gli alberi erano spenti, trascurati; le staccionate disastrose che pareva il set dei Guerrieri della notte! Però, se eri fortunato, lì, in certi giorni d'estate, potevi andare alla Festa dell'Unità e sperare in un primo, castigatissimo bacio, o in un'amicizia che sarebbe durata in eterno.
Erano altri tempi.
Appena fuori stava un villino signorile, con la piscina in cima (che avevamo scoperto spiando dalla terrazza del mio palazzo), e che sembrava atterrato là da un altro sistema spaziale. Era troppo bello! Chi poteva mai abitarci, i nobili Fiorelli, ritirati a vita privata? No.
Ci stavano le mignotte. Due o tre, che accoglievano i clienti a frotte di 5 o 6, che mica c'era ancora, la crisi.
Quando lo abbiamo saputo abbiamo cominciato a tempestarle di sassate alle finestre, di suonate sguaiate al portoncino di ingresso, di scherzi inutili e dannosi.
La tregua venne firmata il giorno in cui, stufe di inseguirci o gettarci cose dalle finestre, cominciarono a mostrarci fugacemente qualche coscia o qualche tetta dai pertugi, calmando così i nostri schioppettanti ormoni.
Oh, non era mica tutto bello, eh! Le botte! Quante ne ho prese! Una volta litigai con un ragazzino per non ricordo più quale motivo e all'appuntamento per risolvere la questione, diciamo, in maniera maschia, si presentò con un amico.
Tornai a casa che avevo la schiena piena di lividi, e non potevo poggiarla sullo schienale della sedia o del divano. Quando quella poveretta di mia madre lo scoprii per poco non le venne un infarto: morale della favola, pure in punizione, mi misero!
Poi la droga: l'eroina, quanta ne girava. E i coltelli!
Alla faccia di chi dice che oggi è tutto terribile, tutto violento; alle volte giocavamo accanto a uno che pareva addormentato sotto le frasche, ma che in realtà era morto di overdose. Mettevamo il pallone sottobraccio aspettando che la polizia lo portasse via, quindi ricominciavamo. Col sole, la pioggia, anche quando spengevano i lampioni. Qualcuno lo arrestavano, finiva ai servizi sociali e lo rivedevamo dopo mesi, ma non aveva imparato un cazzo.
Oppure non lo rivedevamo più.
Come il Cipolla, che uccise una povera vecchia colpendola alle tempie con un pallone.
Talvolta, dopo aver fatto a pugni, per evitare di tornare a casa e buscare il resto, mi rifugiavo a casa di mia nonna, che abitava sulla via del ritorno, ma appena mi vedeva con un occhio pesto o il sangue che colava dal naso sveniva, la poveretta.
Alcune case si affacciano sul parco, e gli abitanti non erano troppo felici di sentirci starnazzare giorno e notte in quelle buie vie: talvolta chiamavano i vigili, altre imbracciavano un crick e uscivano per darci una lezione. Lo sa bene Christian il tedesco (che era nato a Roma ma sua mamma era di Monaco, e parlava perfettamente 3 lingue: oggi insegna fisica nucleare in Svizzera).
Mi sono trasferito nel 2005 ma tornato nel 2015, di nuovo vicino a Villa Fiorelli.
Mi capita di passarci. Queste foto le ho scattate ieri: il bar non c'è più, il circolo bocciofilo "Fiorelli" è in totale abbandono, in tutto il parco, sia d'inverno che d'estate, ci sono 3/4 persone in tutto che ci portano i cani o fanno footing. La targa di Garibaldi l'hanno tolta per pudore.
Nessun bambino finisce più sotto le ruote di un'auto o picchiato da qualche condomine indispettito.
Non si fa più l'amore dietro gli alberi più robusti.
Hanno rifatto le strade, i recinti, messo persino un cancello.
Ma Villa Fiorelli non c'è più, sembra incantata, abbandonata. A che serve la bellezza se nessuno la coglie?
A cosa serve rivestire con tanta cura un morto?
Chissà dove custodisce ancora i miei singhiozzi infantili, le risate volgari, la puzza della prima sigaretta in bocca a un amico, la frase "per sempre" di qualcuna che non avresti più rivisto, e la chiamata cristallina dei cari che ti cercano perché sei sparito da ore?
Lassù, da qualche parte.
Io ne sono certo.

mercoledì 7 febbraio 2018

Zagor, messaggi di morte. E d'amore.

A casa mia ci sono sketch, commission, tavole originali provenienti da ogni parte del mondo… poi c’è questa.
Gallieno Ferri, tavola 11 dalla storia intitolata “Messaggi di morte”, conosciuta ai più come la saga della “marcia della disperazione”, forse la più amata tra le avventure dello Spirito con la Scure.
Zagor e Cico giungono all’accampamento della carovana del barone Von Swieten che, guidato da un incauto (e disonesto) avventuriero, si è addentrata nelle terre degli indiani kiowa, per nulla disposti a mandar giù l’invasione.
I puristi, i collezionisti più incalliti staranno già saltando sulla sedia, obiettando sul fatto che non si tratta di una tavola cruciale, bensì “minore”: non vi appare Frida, “Memphis” Joe, Winter Snake e neppure il violinista Klein, tra i tanti protagonisti di questa indimenticabile vicenda uscita negli anni ’70.
È vero, tutto vero. 
Nonostante ciò, per me, rimane qualcosa che è bello possedere: senza questa storia (di Nolitta / Ferri), unitamente a quella che vede l’eroe di Darkwood battersi contro il vampiro (1972), io non avrei mai fatto fumetti, non sarei stato (in parte, ovvio) ciò che sono ora.
L’arrivo di Zagor al campo dei nobili europei sarà pure una tavola “minore” per la logica e i prezzi del mercato, ma rappresenta ancora oggi l’entrata in un mondo visto con gli occhi di un bambino, fatto di gesti epici, eroici e drammatici; una storia che mi avvince e mi commuove sempre.
L’arrivo di Zagor al campo dei condannati rappresenta il mio ingresso nel mondo dei fumetti, dell’immaginazione e della fantasia.

E che Dio sia ringraziato, per questo. 

domenica 14 gennaio 2018

"I Bonelli": piccole soddisfazioni personali.

Del volume (sarebbe giusto dire “tomo”) della Sergio Bonelli Editore, presentato allo scorso salone del fumetto di Lucca vi ho parlato ieri.
È una sorta di enciclopedia bonelliana, non saprei come altro definirlo: curato da Gianni Bono, il gigante cartaceo racconta, con dovizia di particolari, foto e aneddoti, la storia della più grande casa editrice di fumetti in Italia, dalla sua fondazione a oggi. 
Ecco che, dando una rapida sfogliata al volume, nel paragrafo relativo a Zagor, uno dei più vecchi e popolari personaggi da loro ideati e tuttora condotto in edicola, compare un libro proprio dedicato allo Spirito con la Scure cui ho collaborato tempo addietro: “Zagortenayde”! 
Un bel riconoscimento per chi, come me, e l’ho scritto diverse volte, come autore gioca un pò in serie C. 
Le gratifiche e le soddisfazioni non sono all’ordine del giorno.

Questa è una di quelle!

martedì 2 gennaio 2018

Riflessioni di un vecchio, povero indie.

Col passar degli anni ho sempre più avvertito l’allontanamento dalla cinematografia, la letteratura e la musica ufficiale, se così vogliamo chiamarla.
Oasi felice, per un certo periodo di tempo, le fiction: Romanzo criminale, E.R., The shield, My name is earl, 1992, Spartacus, Il trono di spade… mi hanno divertito, affascinato, talvolta emozionato.
Poi il solito mare ingrossato delle produzioni ha finito per farmi smettere anche con quelle, ultima l’agghiacciante (in senso negativo) settima stagione di The walking dead. 
Oggi seguo solamente una serie tv. 
Ciò, naturalmente, non ha spento la mia voglia di lettura e di fantasia, facendomi sempre più rivolgere al misconosciuto sottosuolo delle opere indipendenti: libri, musica, film.
Se avete pazienza e sapete cercare bene potrete lustrarvi gli occhi (e le orecchie) con roba che non troverete mai sui canali di distribuzione ufficiali.
È curioso, dopotutto, visto che io stesso, e da tempo, sono un autore indipendente (da ora in poi “indie”, che fa più fico); non ci avevo mai pensato, perché odio le etichette e gli scompartimenti a ogni costo.
Nel mare magnum degli indie ho trovato roba scadente, medio(cre) e ottima. Talvolta eccellente. 
Vale la pena scavare e rischiare anche di leggere qualche nefandezza.
D’altronde l’indie è affascinante per natura: non vive, non campa grazie alle sue opere, alle sue creazioni, e quindi può permettersi di restare in silenzio mentre tutto attorno vi sono grida e starnazzamenti da cortile, evitando di grufolare insieme ad affermatissimi autori che non hanno più niente da dire da almeno 20 anni ma sono costretti a tirare avanti comunque il carrozzone che si portano appresso.
I nomi fateli voi, sono certo ne conosciate almeno una mezza dozzina, ai quali avrete donato molto denaro. 
Non tutto è oro quello che luccica, ovviamente, e sovente da questo magma indie la critica benestante ne tira fuori uno o due, è successo anche recentemente, di solito i peggiori, per darli in pasto al pubblico di serie A; assai probabilmente fenomeni temporanei che l’oblio accoglierà a braccia aperte.
Il resto, il fermento basico e romantico di questo fenomeno, resta intonso e continua a macinare.
Un autore indie potrebbe benissimo avere la faccia sofferta e dannata di Lon Chaney jr., avete presente quando fa Talbot, il lupo mannaro dei film Universal?
Potere e dannazione. Alle volte ti piace, alle volte vorresti essere nato senza creatività. 
Io sono così: qualche volta mi compiaccio di ciò che riesco a immaginare, sovente mi dispero.
In fondo me ne fotto di eventuali blocchi da scrittore (che non ho mai avuto): non ho editori che mi soffino sul collo, fan agguerriti stile Annie Wilkes che pretendono di ragionare per te, e mucchi di segretari, correttori di bozze e uffici stampa che vogliono qualcosa pure loro per lavorare.
Niente di tutto questo.
Ah, non ho neppure i soldi, ma quei pochi che ti arrivano sono benedetti dal Signore: sono tuoi, giungono dal tuo (eventuale) estro senza passare per intermediari. 
Personalmente parlando non sono mai stato molto prolifico. Non fossi stato indie avrei passato i miei guai! Di media scrivo un libro ogni 3/4 anni. Ma in passato ne sono trascorsi anche di più.
Non inseguo idee, non mi struggo alla mancanza di una trama.
Aspetto. E assorbo.
Mi sa che è la prima dote di un autore. 
Quando poi credo di avere finalmente l’idea giusta (ispirazione? Mah!) allora incomincio. 

Se questa idea, questo spunto o ispirazione, chiamatelo un pò come vi pare, non dovesse giungere più, pazienza! Se arriva ne sarò felice, altrimenti vorrà dire che non avrò più niente da dire.  

domenica 31 dicembre 2017

Notte di San Silvestro.

Oh, lo so.
So bene ciò che qualcuno di voi sta pensando: ho già postato foto del mio studio, da ogni angolazione, etc.
Solo che questa non è l’ennesima fotografia del mio studio.
Questo è il mio cenone di San Silvestro: c’è il tavolo, gli ingredienti per tante ricette, vi sono persino gli invitati. E sono tutti graditi poiché li ho inventati io.
Da qualche anno la mia già scarsa propensione alla socializzazione è andata peggiorando, specie sotto le Feste, e i miei ultimi veglioni, tanti veglioni, li ho passati, felicemente, qui. 
Non credo vi sia molto altro da aggiungere. 
Mi è capitato tante volte, in passato, di partecipare a serate il cui unico scopo era quello di darmela a gambe il più in fretta possibile.
Che senso ha? 
Ecco, io spero vivacemente che nessuno di voi, stanotte, sia costretto a sorridere a salve, a brindare con dei perfetti sconosciuti che non vi daranno nulla, a baciare dei totali imbecilli.
Non c’è niente di peggio del dover essere felici a ogni costo, e simulare questa felicità, per impostazioni socio culturali.
Il 2017, ferito e sanguinante, è stato un anno che mi ha portato quello che speravo? E a voi?
No, credo di no.
Ho ricevuto bocciature ustionanti e qualche perdita.
È la vita.
Sono ancora qui, nuovamente qui. E se l’anno vecchio non mi ha portato chissà quali, entusiasmanti novità, è vero anche che nulla di ciò che temevo si è avverato. 
Assai probabilmente si vive nel mezzo del guado tra ciò che maggiormente sogniamo e quel che temiamo di più.
Forza!
Un abbraccio a chi ha ricevuto solo dolore, come il mio amico Edym, e una pacca sulle spalle a chi subirà orrendi veglioni, magari a pagamento.  
Io sarò qui.
Come gli anni scorsi e, spero, quelli futuri.
Perché è esattamente il posto in cui voglio stare.
Al resto penserò domani.
Auguri, amici, che possiate ricevere ciò che più desiderate.
Nei limiti imposti dalla Legge, s’intende!


Francesco L. P. (per l’ultima volta) 017